PROSPETTIVE PER
UN’AREA DI RICERCA AD ISPRA
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1.
Il Centro Comunitario di Ispra come polo di attrazione per una
attività nazionale di ricerca fondamentale ed applicata |
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2.
Le aree di ricerca |
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3.
Ispra come area di ricerca. -
Le infrastrutture logistiche -
Le infrastrutture scientifiche -
Le competenze |
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4.
I possibili partecipanti all’area di ricerca di Ispra |
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1. IL CENTRO COMUNITARIO DI ISPRA COME POLO DI
ATTRAZIONE PER UNA ATTIVITA’ NAZIONALE DI RICERCA FONDAMENTALE ED APPLICATA
Il Centro nucleare di Ispra, nato come Centro
nazionale e divenuto per volontà italiana Centro Comunitario, ha attualmente
una vocazione europea che non deve in alcun modo diminuire.
Tale vocazione europea però non esclude un
maggiore avvicinamento del Centro all’ambiente circostante, cioè una sua
maggiore integrazione con interessi nazionali e regionali.
E’ indubbio che il mondo universitario e
quello industriale nazionale possono entrambi trarre notevoli vantaggi dal
dialogo con un Centro di ricerca comunitario di tali dimensioni.
Questo è stato ben compreso dagli altri paesi
della Comunità Europea, che hanno creato intorno ai centri comunitari delle
strutture nazionali di ricerca ed industrie adeguate, in grado di sfruttare
direttamente ed immediatamente i risultati ottenuti dalla ricerca comunitaria.
Esemplare sotto questo profilo il complesso tedesco di Karlsruhe, dove intorno
agli impianti dell’istituto comunitario dei transuranici, che si occupa delle
ricerche sul combustibile per i reattori veloci, si sono insediate tutte le
industrie nucleari tedesche impegnate negli stessi problemi (vedi Corriere
della Sera, 20 ottobre 1969).
Il Centro Comunitario di Ispra (di gran lunga
il più grande di tutti i Centri Comunitari) è rimasto invece, per la mancanza
di una politica nazionale adeguata, completamente isolato, salvo un modesto
“fall-out” tecnologico verso piccole e medie industrie legate al Centro da
contratti di fornitura o prestazione di servizio.
Tale “fall-out” tecnologico, potrebbe invece
assumere dimensioni ben più ampie. Le competenze sviluppate nel Centro sono
infatti molto considerevoli in vari campi (vedi paragrafo 3) di immediato
interesse nazionale e regionale.
E’ indubbio che lo sfruttamento di queste
competenze deve essere pianificato, strutturato e programmato in modo adatto,
per ottenere i migliori risultati.
Esistono al riguardo numerosi modelli, che
possono essere studiati ed adattati al caso particolare.
2. LE AREE DI RICERCA
Le aree di ricerca, o città della scienza,
sono aree opportunamente scelte ed attrezzate dal punto di vista urbanistico ed
infrastrutturale, al fine di costituire la sede più adatta ed efficiente di un
certo numero di istituzioni di ricerca scientifica.
Le ragioni di istituzione delle “città della
scienza”, ed i criteri sulla loro formazione e sviluppo sono stati studiati
dalla Commissione per lo studio dei problemi concernenti la ricerca scientifica
nel comprensorio milanese, sul modello dei numerosi “research parks” americani.
I risultati sono stati esposti in un recente rapporto (“Relazione conclusiva
sull’area di ricerca di Milano, gennaio 1969”).
- Ragioni di istituzione delle “città della
scienza”
Le “città della scienza” nascono dalla somma
delle esigenze intellettuali e tecniche di concentrare in una stessa area, in
posizione urbanisticametne opportuna, con infrastrutture comuni specializzate,
istituzioni di ricerca scientifica, a soddisfacimenti delle esigenze qui di
seguito descritte:
- Esigenze intellettuali
Sono ovvie le opportunità
che i ricercatori aumentino i rapporti interdisciplinari, in maniera da
combattere quelle forze centrifughe che portano ciascun gruppo specialistico di
ricercatori a specializzarsi sempre più in un settore sempre più delimitato,
crearsi un proprio gergo particolare, chiudersi in una “torre di avorio”,
perdendo di vista gli sviluppi scientifici sia nell’ambito delle discipline
parallele, che persino nelle proprie. I rapporti intellettuali tra i
ricercatori sono di importanza indiscutibile, ed è indiscutibile la necessità
che essi vengano stimolati e facilitati il più possibile. Nelle “città della
scienza” i ricercatori utilizzano le stesse biblioteche e le stesse mense, si
ritrovano tra loro nei locali di uso comune, e le visite ai reciproci
laboratori ed in conclusione i loro scambi intellettuali sono favoriti al
massimo.
- Ragioni infrastrutturali
Altre importanti ragioni per
concentrare in una unica località un certo numero di Istituti di ricerca
scientifica sono di evidente carattere logistico: è ovvia l’opportunità
tecnica ed economica di costituire, gestire ed utilizzare in comune talune
infrastrutture come:
. Centri di convegni e di conferenze,
attrezzati di aule di varie dimensioni con tutte le necessarie attrezzature
didattiche per lo svolgimento di attività, di convegni e simposi nazionali ed
internazionali, conferenze, seminari e lezioni delle varie dimensioni
prevedibili in base alle esigenze dei vari organi di ricerca.
. Biblioteche: che si avviano ormai a
divenire sempre più complessi centri di documentazione, veri e propri organismi
di deposito, ricerca, ritrovamento, trattamento e disseminazione delle
informazioni, con impiego di elaboratori elettronici, di microfilm con annessi
centri di fotoriproduzione ed eventualmente centri stampa.
. I centri di calcolo: dotati di
calcolatori elettronici ed equipaggiati con personale specializzato nella
programmazione dei problemi specifici, nonché di personale particolarmente
competente nei vari settori delle applicazioni del calcolo.
. Apparecchiature ed infrastrutture pesanti di
alto costo che possono essere usate in comune (reattori nucleari,
acceleratori di particelle, apparecchiature di risonanza magnetico-nucleare,
spettrofotometri all’infrarosso, spettrografi di massa, centrifughe per
simulazione di volo spaziale, camere magnetiche, ecc. ecc.).
. Officine specializzate di manutenzione,
di riparazione e costruzione d’apparechiature elettroniche ed elettromeccaniche.
Officine di carpenteria metallica, di falegnameria, di meccanica di precisione.
. Depositi e magazzini di materiali usati
per le ricerche (sostanze chimiche, reagenti, radioisotopi, vetrerie, piccole
attrezzature, ecc. ecc.).
. Allevamenti di animali da laboratorio, o
comunque tabulatori attrezzati per lo stoccaggio in grandi quantitativi.
. Servizi vari in comune: centro
traduzioni, servizio amministrativo, servizio manutenzione stabili e giardini,
servizio recapiti e spedizioni, ufficio postale, servizio fotografico, servizio
manutenzione macchine da ufficio, lavanderia camici, servizio antincendi e
vigilanza, garage, ambulatorio di pronto soccorso, centralino telefonico
centralizzato, centrale termica comune, cabina elettrica di trasformazione,
gruppo elettrogeno di emergenza, ecc. ecc.
. Attrezzature residenziali e sociali:
foresteria per borsisti e ricercatori italiani e stranieri, hotel, “colleges”, campi sportivi e palestre, mense, bar, sale di lettura, ecc.
Tutte queste infrastrutture, proporzionate
alle dimensioni dell’”area di ricerca” determinata, permettono da una parte una
vantaggiosa utilizzazione di mezzi e strutture il cui impianto e gestione
sarebbero in molti casi al di là delle possibilità di ciascuna istituzione, e
costituiscono inoltre la piattaforma naturale per gli scambi intellettuali,
culturali e sociali dei ricercatori. A prescindere dalle particolari
apparecchiature scientifiche ed infrastrutture tecniche pesanti, è ovvia la
convenienza economica ed organizzativa di gestire ed utilizzare in comune
il centro di attività didattiche (centro congressi) nonché la “residence”, le
mense, le biblioteche, i centri di calcolo, la centrale termica e tutti gli
altri servizi sopra accennati.
E’ ovvia infine l’utilità di poter disporre
nell’ambito di un’“area di ricerca” di un pronto approvvigionamento di tutti i
materiali necessari per lo svolgimento della ricerca, nonché dei servizi
specializzati (officine di riparazione e manutenzione, ecc.).
“ça va sans dire” che accanto ad un’area di
ricerca, e parallelamente alla sua evoluzione, si verifica lo sviluppo di zone
residenziali di buone caratteristiche dove alloggiano i ricercatori, il
personale tecnico e amministrativo e le loro famiglie. Questi quartieri devono
essere ovviamente dotati di tutte le appropriate infrastrutture urbanistiche
residenziali.
3. ISPRA COME AREA DI RICERCA
E’ sorprendente notare quanto i criteri e requisiti enunciati nel
progetto del Piano Intercomunale Milanese si adattino tutti quasi perfettamente
ad Ispra:
A) Le infrastrutture logistiche
a) terreno edificabile
Il C.C.R. confina in ogni
parte con un terreno boschivo pianeggiante o collinoso, adatto all’insediamento
di nuovi laboratori e non ancora bloccato da piano regolatore. La superficie
disponibile può essere stimata in 130 ettari.
b) collegamenti stradali
Il C.C.R. dista pochi
chilometri dalla superstrada Vergiate-Besozzo che immette sull’autostrada
Milano-Sesto Calende. Il tempo richiesto per arrivare a Milano è attualmente
dell’ordine di 40-50 minuti. Esiste già un progetto, elaborato nei minimi
dettagli, per collegare direttamente il C.C.R. alla Vergiate-Besozzo con un
rettifilo di circa 4 km., che eliminerebbe i residui problemi di traffico
locale.
c) collegamenti ferroviari
Esiste uno scalo ferroviario
in loco (linea Novara-Luino). La possibilità di collegamento celere
Ispra-Milano è già stata studiata dal Compartimento FFSS di Milano. Sono
necessarie modifiche di importanza minore allo scalo di Sesto Calende. Il
percorso con automotrice richiederebbe 40-50 minuti.
d) rifornimento idrico adeguato, con acqua
potabile ad elevate caratteristiche di purezza
Il C.C.R. attinge la propria acqua dal Lago
Maggiore. La capacità attuale dell’impianto è di circa 3000 m3/ora,
di cui circa 1000 m3/ora potrebbero essere resi disponibili con
modifiche di minore importanza. Sono disponibili due reti di alimentazione
(acqua tecnica e acqua potabile). Sorgenti importanti sono state inoltre
trovate negli immediati dintorni del C.C.R.
e) Fognatura
Il C.C.R. ha un impianto di
fognatura tra i più moderni, con abbattimento chimico e abbattimento biologico,
e con un tasso di inquinamento residuo tra i più bassi. La potenzialità
dell’impianto è superiore all’uso attuale.
f) Rete elettrica
Il C.C.R. è servito da una linea ENEL da
40.000 Kw. I trasformatori attualmente installati forniscono 20.000 Kw, di cui
solo un terzo è attualmente utilizzato.
E’ previsto nella centrale
elettrica lo spazio per inserire trasformatori per altri 20.000 Kw.
g) Centrale termica
La centrale termica del C.C.R. fornisce 60
tonn/ora di acqua surriscaldata a 130°C, di cui 2/3 sono attualmente
utilizzati. E’ possibile potenziare l’impianto senza modifiche importanti fino
a un totale di 120 tonn/ora.
h) Servizi vari
Il C.C.R. è dotato degli essenziali servizi
di sicurezza e igiene del lavoro (centro medico ocn laboratori di tossicologia,
radiotossicologia, analisi cliniche, vigili del fuoco, controllo di
contaminazione ambientale), sviluppati ad un livello notevole, data la
particolare natura del lavoro eseguito.
B) Le infrastrutture scientifiche
Il C.C.R. dispone di infrastrutture
scientifiche di primo ordine che possono costituire un valido polo di
attrazione anche per ricerche di tipo non-nucleare.
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Tempi e costi – Il centro calcolo è dotato di una IBM 360/65,
utilizzata sia per l’esecuzione di calcoli scientifici che per la gestione
aziendale. Essa è inoltre collegata a varie apparecchiature scientifiche poste
nel Centro, attraverso un moderno sistema di trasmissioni dati su cavo.
E’ possibile
pertanto l’esecuzione immediata di calcoli anche complessi necessari per il
controllo delle apparecchiature od utili per una migliore utilizzazione delle
stesse. Tutte queste funzioni possono essere estese ad utilizzatori esterni al
C.C.R..
- Le installazioni nucleari del Centro.
(reattori nucleari Ispra I, Eco, Essor, vari
acceleratori di particelle, celle calde per i trattamento di materiali
fortemente radioattivi, ecc.) costituiscono un complesso di prim’ordine, la cui
importanza nel campo delle ricerche nucleari è evidente.
E’ da sottolineare il fatto che anche attività
di tipo non-nucleare possono trarre immediati vantaggi dalla loro presenza.
Molte tecnologie nucleari (impiego di radiotraccianti, analisi per
radioattivazione, uso di radiazioni ionizzanti per radiografie industriali e
per modifiche di proprietà di materiali, radiosterizzazione, ecc.) hanno
infatti applicazione nei più svariati settori scientifici ed industriali. La
presenza in loco di utilizzatori ed esperti può favorire quella diffusione dei
metodi nucleari nell’indagine scientifica, tuttora piuttosto arretrata nel
nostro paese.
- I laboratori scientifici, pienamente
attrezzati, e che coprono uno spettro di competenze estremamente vario
(ingegneria, servomeccanismi e controlli, elettronica, chimica analitica,
biologia, ecc.), possono svolgere, oltre che una efficace collaborazione, anche
una opera di supporto tecnico (controllo materiali, analisi chimiche, ecc.) di
utilità enorme per laboratori vicini al C.C.R., senza che questo avvenga a
scapito degli scopi scientifici per i quali essi sono stati istituiti.
- L’officina meccanica, attrezzata ed
esperta nella lavorazione ad altissima precisione dei materiali più vari,
costituisce un complesso di importanza notevole per qualsiasi tecnologia
moderna. (Tempi e costi)
C) Le competenze
Oltre all’esistenza di apparecchiature
costose la cui utilità è evidente, Ispra dispone di un patrimonio meno
evidente, ma non meno valido, costituito dalle competenze acquisite dal personale
in dieci anni di lavoro. Questo patrimonio, opportunamente utilizzato
attraverso varie forme di collegamento e collaborazione, può essere anche più
vantaggioso del semplice sfruttamento di una infrastruttura scientifica comune.
Tra le competenze citiamo:
a) Ricerca su materiali speciali e loro
lavorazione
Esistono ad Ispra competenze molto vaste in
questo campo, che la piccola e media industria generalmente non può sviluppare
in proprio in modo adeguato per ragioni finanziarie.
b) Automazione e strumentazione
La ricerca nucleare richiede spesso una
strumentazione particolare, non disponibile commercialmente. Questo campo è
stato perciò particolarmente sviluppato. Spesso prototipi creati ad Ispra hanno
portato a valide realizzazioni industriali.
c) Sicurezza degli impianti industriali
La particolare pericolosità degli impianti
nucleari ha richiesto studi notevoli sulla sicurezza degli impianti, facilmente
estendibili dal campo nucleare a quello dell’industria tradizionale.
L’importanza e l’attualità di questo campo di lavoro non ha certo bisogno di
essere sottolineata.
d) Analisi dei sistemi
L’analisi matematica dei sistemi più
svariati è stata particolarmente sviluppata ad Ispra, anche per la
disponibilità “in loco” di un elaboratore elettronico di grandi dimensioni (IBM
360/65). Questo è un altro tipico campo di lavoro di notevole interesse
industriale, soprattutto per problemi di ottimizzazione, e che solo grandi
industrie possono sviluppare in modo autonomo.
e) Applicazione
di calcolatori alla gestione aziendale
Come
in d) la presenza dell’IBM 360/65 ha portato allo sviluppo di tecniche di
gestione avanzata, che potrebbero essere adattate bene alle esigenze regionali,
e costituire validi modelli per applicazioni su scala nazionale.
E’
da ricordare inoltre che il Centro dispone di una validissima struttura di
supporto scientifico, che va dall’analisi chimica ad altissima sensibilità e
precisione, a metodi radiochimica e radioisotopici, a tecnologie speciali (come
bassissime ed altissime temperature), che potrebbe essere sfruttata con enormi
vantaggi, senza per questo turbare in modo essenziale l’attività del Centro
Comunitario.
4. ENTI CHE POSSONO UTILMENTE PARTECIPARE
ALL’INSTALLAZIONE DI UN’AREA DI RICERCA AD ISPRA
Enti di vario tipo possono utilmente
coesistere con l’Euratom nell’area di ricerca proposta:
a) Enti di ricerca nucleare
Il CNEN ha già all’interno del CCR un
laboratorio che utilizza il reattore Ispra I, strumento unico in Italia. Nei piani
di sviluppo del CNEN, che prevedono una notevole espansione, una parte delle
ricerche previste potrebbe essere localizzata ad Ispra, semplificando il
coordinamento delle ricerche CNEN con quelle Euratom. Un ruolo analogo potrebbe
essere affidato all’I.N.F.N. per lo sviluppo della ricerca nucleare nel
quadro delle possibilità future del CCR (Reattore SORA, o acceleratori).
b) Enti di ricerca fondamentale
L’estrema specializzazione della ricerca
moderna rende praticamente impossibile la disponibilità presso le Università di
tutti gli strumenti necessari e la concentrazione del numero di persone
necessarie per uno sviluppo fruttuoso in certi settori della ricerca
scientifica.
Per ovviare a questo inconveniente si è
ricorso negli USA all’insediamento di laboratori universitari presso vari
centri di ricerca per sfruttare le competenze specifiche e favorire il dialogo
fra ricerca applicata e fondamentale. Anche in Italia si incomincia a sentire
questo bisogno, ed Ispra potrebbe essere un terreno ideale per la
sperimentazione di questi “sportelli universitari”.
c) Enti di ricerca applicata a carattere
nazionale o regionale, potrebbero costituire degli intermediari di estremo
interesse per facilitare gli sbocchi industriali della ricerca. Questo è
particolarmente vero nella regione lombarda, dove accanto a grandi industrie le
quali trovano difficoltà al finanziamento di strutture di ricerca proprie.
Qualora i programmi
dell’Euratom si estendano dal settore nucleare ad altri settori di pubblico
interesse (difesa dell’ambiente, informatica, laboratori di standardizzazione
di materiali, ecc), come è nei programmi della Commissione delle Comunità
Europee, l’affiancamento di strutture nazionali operanti negli stessi settori potrebbe
essere di notevole interesse.
Industrie a
carattere avanzato o industrie a produzione limitata, ma di grande interesse scientifico,
in cui il rapporto ricerca/produzione è molto elevato (meccanica fine speciale,
prototipi di apparecchiature scientifiche, materiali speciali, ecc.). Esse
troverebbero una localizzazione ideale accanto a grandi strutture di ricerca,
che ne diverrebbero uno dei clienti più ambiti, con mutuo beneficio.