COMITATO DI DIFESA
CCR – ISPRA
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PROMEMORIA PER I DELEGATI
DEL C.D. INVIATI PRESSO
I RAPPRESENTANTI POLITICI
Nel periodo di ansiosa crisi che ha preceduto
il Consiglio dei Ministri della Comunità del 21 dicembre 1968, il personale di
Ispra d'accordo con quello degli altri Stabilimenti del Centro Comune di
Ricerche dell'EURATOM (Petten, Karlsruhe, Geel) aveva preso posizione mediante
un documento che viene allegato.
La visione e le proposte del personale per il
proprio avvenire restano in generale quelle espresse in quel documento.
I fatti nuovi verificatisi con la decisione
del Consiglio dei Ministri del 21.12.68, cioè l'accordo su programmi per il 50%
comuni e per il 50% complementari per il '69, il rilancio dei lavori del Gruppo
Marechal, l'impegno a fissare programmi pluriannuali entro il 30.6.69, le
discordanze fra il bilancio proposto dalla Commissione in gennaio e lo spirito
delle decisioni del Consiglio in dicembre, sollecitano alcune precisazioni da
parte del personale ed un'attenzione maggiore degli organi politici.
Queste precisazioni riguardano:
- Le cause della crisi che perdura
- Le ragioni di esistenza del Centro Comune
- Le proposte di soluzione a questa crisi
- I provvedimenti immediati.
La crisi del Centro Comune, parte della crisi
generale dell'EURATOM, è una manifestazione sia della crisi nucleare europea, sia
della crisi più generale che ha investito od investe tutti gli organismi di
ricerca plurinazionale (Eldo, ESRO, ecc....). Crisi paradossale se si pensa che
è contemporanea ad una unanimità verbale nell'affermare la necessità di una
comunità tecnologica.
La crisi nucleare europea corrisponde alla
scoperta che l'Europa ha speso nel campo nucleare molto, quasi quanto gli Usa,
senza ottenere risultati significativi.
In questa crisi si inquadrano tra l'altro le
difficoltà di organismi nazionali quali il C.E.A. ed il C.N.E.N..
La crisi degli organismi multinazionali di
ricerca trae origini invece da diversi fattori politici, industriali, di
rapporto ricerca-sviluppo economico, difficili da ricondurre ad un unico
denominatore anche se il risultato sembra essere unico.
A noi preme, a proposito della crisi
specifica del Centro Comune dell'EURATOM far notare tre fattori specifici:
-
Non aver distinto le funzioni diverse esercitate dall'EURATOM come
organismo regolatore e coordinatore di attività nazionali (normativa, attività
indiretta) e come organismo realizzatore in proprio (attività dirette del
Centro Comune).
-
La crisi di coordinamento (inevitabile in mancanza di poteri adeguati)
ha coinvolto le attività proprie. Certe teorie come quella del giusto ritorno
non sono applicabili al Centro Comune.
-
Aver scelto, per le attività proprie, obiettivi paralleli e, oltre una
certa soglia, in competizione con obiettivi nazionali (Progetto ORGEL).
-
Non aver riflettuto in tempo alla necessità che a funzioni diverse
devono corrispondere strutture organizzative diverse.
Un centro comune ed in generale
plurinazionale deve avere una ragione specifica di esistenza. Senza il
riconoscimento di questa "ragione sociale" non sarà possibile
sceglierne i programmi ed assicurarne la vita.
Nei punti 1. e 2. del documento allegato
abbiamo messo in evidenza alcune nostre convinzioni circa il significato
politico, sociale e tecnico del Centro Comune.
Abbiamo insistito sul significato di prototipo
di comunità integrata e sulle sue potenzialità come crocevia di esperienze,
mentalità, discipline, cioè come strumento di unificazione.
Questo significato deve essere valorizzato da
programmi adeguati. Tale significato, per non essere reso evanescente, esige un
minimo di dimensioni: le dimensioni attuali di Ispra sono sulla soglia critica
perché questo significato permanga. Per questo ci opponiamo a qualsiasi
riduzione.
Le affermazioni del punto precedente non vogliono
essere espressioni sentimentali. Desideriamo un centro efficiente. Ci troviamo
di fronte a problemi a breve e medio termine.
A breve termine, la Commissione ci ha chiesto
di stabilire i programmi pluriannuali. Essi dovranno essere fissati entro il 10
marzo. Da anni subiamo richieste di improvvisazione senza il supporto di organi
previsionali adeguati. Lo sforzo di elaborazione di un programma è tuttavia in
corso e le linee relative sono date nell'allegato.
Chiediamo però che i programmi siano fissati
con un meccanismo che renda possibile una flessibilità, che permetta un
controllo efficace ed un eventuale adeguamento in corso di esecuzione. A medio
termine, cioè prima dell'avvio dei programmi pluriannuali, riteniamo
indispensabile una ristrutturazione. Le linee fissate nel documento di dicembre
ci sembrano sempre valide. Attiriamo, in particolare, l'attenzione sull'urgenza
della necessità di una adeguata decentralizzazione. Qualsiasi soluzione
richiede però un'attenzione più intensa di tutti gli organi politici.
Nell'immediata fase di formulazione dei
programmi, è necessario che i governi indichino degli interlocutori ufficiosi
(se non ufficiali).
Di comune accordo si dovranno stabilire i
contatti necessari con esperti nazionali e con industrie, di comune accordo si
elaboreranno i testi dei programmi in modo da evitare che le difficoltà nascano
poi in Consiglio dei Ministri. Proponiamo inoltre che ogni Gruppo Parlamentare
designi dei "corrispondenti" per il problema della ricerca europea in
modo che le informazioni siano facilitate e lo scambio di vedute più frequente
ed efficace.
CD 8/69