Ispra, 12 gennaio 1973

 

 

 

 

IL PUNTO DI VISTA DEI LAVORATORI DELLO STABILIMENTO

DI ISPRA SUL CENTRO COMUNE DI RICERCA (CCR) E SULLA

RICERCA COMUNITARIA

 

 

 

 

 

 

1.     Presentazione del CCR

 

2.     Definizione della base politica

        2.1   Definizione della base politica comunitaria attuale

        2.2   La politica comunitaria auspicata dai lavoratori della ricerca

 

3.     Critica alla gestione del C.C.R.

 

4.     Definizione dei grandi filoni di ricerca

        4.1   Obiettivi immediati

        4.2   Obiettivi a più lunga scadenza

 

 

 

 

 

Questo pro-memoria è da considerarsi lo schema di un documento più ampio ed esauriente alla cui stesura collaborerà tutto il personale del C.C.R..

 

 

 

 

 

 

 

 

FFPE

SANN-CGIL

SILARN-CISL

USEI

 


 

1. Presentazione del CCR

 

Verso la metà degli anni cinquanta i gruppi industriali europei si sono trovati nella necessità urgente di affrontare il problema dell'approvvigionamento di energia (Crisi di SUEZ). Nello stesso periodo gli Stati Uniti decidevano di rendere disponibile una parte delle loro conoscenze nel campo dell'utilizzazione pacifica dell'energia nucleare (Conferenza di GINEVRA) per potersi aprire nuovi sbocchi ai massicci investimenti già effettuati nel settore. Nacque così l'EURATOM, che doveva permettere alle industrie europee di non gravare i propri bilanci con le grosse spese dei primi investimenti di base.

Il trattato istitutivo dell'EURATOM (1957) prevede che le attività di ricerca si svolgano, sulla base di programmi pluriennali, sia mediante la creazione di un Centro Comune di Ricerca (art. 8) destinato a svolgere le cosiddette "azioni dirette", sia attraverso contratti ad altri laboratori pubblici o privati ("azioni indirette"). Il programma è proposto dalla Commissione e deciso all'unanimità dal Consiglio dei Ministri della Comunità.

Il Centro Comune di Ricerche è costituito da quattro stabilimenti situati a GEEL (Belgio), ISPRA (Italia), KARLSRUHE (Germania) e PETTEN (Olanda) ed occupa attualmente circa 2.500 persone, di cui circa 2.000 a Ispra.

Per dare un'idea delle dimensioni, il C.C.R. rappresenta, sia in termini di spersone che di bilancio, meno dell'uno per cento dell'impiego di ricerca nella Comunità.

 

 

2. Definizione della base politica

 

La nostra opzione fondamentale è che la scienza e la ricerca devono avere una funzione sociale. Esse devono essere al servizio della collettività, ossia devono essere programmate in funzione di una politica adeguata.

 

2.1 Definizione della base politica comunitaria attuale

 

Purtroppo non esiste in Europa una vera politica comunitaria; viene considerato compito degli organi comunitari non il definire le priorità, ma soltanto il facilitare con indicazioni di strada o altri mezzi tecnici l'espansione "spontanea".

Esistono tuttavia delle esigenze di politica comunitaria che la Commissione ha anche tradotto in indirizzi più o meno precisi tramite documenti:

-   una politica industriale implica una spinta all'innovazione, cioè alla ricerca in generale; una incentivazione di settori "anonimi" mediante la diffusione di conoscenze; una integrazione a livello di insegnamento universitario; la diffusione di specialisti in discipline chiave quali l'informatica;

-   una politica energetica implica ricerche nelle tecniche di produzione, trasformazione e trasporto dell'energia;

-   una politica regionale implica ricerche sulle risorse naturali e sugli equilibri regionali (purtroppo tale politica è attualmente soltanto in discussione all'interno del Consiglio dei Ministri; di fatto la politica attuale della Comunità tende ad incrementare gli squilibri regionali);

-   una politica agricola implica ricerche nel settore dell'alimentazione, trasformazione ed utilizzazione delle scorte;

-   una politica sociale implica ricerche dirette a supporto della standardizzazione di prodotti per la sanità, alla promozione di attività di insegnamento e formazione a livello europeo;

-   una politica dell'ambiente implica studi e ricerche per la protezione delle condizioni ambientali (politica attualmente in corso di discussione tra Commissione, Parlamento Europeo e Consiglio).

 

Per quanto riguarda la politica nucleare la situazione è alquanto carente. Nonostante i compiti precisi che il Trattato di Roma dell'Euratom attribuisce alla Commissione non esiste un documento specifico che definisca la politica della Comunità in questo campo. Esiste, è vero, il cosiddetto libro bianco del Commissario Helwig, ma tale documento non è mai stato seguito da ulteriori sviluppi o riflessioni.

E' opportuno precisare che questi documenti della Commissione, già carenti per la loro limitata base politica, sono messi solo parzialmente in applicazione. Sovente difficoltà tecniche sono prese a pretesto per bloccare importanti applicazioni. L'uso della ricerca comunitaria può permettere di sbloccare questa situazione e facilitare l'attuazione delle politiche summenzionate.

 

2.2 La politica comunitaria auspicata dai lavoratori della ricerca

 

L'attività scientifica, come le altre attività, non è separabile dal contesto sociale in cui viene praticata: il ricercatore quindi, inserito nella realtà politica dell'Europa in cui lavora, vuole partecipare realmente e non solo formalmente a scelte programmatiche, che portino ad una società senza classi, senza privilegi e senza sfruttamento.

In questo senso il lavoratore della ricerca rifiuta l'attuale politica energetica ed industriale, volta solo all'incremento incontrollato di consumi non direttamente connessi all'aumento del benessere sociale ed allo sviluppo armonico delle varie regioni.

I lavoratori del C.C.R. vedono, inoltre, con preoccupazioni la crescente alienazione che la tecnologia moderna impone al lavoratore.

Il C.C.R. non va infine considerato come organo di una Comunità Europea, che si configura come blocco mondiale contrapposto ad altri, ma come luogo di possibile incontro tra ricercatori di tutto il mondo, con particolare riguardo ai paesi in via di sviluppo.

 

 

3. Critica della gestione del Centro Comune di Ricerca

 

Nell'elaborazione delle proposte di programma degli ultimi anni la Commissione ha tentato di ovviare all'assenza di direttive politiche chiare mediante mercanteggiamenti con gruppi di esperti tecnico-politici (sempre presenti a titolo personale), nella illusione di poter così arrivare ad un programma accettato da tutti i Paesi membri.

Ciò ha portato quindi a polverizzare le attività del C.C.R. in una miriade di piccole azioni, intese ad inserirsi in una realtà economica europea ostile, senza disturbare o preoccupare nessuno.

L'isolamento dalla realtà vitale che ne è conseguito ha fatto sì che il C.C.R. si richiudesse su se stesso. Quindi, la mentalità burocratica, già fortemente presente nella struttura iniziale, ha preso il sopravvento sulla mentalità scientifica.

I capi unità tendono sempre più a considerare il gruppo loro assegnato come un feudo; più importante del lavoro svolto sembra essere il numero di persone alle proprie dipendenze. I lavori interdisciplinari sono scoraggiati, le equipes tendono a frantumarsi, ciascuno vuole essere capo di qualcun altro o almeno responsabile di qualcosa. Parallelamente a ciò le responsabilità vengono diluite fino a rendere impossibile la loro identificazione.

Questi stessi elementi si ritrovano nella gestione del personale, basata per di più su regolamenti diseguali nella normativa e nel salario. Questa discriminazione è nata dal fatto che lo Statuto Euratom prevedeva, per evidenti pressioni dei datori di lavoro, delle categorie di agenti che, anzichè il trattamento economico e normativo dei funzionari europei, avessero dei contratti legati ai Paesi dove i Centri erano ospitati. Ora, dato che esistono grandi squilibri retributivi e normativi fra Paese e Paese, questo ha fatto sì che ad Ispra si venissero a creare delle differenze salariali elevate fra le categorie locali ed i funzionari, con la conseguenza di una giusta agitazione da parte dei primi e di un rifiuti di agire come "servi" nella costruzione di un'esperienza europea che dovrebbe nascere nel segno dell'uguaglianza.

Tale situazione di discriminazione interessa quasi la metà del personale in servizio a Ispra.

Ad aggravare ciò si è aggiunto l'impiego massiccio di contratti di appalto di mano d'opera che violano le leggi del lavoro. Per di più tali appalti sono talvolta affidati a ditte di comodo nate per l'occasione.

 

 

4. Definizione dei grandi filoni di ricerca

 

In questo capitolo si è tentato di individuare le attività di ricerca che, nel quadro politico sopra esposto, debbono essere affidate al C.C.R.. Dato lo stato di elaborazione attuale del documento, l'elenco che segue non è né esauriente né limitativo.

 

4.1 Obiettivi immediati

 

4.1.1 Nucleare

 

A nostro avviso il problema dell'energia nucleare nella dimensione europea e per tutte le implicazioni economiche, sociali ed ambientali che comporta, può essere correttamente formulato solo come una parte del problema più generale dell'energia.

In questo ambito ricordando che l'energia elettrica rappresenta soltanto il 7% del fabbisogno energetico globale, si pone gravemente il problema della diversificazione dell'uso dell'energia nucleare. Ricordiamo in questo campo lo sforzo che il C.C.R. sta già compiendo nello studio della produzione di idrogeno mediante calore di origine nucleare.

La ricerca sulla fusione ha dato recentemente dei risultati promettenti. Questi studi sono particolarmente importanti per l'Europa che lamenta la mancanza sul suo territorio di combustibili sia nucleari che fossili. A questo proposito si potranno iniziare studi sulla produzione industriale di deuterio.

Passando al campo nucleare, come normalmente inteso, respingiamo l'ordine della Commissione di non più occuparci degli studi sui reattori nucleari. Notiamo che in tutto il mondo, anche nel campo dei reattori ad acqua, continua attivamente la ricerca e lo sviluppo, sovente anche con finanziamenti pubblici.

Solo la preoccupazione di non interferire con gli interessi industriali formatisi può quindi spiegare tale decisione. Ricordiamo inoltre che il sempre maggiore impiego dei reattori nella comunità fa sorgere nuovi problemi, non tanto per i costruttori quanto per gli utilizzatori dei reattori di potenze.

Uno di questi è la sicurezza dei reattori, che tipicamente può costituire un'attività di ricerca di un Centro Comunitario, sia per quanto riguarda uno studio metodologico, sia per porre le basi per un'armonizzazione delle norme di sicurezza nei paesi della Comunità.

La situazione dello sviluppo dei reattori veloci merita un discorso specifico, essendo il campo in cui la duplicazione degli sforzi raggiunge il culmine. Reattori praticamente identici nei principi vengono sviluppati indipendentemente in Francia, Inghilterra, Germania (assieme a Belgio ed Olanda); ricordiamo inoltre lo sforzo dell'Italia centrato attorno al reattore PEC. In questo campo la Commissione ha mancato completamente alle sue funzioni di coordinamento. E' urgente che tale funzione venga ripresa, almeno per quanto riguarda il prototipo di reattore commerciale che invece sembra sarà sviluppato dall'associazione dei produttori di elettricità (UNIPEDE). In questo quadro armonizzato il C.C.R. può assumere una funzione prioritaria per lo sviluppo di reattori veloci.

 

4.1.2 Ambiente

 

Numerose iniziative internazionali (ad es. conferenza di Stoccolma 1972) stanno a dimostrare come il problema dell'inquinamento possa essere risolto solo a livello sovranazionale. La risoluzione del vertice di Parigi dell'ottobre 1972 ha richiesto espressamente alla Commissione un piano di lavoro nel campo della protezione ambientale.

Due aspetti devono essere evidenziati nello sviluppo di una politica di protezione ambientale:

- quello giuridico, mirante da un lato ad armonizzare, là dove esistono, le disposizioni nazionali vigenti, dall'altro a promuovere disposizioni comunitarie originali là dove gli attuali ordinamenti nazionali si dimostrino carenti o superati;

- quello tecnico che deve servire di base e di giustificazione a tutte le iniziative assunte in sede legislativa.

Per far ciò è necessario anzitutto acquisire conoscenze di base necessarie ad una valutazione oggettiva dei rischi, migliorare i metodi di analisi e controllo, ricercare e sviluppare tecnologie anti-inquinamento. Risultati e scelte tecniche devono essere sottratte ad analisi e giudizi settoriali, cosicché interessi industriali monopolistici non intervengano a frenare alterare o spostare le finalità di una ricerca che deve avere come scopo principe il miglioramento del rapporto uomo-ambiente.

Il C.C.R., come organo della Commissione, è il laboratorio privilegiato per lo sviluppo delle tecniche, la raccolta e la comparazione dei dati.

 

4.1.3 Servizi alla Commissione

 

La Commissione nella sua attività istituzionale di promozione degli scambi e delle attività industriali incontra sovente problemi di natura tecnica.

Ricordiamo:

- gli ostacoli tecnici al libero scambio comunitario

- l'Ufficio comunitario di misure nucleari (ECMN)

- l'Ufficio centrale di standards (ECR)

- il controllo dei materiali fissili.

Ciascuna di queste attività presenta importanti aspetti tecnici. Occorre che la Commissione riconosca nel C.C.R. il suo strumento tecnico privilegiato e lo utilizzi di conseguenza. Attualmente tale situazione esiste soltanto per il ECNM.

 

4.1.4 Contratti di ricerca

 

In un Centro di ricerca come il C.C.R., dove la ricerca applicata è un'attività importante, il collegamento con l'ambiente industriale deve essere considerato come un fattore essenziale della vita del Centro stesso.

Il rapporto di lavoro con le industrie svolge per il Centro una funzione vitalizzante nel senso che la ricerca viene messa a contatto con problemi reali e gli impegni presi su problemi concreti danno al lavoro un ritmo più creativo.

I contratti di ricerca possono inoltre facilitare la politica regionale mettendo a disposizione attrezzature e conoscenze a livello europeo per colmare eventuali dislivelli settoriali.

Normalmente l'industria commissiona per contratto ad enti ed istituti una parte piccola del totale della ricerca industriale. Secondo un'indagine fatta dai servizi della Commissione questa frazione non supera il 5%. E' quindi impensabile che con i soli contratti fatti con l'industria si possa finanziare la parte delle attività del Centro che è rivolta alla ricerca applicata.

 

4.2 Obiettivi a più lunga scadenza

 

Anche se al di fuori dell'attuale politica comunitaria, vi sono alcuni filoni di ricerca che mostrano un sicuro interesse per la società europea.

Dato tuttavia che si tratta di filoni nuovi, occorre un certo periodo di tempo per permettere un'elaborazione che consenta un adeguato lavoro di ricerca.

-   Rapporto uomo-macchina: ricerca intesa ad elaborare forme tecnologiche tali da contrastare la crescente alienazione imposta al lavoratore dalle tecniche di produzione attuali.

-   Prolungamento della vita media delle macchine: studio inteso a modificare le tecniche di progettazione attuali in modo da permettere una vita media più elevata (applicazione delle tecniche di affidabilità, progettazione a blocchi con vita media omogenea).

-   Riciclo dei rifiuti: studio inteso a ricercare metodi di utilizzo dei rifiuti industriali ed urbani.

-   Centro di incontro: organizzare al C.C.R. una struttura di incontro con i paesi del terzo mondo al fine di permettere l'uso delle nostre metodologie per uno sviluppo economico originale di quei paesi. Sviluppo che non riproduca, ampliandoli, i gusti e le strutture della nostra società.