Progetto di

 

MANIFESTO DEL COMITATO DI DIFESA DI ISPRA

 

 

 

Premessa

 

La produzione di energia elettrica per via nucleare ha raggiunto la maturità industriale. D’altronde l’esaurimento delle risorse idroelettriche in Europa, la dipendenza da fonti di approvvigionamento di idrocarburi esterne in zone politicamente malsicure e comunque con pesante aggravio della bilancia commerciale, i costi sempre crescenti dell’estrazione del carbone, fanno ritenere che la nuova potenza installata negli anni 1970-1980 sarà per buona parte almeno nucleare.

 

L’industria nucleare è quindi già oggi o sarà a breve termine una grande industria e non potrà essere trascurata dall’industria europea. Anche rifuggendo da una demagogica visione autarchica, ed ammettendo che si dovrà attingere in una prima fase largamente a forniture, licenza e brevetti americani, l’Europa ha un forte interesse economico, oltrechè politico, a diventare maggiorenne in questo come in altri settori della tecnologia avanzata.

 

I paesi europei, dentro e fuori della Comunità, più avanzati in questo settore (Francia e Gran Bretagna soprattutto) hanno iniziato da tempo l’attività in questo campo, con la mira di giungere a filiere proprie di reattori nucleari; questo sforzo ha condotto a risultati tecnicamente validi e sarebbe semplificato giudicarlo un errore politico, in quanto solo il tempo potrà permettere di valutare il valore economico delle capacità tecniche così acquisite. Purtuttavia, da un punto di vista strettamente economico e commerciale, questo sforzo ha condotto a un insuccesso: tutti gli esperti sanno che la prima generazione di centrali di potenza competitive sarà in parte preponderante, se non totalmente, del tipo provato americano ad acqua leggera, bollente o in pressione.

 

La causa principale di questo insuccesso, a prescindere dalle opzioni tecniche prescelte, sulle quali si potrebbe discutere lungamente, si può individuare nel fattore di scala, nelle dimensioni del mercato. E non si tratta tanto di dimensioni di investimenti (gli investimenti europei sommati non distano molto da quelli americani nel settore delle applicazioni pacifiche dell’energia nucleare) quanto di dimensioni della domanda. Il costo di sviluppo dei prototipi e delle infrastrutture necessarie all’industria nucleare (come all’industria aeronautica e a quella dei calcolatori) è tale che solo un vasto mercato la può sopportare.

 

Dalle considerazioni fatte risulta evidente la necessità di uno sviluppo europeo integrato dell’industria nucleare. E’ questo un compito politico importante della Comunità Europea, che dovrà essere perseguito favorendo le concentrazioni industriali e in genere la cooperazione più efficace delle industrie di tutta la Comunità, superando le remore di interessi particolari precostituiti, che possono apparire validi solo in una visione miope della realtà economica.

 

Questo compito è molto delicato, e non potrà essere condotto a buon fine senza una decisa spinta delle autorità politiche e senza finanziamenti pubblici comunitari. Poiché la realtà economica è ineluttabile, l’alternativa è che il coordinamento industriale, se non si fa in Europa si farà in pochi centri oltre Atlantico: l’Europa si troverà in posizione satellite, e la pagherà pesantemente nei prossimi 30 anni.

 

Fra le forme di aiuto comunitario all’industria nucleare, non si può ignorare la funzione di un Centro Comune di Ricerca. Si tende da qualche parte a dire che la funzione dei Centri di Ricerca si esaurisce quando si è giunti alla fase industriale, e che in America stessa i Centri sono in declino. Nulla è più falso, se ci si riferisce alla situazione europea. L’argomento potrebbe essere valido forse se invece di fase industriale si parlasse di fase commerciale, e in Europa ne siamo ancora molto lontani. Proprio in America la funzione dei Centri è stata determinata nello sviluppo dell’industria nucleare, e se oggi i centri hanno passato la mano all’industria nel campo dei reattori provati, ciò è avvenuto in quanto si è già in fase di produzione economica. In Europa inoltre anche le grandi industrie sono giustamente riluttanti ad assumersi il carico di grossi nuclei di ricercatori, che lavorino con l’agio necessario e compiti di ricerca applicata a vasto raggio, avulsi dagli impegni immediati della produzione, come è indispensabile per raggiungere gli scopi.

 

E’ impensabile che, anche in caso di finanziamento pubblico, si possa trovare oggi qualche industria o concentrazione di industrie in Europa che accetti di assumere un gruppo interdisciplinare di ricercatori dell’entità di 500 persone, o maggiore, come è richiesto dai compiti.

 

E questo a prescindere dalle difficoltà giuridiche del finanziamento pubblico della ricerca industriale privata, che è un problema che dovrà essere affrontato ma la cui soluzione non è certo in vista.

 

Esistono certamente i Centri nazionali, ma, se essi daranno certamente un valido contributo, costituiscono per la loro stessa natura un grosso ostacolo a una azione comunitaria integrata. Un centro nazionale per necessità di cose introdurrà sempre una discriminazione a favore delle industrie nazionali, e, pur nella sua validità che non si vuol negare, costituisce perciò piuttosto una remora che un aiuto alla auspicata integrazione.

 

 

Fisionomia futura del CCR - EURATOM

 

Ammessa la validità politica e tecnica di un Centro Comune di Ricerche vogliamo ora individuare quale dovrebbe risultare la sua fisionomia per soddisfare alle sue funzioni.

 

La funzione del CCR è di favorire con un apporto di ricerca, il processo di sviluppo integrato dell’industria nucleare europea. Nelle condizioni politiche attuali, e finchè il processo di unificazione dell’Europa è ancora in fase preliminare, la sua azione può e deve esplicarsi in sede tecnica, prescindendo completamente dalle scelte di carattere politico che sono il compito dei governi e della Commissione. Perciò sarebbe un errore che il Centro volesse dedicarsi a una propria via di sviluppo autonomo di iniziative, quali potrebbero essere nuove filiere di reattori, che costituirebbero un ulteriore elemento di dispersione e di contrasti. Il suo compito è invece di dare tutto il suo appoggio alle concezioni esistenti, di favorire con studi generali e specifici quelle prospettive, per facilitare la maturazione o la critica, di stimolare la nascita di nuovi concetti con prospezioni esplorative in nuovi campi di applicazione.

 

Si tratta di concepire l’attività del C.C.R. come servizio all’industria europea. In questa visione la Comunità pone a disposizione un Centro Studi per tutta l’industria nucleare europea, finanziando la costruzione e la gestione di impianti di uso generale che risulterebbero troppo onerosi e insufficientemente sfruttati da singole organizzazioni, garantendo la continuità di nutrite équipes specializzate a carattere multidisciplinare, a cui le singole organizzazioni potranno rivolgersi per aiuto e collaborazione alla soluzione di problemi specifici, sfruttandone la competenza acquisita, e nello stesso tempo rivitalizzandola con l’applicazione a casi concreti, ottenendo poi come sottoprodotto l’istruzione del proprio personale che partecipa al lavoro in nuove tecniche specializzate d’avanguardia.

 

In questa visione delle cose, i programmi specifici “alla carta” e i contratti di ricerca con organizzazioni pubbliche e private del CCR non costituirebbero programmi “complementari” avulsi dagli altri, ma dovrebbero essere tutti inquadrati in attività comuni, che completano e integrano con applicazioni specifiche. E’ evidente che, in questa prospettiva, è essenziale che il programma sia costruito secondo obiettivi mobili, e quindi dotati di sufficiente autonomia ed elasticità di gestione.

 

D’altra parte la dinamica di un Centro di Ricerca multidisciplinare richiede che accanto alla ricerca più propriamente applicata sia sviluppata anche la ricerca di base orientata, che è qualificante per il livello scientifico d’avanguardia dell’attività, e deve poter sviluppare e utilizzare i propri strumenti, con particolare riguardo a quelle grandi realizzazioni che singole organizzazioni scientifiche nazionali non possono sviluppare perché troppo onerose (un esempio è costituito dal progetto SORA per una sorgente intensa di neutroni rapidi pulsati).

 

Nel concetto di servizio rientra poi tutta una serie di studi di carattere passivo, di cui l’esigenza è già sentita oggi, e sempre più si sentirà collo sviluppo dell’industria nucleare. Ci riferiamo qui a tutto uno spettro di attività che vanno dalla raccolta critica al completatamento di dati di base, al contributo di studio per la definizione di una normativa europea dei componenti, dei metodi di calcolo, dei metodi di collaudo e di ispezione di sicurezza degli impianti nucleari. L’attitivà del CCR in questo campo non può tendere a qualificarsi come organo delegato all’emanazione di una regolamentazione, che è compito tecnico politico delle strutture nazionali ed eventualmente della Commissione della Cee, ma piuttosto fornire un contributo alla definizione e alla critica delle basi tecniche delle norme, allo scopo di favorire lo sviluppo autonomo della tecnologia nucleare europea.

Lo scopo è quindi anche qui di servizio a favore dell’integrazione dell’industria. Si tratta di un’attività che per la sua natura stessa ha carattere prettamente comunitario.

 

Nello stesso spirito va considerata l’attività di insegnamento che, prevista esplicitamente dal trattato di Roma come compito specifico del CCR, è rimasta a tutt’oggi lettera morta. Le installazioni esistenti e le competenze acquisite ad Ispra forniscono già oggi la base per un valido insegnamento sia a livello tecnico-professionale, nel campo delle nuove tecnologie nucleari, sia a livello di specializzazione postuniversitaria. A livello universitario questo implica che sia prevista in modo organico la collaborazione colle università, sia favorendo lo svolgimento di tesi di dottorato nel Centro, sia colla partecipazione di funzionari scientifici all’insegnamento nella università, ed eventualmente, sotto il patrocinio congiunto del CCR e di Università in forma da studiare, a corsi completi di specializzazione per laureati tecnici delle industrie. Un ulteriore sviluppo in questa direzione potrà condurre alla fondazione presso il CCR di un Istituto Europeo di Tecnologia nucleare, che potrebbe costituire la prima branca di un futuro istituito europeo di tecnologia avanzata.

 

Giungiamo così al problema dell’allargamento delle competenze del CCR a campi non nucleari. E’ evidente che le considerazioni fatte per il campo nucleare si estendono anche a tutti quei campi della tecnologia avanzata in cui la dimensione degli investimenti necessari e il costo di sviluppo di ogni singola realizzazione impongono una scala continentale. Citiamo a solo titolo di esempio i grandi ordinatori, l’aeronautica civile, il campo spaziale. Anche qui il CCR deve proporre il suo contributo essenzialmente come servizio a favore della industria in fase di integrazione.

 

Sia ben chiaro però che questo ampliamento delle competenze deve proporsi come uno sviluppo dell’iniziativa comunitaria, e non come un’alternativa: altrimenti assumerebbe un chiaro carattere di evasione delle responsabilità. Se infatti si volesse presentare l’allargamento delle competenze come un rimedio alle difficoltà politiche e tecniche nel campo nucleare, sarebbe automatica l’obiezione che non si giustifica un’iniziativa con il fallimento di un’altra.

 

 

Lineamenti di un nuovo programma e di una nuova struttura

 

Delineata la fisionomia generale e la funzione che si vuol dare al CCR, ne vogliamo dedurre una proposta generale delle grandi linee della struttura e dei programmi. Riteniamo che i due aspetti siano strettamente congiunti, e che una proposta generale debba necessariamente trattare di entrambi.

 

In quel che segue ci riferiamo specificamente allo Stabilimento di Ispra, ma le idee generali possono essere estese agli altri Stabilimenti: la ragione di ciò è che lo Stabilimento di Ispra è il solo a competenza generale direttamente gestito dalla Comunità, mentre gli altri, con un eccezione parziale per Petten, si dedicano essenzialmente a compiti specifici ben precisati, e questo è il motivo per il quale sono meno colpiti dalla crisi.

 

Se il Centro è concepito come un Centro Studi a servizio dello sviluppo industriale nella Comunità, senza ambizioni di dirigismo e di orientamento imposto, ne segue che deve essere gestito con criteri industriali e che la sua attività deve adeguarsi flessibilmente alle esigenze del mondo produttivo, D’altronde il suo finanziamento deve essere essenzialmente comunitario, mentre i contributi aggiuntivi di nazioni o di singole organizzazioni devono essere limitati all’incidenza di costo vivo di ricerche o di progetti specifici che dovranno inquadrarsi nello schema generale del programma comunitario. Se così non fosse, anche se si riuscisse ad evitare la paralisi del Centro per insufficienza di finanziamenti, il suo carattere comunitario riuscirebbe gravemente distorto, e la ragione stessa della sua esistenza verrebbe a cadere.

 

Si propone quindi che il Consiglio dei Ministri decida di finanziare globalmente il Centro di Ispra fissandone l’entità numerica e il tasso di sviluppo annuale, rivedibili di anno in anno secondo le risultanze, e specificando una chiave di ripartizione fra un numero ristretto di grandi voci, che definiscono le linee generali dell’attività, lasciandone la specificazione analitica agli organismi tecnici di gestione del Centro. Quest’ultimo dovrà essere dotato quindi di larga autonomia operativa, ed è necessario che presenti una fisionomia unitaria. Perciò l’intera responsabilità esecutiva di programmi dovrà essere affidata al Direttore, che riceverà le direttive e sarà controllato da un Consiglio di Amministrazione, nel quadro delle grandi linee fissate dal Consiglio dei Ministri su proposta della Commissione. I membri del Consiglio di Amministrazione saranno designati datli Stati membri e dalla commissione, ed eventualmente da altri organismi comunitari, fra i quali sia specificamente inclusa la rappresentanza dei funzionari scientifici del Centro stesso, secondo modalità da stabilirsi.

 

Una volta designati, essi riceveranno la nomina dalla Commissione, verso la quale saranno responsabili solidarmente della loro gestione. Trattandosi di un organo tecnico, collettivo, va da sé che le decisioni saranno prese a maggioranza.

 

Il Consiglio di Amministrazione presenterà annualmente alla Commissione un rapporto di attività colle proposte illustrative analitiche per l’attività futura. Sulla base di queste risultanze, e degli altri elementi a sua disposizione, la Commissione presenterà al C.d.M. le proposte di modifica alla chiave di ripartizione e al tasso di incremento. In fase transitoria, lo schema analitico di programma che la direzione del Centro presenterà in vista del Consiglio dei Ministri di fine giugno sostituirà il rapporto di attività. La decisione del Consiglio dei Ministri di giugno dovrà perciò vertere sul finanziamento globale del lavoro di tutto il personale effettivamente attivo oggi nel Centro, e in più dovrà prevedere specificamente oggi come nel futuro gli investimenti e le spese di esercizio di alcune grosse installazioni specifiche. In linea di principio non si deve escludere che questi investimenti specifici possano eventualmente essere deliberati solo da una frazione dei paesi membri, e caratterizzarsi quindi come attività complementari, fermo restando che devono inquadrarsi nelle grandi linee del programma comunitario.

 

La nostra proposta per la pianificazione pluriennale di giugno è perciò la seguente:

a)   Finanziamento globale per un numero di persone, corrispondenti a quelle attualmente attive nel Centro per il primo anno.

b)  Tasso di sviluppo del 5% all’anno per 5 anni.

c)   Chiave di ripartizione

-  Centrali nucleari

        Provate

        Convertitori avanzati

        Surgeneratori rapidi

-  Applicazioni dell’energia nucleare diverse dalla energia elettrica

-  Normativa e studi generali di sicurezza

-  Prospezione di nuovi sistemi

-  Ricerca di base orientata

-  Insegnamento

-  Tecnologie avanzate non nucleari

d)  Voci specifiche per grosse installazioni esistenti o il progetto

CETIS Centro di calcolo e trattamento dell’informazione scientifica (esistente)

    SORA Sorgente intensa di neutroni rapidi pulsati per studi sulla struttura dello stato condensato della materia

    ESSOR        Reattore per la prova in potenza di elementi combustibili per reattori termici

    ECO  Insieme critico per reticoli ad acqua pesante (esistente)

    ISPRA1      Reattore di ricerca

    BETULLA

 

Non riteniamo che sia nostro compito dare suggerimenti per fissare le percentuali della chiave di ripartizione, che può d’altronde essere data con dei limiti di flessibilità, né l’entità dei finanziamenti per le grosse installazioni. E’ invece opportuno che si indichi la necessità che siano stabiliti dei vincoli sull’età del personale di nuova assunzione, sia per sostituzione che per allargamento dei quadri, onde ovviare all’aumento dell’età media che si è verificato in conseguenza del periodo di crisi.

 

Per quel che riguarda la struttura interna del Centro, le linee generali si prospettano nel modo seguente:

 

L’articolazione gerarchica dovrà essere per competenze, imperniata sui servizi e dipartimenti. I gruppi di lavoro per compiti specifici di una certa dimensione, che presentino un aspetto interdisciplinare colla partecipazione di elementi di diversi servizi, dovranno essere costituiti sotto la responsabilità di un coordinamento unico, che sarà designato dalla direzione per periodo non superiori a un anno, eventualmente rinnovabili, in base a considerazioni di competenza e senza vincoli di grado gerarchico. La costituzione di questi gruppi non deve in alcun modo interferire colla dipendenza gerarchica degli elementi che li costituiscono. Lo stesso deve valere per i gruppi di lavoro all’interno di ogni competenza, salvo il fatto che la designazione avverrà ad opera del Capo Servizio o Dipartimento. La direzione è competente a spostare gli effettivi da una unità all’altra, fatta salva la tutela dei legittimi interesse e della dignità di ogni singolo funzionario. Non rientra nei compiti del Comitato di Difesa di discutere i particolari di un’organica ristrutturazione, che dovrà essere studiata colla partecipazione del personale tramite i suoi rappresentanti riconosciuti e democraticamente designati.

 

 

Conclusione

 

Con questo manifesto, il personale di Ispra attraverso il suo Comitato di Difesa, intende aportare un contributo di chiarificazione con una proposta organica di rilancio del Centro Comune di Ricerca. La crisi del C.C.R. è di natura politica prima che tecnica. La Comunità deve esprimere la volontà politica di mantenere e sviluppare l’organismo che ha voluto creare 10 anni fa, e che non può ridursi  al disotto delle sue dimensioni attuali, senza perdere completamente significato e trasformarsi in una ridicola manifestazione di impotenza. Si deve distruggere l’equivoco che lega questa decisione politica e diatribe tecniche di dettaglio che costituiscono solo trasparenti artifici dialettici nella coscienza stessa di chi le propone.

 

Coscienti della nostra dimensione ridotta e delle difficoltà politiche della costruzione europea, non pretendiamo in alcun modo di presentarci come organo di direzione o di orientamento dello sviluppo industriale, semplicemente ci proponiamo come servizio.

 

Anche in questi limiti, riteniamo indubitabile che esista per noi una funzione, e anzi che i compiti che ci aspettano siano enormemente sovrabbondanti. La crisi non deriva da mancanza di funzioni, ma da assenza di fiducia, che scaturisce dalla insufficiente chiarezza di obiettivi generali su cui è stata imposta la nostra attività negli anni passati. Per superare questa crisi di sfiducia, è necessario che il lavoro venga impostato con criteri di efficienza operativa che implicano l’autonomia tecnica e la responsabilizzazione a tutti i livelli.

 

L’Europa ha e avrà bisogno di iniziativa comunitaria nel campo della ricerca applicata. Sarebbe assurdo che volesse liquidare oggi l’iniziativa da lei stessa lanciata, sacrificando il personale che su di essa ha fondato le sue prospettive di lavoro, per poi trovarsi a doverle ricostruire più tardi con fatica sul precedente negativo di un fallimento.

 

Pur nella coscienza sobria e realistica dei nostri limiti, riteniamo che l’esperienza del C.C.R. sia significativa ed importante: si tratta della prima vera iniziativa comunitaria che trascende i limiti dell’attività diplomatica e burocratica, colla costituzione di una comunità integrata dedicata a fini produttivi. Oltrepassando per un momento i limiti della nostra competenza specifica, e in qualità di cittadini della Comunità, formuliamo l’auspicio che il rilancio di questa iniziativa costituisca il primo segno di una ripresa generale dello spirito comunitario.