(Dramma fanta-storico in un
prologo e cinque quadri)
PERSONAGGI:
GERTRUDO re
di Norvegia
AMLETA figlia
di Gertrudo
LAERTSEN primo
ministro
OFELIO giovane gentiluomo
ORAZIA amica di Amleta
POLONIA maîtresse
di alto bordo
ROSENCRANTZ
GUILDENSTERN cortigiani
MEZZOBUSTO portavoce
ufficiale di corte
L'ARCIVESCOVO
EUROPA che
non parla
Più la solita paccottiglia di comparse.
**************
Prologo
(Scena vuota. Da fondo avanza verso il
proscenio Polonia, matura tenutaria di case d'appuntamenti nella capitale del
regno di Norvegia. Profondo inchino, rullo di tamburi, e inizia lo sproloquio).
POLONIA: "La storia che voglio raccontarvi è
fresca fresca, e non solo perchè si svolge qui da noi, in Norvegia. E' proprio
recente, volevo dire, anzi inedita. Naturalmente al mondo ne sono successe
tante, in tanto tempo, che facilmente qualcuno potrà trovare delle analogie,
delle rassomiglianze con fatti e personaggi del passato. A cominciare dai nomi
dei personaggi stessi. Ma che volete: ai miliardi di uomini che popolano la
terra, e l'hanno popolata nei secoli passati, corrispondono solo poche
migliaia, forse decine di migliaia di nomi propri. E' dunque fatale che ci
siano delle rassomiglianze; ma, ripeto, ciò non ha niente a che vedere con
l'originalità della vicenda.
E veniamo al fatto: siamo in
Norvegia, ve l'ho già detto, nella capitale. Il buon re Gertrudo piange
l'immatura scomparsa della regina Efterina. Oddio, non è che pianga poi troppo.
Efterina, negli ultimi tempi, era diventata piuttosto bisbetica; ed anche dal
punto di vista più.....intimo diciamo, lasciava un po' a desiderare. Per cui,
quando ai funerali si presenta una bella e vistosa straniera, una certa madame
Europa, per di più ben fornita di contanti, è logico che il buon Gertrudo ci
faccia un pensierino. Tanto più che madame Europa mostra di gradire gli
approcci del re.
Chi invece piange sul serio è Amleta,
unica figlia di Gertrudo e Efterina. E' una ragazza sveglia, fin troppo per una
principessa. Bruttina anzichenò. Naturalmente molto sensibile. Ma io ve la sto
raccontando troppo lunga.
Lasciamo la parola ai veri
protagonisti."
PRIMO QUADRO
Camera di Amleta a palazzo reale. Arredamento
beat. Qua e là in disordine dischi e riviste sexy. Un televisore portatile. Una
chitarra appoggiata ad una sedia.
(Amleta è distesa sul letto e sta
singhiozzando. Orazia, graziosa amichetta, la sta consolando).
ORAZIA: "Su, adesso mi sembra che esageri. Lo
so che eri molto attaccata a mamma, ma non è il caso di ridursi così."
AMLETA: "Non è solo per la morte di mamma;
sapessi che rabbia mi fa vedere mio padre che sbava dietro a quella smorfiosa.
E' insopportabile!"
ORAZIA: "Non mi sembra una cosa così tragica;
anzi, posso capire il re: madame Europa, non lo puoi negare, è un gran bel
pezzo di ........."
AMLETA: "Ma che dici: è volgare, esibizionista,
senza classe, una vera terrona. E sono sicura che c'è del finto sotto i suoi
vestiti."
ORAZIA: "Sarà ........ Ma perchè non pensi
anche tu che in fondo potrebbe diventare una buona regina?"
AMLETA: "Regina! Sei matta? Pensi davvero che
papà la voglia sposare? E' già umiliante il constatare che il re, volendo
sfogare la sua foia, abbia scelto una bagascia esotica anzichè un'onesta
puttana di qui."
ORAZIA: "Si dice che sian già stati ordinati
l'anello e la torta. Ti consiglio quindi di ripensarci. Forse è meglio per
tutti se tu comincerai ad abituarti all'idea ......................."
(Entra
il re, non visto da Amleta)
AMLETA: "Bel consiglio, Orazia! Farò di meglio:
corro a stirare le lenzuola funebri di mia madre appena lavate; così i novelli
sposi ci si potranno rotolare già stanotte."
RE: "Se lo facessi sarebbe la prima volta
che ti rendi utile alla famiglia. Dirò di più, utile alla patria: la signora
Europa, oltre a certi attributi fisici che farebbero rizzare
...................ehm......................i capelli a un calvo, porta con sé
una cospicua dota in valute pregiate, ancorché fluttuanti."
AMLETA: "E tu dunque la sposeresti per la
dote?"
RE: "E quando mai un re si è sposato per
altro motivo? Tanto più che al giorno d'oggi, coi sindacati, gli operai che
scioperano, l'assenteismo, e tutto il resto, un onesto redditiero non ce la fa
più a vivere decentemente. Senza contare che prima o poi, dovrò mettere insieme
una dote anche per te."
AMLETA: "Se la mia dote ti è d'impiccio, posso
anche farne a meno. In fondo è una cosa sciocca che io paghi per lo strano
privilegio di potermi dare a un sol uomo. Se invece battessi le strade cambiando
maschio ogni sera, ci ricaverei in più fior di corone."
ORAZIA: (scoppiando a ridere) "Ecco un'idea
davvero originale. Tra non molto avremo tante battone di sangue reale che
finiremo con lo svalutare completamente il nostro capitale .......infracosciale.
Con in più la concorrenza sleale dei finocchi!"
RE: "Con te non si può mai fare un
discorso serio. Colpa dell'educazione che ti ha dato tua madre. Ma cambieranno
le cose.........."
(Esce
sbattendo la porta).
AMLETA: "Vai, papà; vai pure a scopare per il
bene del tuo popolo!
Ma a me la cosa continua a non
convincere...................."
(Afferra
la chitarra e canta):
Canto dell'Unione Europea
Cittadini di Gand, Amiens,
Colonia,
di Nimega e di Como,
grideran tutti insiem, come
un sol uomo:
non siamo più stranier,
siamo fratelli!
ja wohl, mais oui,
naturalmente, okey,
siamo tutti europei!
Birra e champagne,
spaghetti, crauti e porridge
Uniamo tutti assieme in un
menù,
buono in Fiandra, in
Baviera, nel Poitou,
forse anche in Lombardia.
Che magnifica idea!
................ Però, aspettate,
date retta ad Amleta,
dubitate!
dietro gli slogan
sovranazionali
e i sublimi regali,
sento l'odor dei grandi
monopoli
che allargando il mercato a
loro sfizio,
e senza pagar dazio,
vendono Morris, Citroen,
Mercedes,
e DAF e Alfa Romeo
al frastornato pubblico
europeo.
Così da un lato i poveri
emigranti
resteran
"gastarbeiter" baraccati;
funzionari e padroni insiem
legati
saranno dall'origine europea
che provengan da Bruges,
dall'Aia, da Essen
da Tolone o da Gubbio.
Vi par buona l'idea?
Date retta ad Amleta:
abbiate un dubbio!
(Entrano
Rosencrantz e Guildenstern)
ROSENCRANTZ: "Altezza reale, i miei rispetti."
GUILDENSTERN: ".........Spetti."
AMLETA: (secca) "Salve. Che c'è di nuovo?"
ROSENCRANTZ: "Il vostro augusto genitore Vi prega
di vestirVi e truccarVi adeguatamente per un pranzo di gala stasera. Vostra
altezza farà gli onori di casa."
ORAZIA: "E chi saranno gli invitati?"
ROSENCRANTZ: "Oh, la crema della capitale,
naturalmente, e alcuni illustri stranieri. Ospite d'onore sarà madame
Europa."
AMLETA: "Dite, miei baldi, cosa ne pensate di
Europa? E' bella?"
ROSENCRANTZ: "Oh, certamente. L'avvenenza e la
grazia di madame sono lodate dappertutto."
GUILDENSTERN: "..............tutto."
AMLETA: "Siete ciechi o bugiardi! Madame non ha
nessuna grazia!"
ROSENCRANTZ: "Oh..............certo se lo dice
Vostra altezza............."
AMLETA: "E' brutta!"
GUILDENSTERN: "Così la penso anch'io."
AMLETA: "Maleodorante!"
ROSENCRANTZ: "Non si può negare."
AMLETA: "Disgustosa in tutti i sensi."
GUILDENSTERN: "E' come dite Voi."
AMLETA: "Dunque ritenete mio padre così becero
e di cattivo gusto da onorare un essere così ripugnante?"
ROSENCRANTZ: (imbarazzatissimo) "Veramente non
capisco cosa voglia significare Vostra altezza......................"
AMLETA: "Andate allora. E riferitegli la mia
opinione."
ROSENCRANTZ: "Immediatamente. Sempre al Vostro
servizio!"
GUILDENSTERN: "..................vizio."
(Escono
rinculando)
ORAZIA: (ridendo) "Razza di leccaculi. Hai
fatto bene a strapazzarli. Questi parassiti sono la vergogna della corte."
AMLETA: "Fossimo in un paese civile sarebbero
dei sottolavapiatti. Qui sono "membri aggiunti del gabinetto del
re"."
ORAZIA: "Ma tu non pensi che l'unione con
Europa forse migliorerebbe un pò le cose anche in questo campo? Sai, con tutta
la sua esperienza internazionale.............."
AMLETA: "Ma che internazionale. Quella, semmai,
ha un'esperienza colonialistica. E' tutta un'altra cosa!"
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SECONDO QUADRO
Casa di appuntamenti di Polonia. Un salottino
riservato dal tipico aspetto equivoco. Arredamento stile impero.
(L'on. Laertsen, l'Arcivescovo e Ofelio
stanno sorbendo il caffè. Ofelio è un giovane gentiluomo che nutre malcelate
ambizioni politiche e aspira alla carica di genero del re).
LAERTSEN: "Come dicevo, ho ormai tutte le
informazioni desiderate. Dal punto di vista finanziario madame ha le carte in
regola. Non per niente è figlia del barone Rotschildo de Unilever e di Agnellina
Kruppi."
ARCIVESCOVO: "E' pure battezzata con tutte le
regole; padrino è nientedimeno che il Cavaliere della Casa Bianca."
OFELIO: "Chi? Riccardo Cuor di Lenone?"
LAERTSEN: "Già. Inoltre, se è vero che ha dovuto
sloggiare le sue redditizie tenute presso i selvaggi d'Africa e d'Asia, si è
poi prontamente rifatta con varie imprese lucrose, come il contrabbando d'armi,
l'appalto di manodopera, lo sfruttamento dell'emigrazione......."
OFELIO: "E' per caso dentro anche al giro della
droga?"
LAERTSEN: "Queste cose non si dicono, ragazzo mio.
Però, c'è anche il rovescio della medaglia. E' molto invadente, monopolizza i
mercati, riempirà il paese coi suoi parenti poveri."
ARCIVESCOVO: "Ahi, ahi! Ha anche parenti
poveri?"
LAERTSEN: "Un sacco; e sono maleducati, ignoranti,
chiassosi da buoni meridionali.........!"
ARCIVESCOVO: (scandalizzato) "E magari
bestemmiano?"
OFELIO: "E sicuramente insidieranno le nostre
virtuose casalinghe."
LAERTSEN: "Ma c'è di peggio: di sicuro pretenderà,
per sé e i parenti tutti; la licenza di pesca del baccalà!"
ARCIVESCOVO
e OFELIO: (balzando in piedi) "Che
impudenza. E' impensabile!"
LAERTSEN: "Si pone quindi il problema
dell'opportunità di consigliare al re, nell'interesse superiore della nazione,
un ripensamento all'idea del matrimonio."
ARCIVESCOVO: "Purchè la cosa non si trasformi in
concubinato!"
OFELIO: "Diciamo pure che si tratterà di un
divorzio..........anticipato."
LAERTSEN: "Ci saranno naturalmente delle
chiacchiere. Sapete com'è la gente. Bisognerà trovare una buona scusa."
OFELIO: "Oh, per questo possiamo fidarci di
Mezzobusto. Per esempio, si potrebbe imbastire qualcosa sulla tresca tra il
fratello di madame, Pompidonio, e quella fascista spagnola. Questo la
metterebbe in cattiva luce presso la nostra opinione pubblica."
ARCIVESCOVO: "Ma avete pensato a come potrebbe
reagire la signora stessa?"
LAERTSEN: "E' una dama di mondo. Ci metteremo
d'accordo in termini onorevoli."
POLONIA: (entra dalla comune fregandosi le mani, da
brava ruffiana soddisfatta di sé) "Eccomi, signori. I colombelli sono già
usciti dalla porta di servizio, per non dare nell'occhio. Tutto combinato
dunque?"
ARCIVESCOVO: "..............Ehm...........Certe
profonde riflessioni di carattere......................morale ci consigliano di
ritornare sul progetto. Questo matrimonio potrebbe non essere molto
opportuno.........."
POLONIA: "Del resto lo dico sempre anch'io: a
sposarsi e a morire c'è sempre tempo. Certo che il buon Gertrudo s'è preso una
bella sbandata."
LAERTSEN: "Il popolo di Norvegia ed io ci rendiamo
perfettamente conto del dramma umano di sua Maestà, ma siamo certi che alla
fine di quel conflitto di sentimenti ne uscirà vittorioso il bene della
patria."
POLONIA: (commossa) "Che bella frase, sembra
presa da un libro di storia! E poi, resti fra noi naturalmente, non è tutto oro
quello che luce nella madame. Vestita fa un figurone, ma se cominciate a
toglierle busti, guepières, sostegni doganali e
cinte................daziarie..............fa acqua e ciccia molle da ogni
parte. Al re gliene potrei procurare una dozzina di migliori stasera stessa. E
anche a lor signori, s'intende."
ARCIVESCOVO: "Amen. Fatto salvo naturalmente il
dovuto rispetto alle convenienza e alla religione."
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TERZO QUADRO
Palazzo
reale. Studio del re. Arredamento sobrio e funzionale.
Sulla
scrivania una foto incorniciata di Efterina.
(Entrano
il re, Rosencrantz e Guildenstern).
RE: "E' così dunque? Quei vecchi merluzzi
vogliono intromettersi fra me e la cara Europa. Ma io li prendo in contropiede:
raccolgo un po' di firme e organizzo un referendum. Il popolo mi seguirà di
certo."
ROSENCRANTZ: "E' indubbiamente un'idea magnanima,
Maestà. Vorrei però mettere in luce due fattori negativi che potrebbero
influenzare il referendum in senso sfavorevole."
RE: "Sentiamoli."
ROSENCRANTZ: "Il primo è costituito dal fatto che anche
i pescatori di merluzzi fanno parte del popolo e hanno diritto di voto. Il
secondo è dovuto all'opposizione viscerale di sua altezza reale la principessa
Amleta."
RE: "E' vero. Da un po' di tempo quella
ragazza di preoccupa. Ha preso troppo da sua madre. Ma come può influire sul
referendum?"
GUILDENSTERN: "Ella ha un notevole ascendente sul
popolo, nonostante, o forse proprio a causa del
suo................ehm...............anticonformismo."
RE: "E allora dovrei licenziare Europa e
sposarmi una sindacalista dei merluzzai? Ci sarà pure un mezzo per
neutralizzare Amleta."
ROSENCRANTZ: "Uno ci sarebbe: farla rinchiudere in
una casa di cura per un certo periodo. In fondo è facile trovare chi l'ha
sentita di recente fare delle affermazioni piuttosto.........ehm....................alienate."
RE: "Certo. Il primo testimone sarei
proprio io! Ma non posso permettere che mia figlia passi per pazza. Tanto più
se lo è davvero."
GUILDENSTERN: "Si potrebbe accusarla di vilipendio.
Ciò la screditerebbe presso la maggioranza silenziosa."
RE: "Ma finirebbe in galera. Sapete
benissimo che il Grande Accusatore ser Calamaro è inflessibile. E poi, dato il
nome, penso sia favorevole al partito dei merluzzi."
GUILDENSTERN: "Che Vostra Maestà perdoni la stolidità
della mia proposta."
RE: "A mali estremi, estremi rimedi;
stasera avrò una cenetta intima con Europa. Se lei ci mette i capitali,
possiamo comprare qualche colonnello in Curlandia ed organizzare un colpo di
stato. Voi pensate a togliermi di torno Amleta con qualche scusa. Quanto a
Laertsen, è tanto permeato dalla puzza dei baccalà che non sentirà puzza
d'imbroglio fino a cose fatte. Andate!"
(Escono
Rosencrantz e Guildenstern).
(Il
re passeggia fregandosi le mani canticchiando):
"Io voglio bene al mio popolo,
tutto io fo per il mio
popolo,
se mangio penso al mio
popolo,
se dormo sogno il mio
popolo.
e fotto sol perchè il popolo
vuole un "erede del
popolo"........
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QUARTO QUADRO
Palazzo reale. Saletta appartata nella torre
"Romantica". Arredamento intimo in finto rustico. Caminetto acceso.
In un angolo un tavolo apparecchiato per due, con lunga tovaglia e candelieri.
(Entra Amleta con aria furtiva e una boccetta
in mano).
AMLETA: "Mescere, non mescere................il
problema è tutto qui. Se sia meglio per me, nel rispetto della lealtà filiale,
tollerare la perdita delle libertà civili, l'arbitrio che si fa regola, la
fregola come misura degli interessi dello stato.............oppure soffocare la
voce del sangue e incrudelire contro chi mi ha generato, e a suo modo mi vuol
bene, vendicando a un tempo la libertà minacciata e la postuma gelosia di
Efterina. Perchè è ben certo che un tale abominio per quest'unione non può
esser nato in me che come transfer del sentimento che mia madre proverebbe,
qualora ancor si trovasse fra i viventi................ Ebbene, ho deciso:
mamma, guida tu il mio braccio!"
(versa il contenuto della boccetta
nel bicchiere del re)...
"Del resto così facendo
assecondo senz'altro l'opinione della stragrande maggioranza. Quei due figli di
mignotta, annusando l'odore di una sconfitta certa, sono venuti a spifferarmi
tutto tradendo così quel traditore di papà."
(Si ode rumore di passi). "Oh!
Dio, viene qualcuno. E qui non ci sono altre uscite..........."
(Entra
Ofelio)
OFELIO: "Amleta, sei qui? Finalmente! E' tutto
il giorno che ti cerco. Devo parlarti di questioni importantissime."
AMLETA: "E come mai sei venuto a cercarmi
proprio qui?"
OFELIO: "Dianzi alla buvette ho incontrato
Rosencrantz e compare. Saputo che ti stavo cercando, hanno ammiccato fra loro e
mi hanno detto che forse avrei potuto trovarti nella torre Romantica. Non so,
tra l'altro, come facessero a saperlo."
AMLETA: (fra sé) "E così sono riusciti a
coinvolgere anche lui. Bel colpo." (A Ofelio) "Come vedi un buon
cagnolino sa sempre riconoscere la traccia della sua padroncina."
OFELIO: "In realtà più che cagnolini quelli io
li chiamerei bastardacci rognosi. Ma veniamo a noi: Amleta, tu sai che da tempo
io nutro per te sentimenti di amicizia che sconfinano nell'affetto. Finora non
ho mai voluto palesarli in modo troppo diretto, per non forzare anzi tempo la
tua libera decisione. Ma la situazione si è fatta oggi così delicata che, per
il bene del paese più ancora che per la mia felicità, ti chiedo ufficialmente:
vuoi sposarmi?"
AMLETA: (sorpresa) "Sposarti? E che c'entra il
bene del paese? Parli proprio come mio padre."
OFELIO: "Appunto a causa della strana
ostinazione del re c'è grande malcontento nel paese. Finora l'autorità di
Gertrudo non è messa in discussione, ma potrebbe esserlo da un momento
all'altro. Meglio dunque che nasca al più presto un erede – possibilmente
maschio – della dinastia, su cui si riverserebbe l'affetto e la speranza del
popolo."
AMLETA: "Ora mi spiego. Si perchè, conoscendo i
tuoi gusti – Polonia mi ha raccontato qualcosa – non credo che una ragazzina
magra e secca come me potesse ispirarti una sì rovente passione. Naturalmente
se c'è di mezzo la speranza del popolo............."
OFELIO: "Ti prego, dolce Amleta, non scherzare
sulla sincerità dei miei sentimenti................"
AMLETA: "Va in bordello, Ofelio! Perchè
vorresti generare altri figli sfruttatori? Altro non potrebbero divenire i
nostri figli, pur se educati meno ipocritamente di quanto lo siamo stati noi.
Il popolo vorrebbe un erede? Ma va: il popolo vuole ben altro! E sai pure che
ben altro brama la tua libidine che queste mie tette piatte. Va in bordello,
finchè sei a tempo! corri! c'è coprifuoco presto, stasera."
(Ofelio
resta un momento interdetto, poi annuisce e si precipita fuori).
"Ora però c'è un testimone che
mi ha visto qui. Sarà il caso di mandare tutto a monte?..........."
(rumore di passi).
"Ahimé, non c'è più
tempo. Dovevo immaginarmelo, Rosencrantz e Guildenstern hanno fatto il triplo
gioco. Posso solo cercare di nascondermi."
(Si butta a pesce sotto il tavolo e scompare
dietro i lembi della tovaglia. Entrano il re ed Europa, che si sofferma in
disparte)
RE: (scrutando in giro) "Qui non c'è
nessuno, ed è tutto in ordine. Quel Rosencrantz ha bevuto troppo. A proposito,
ho sete anch'io." (Versa del vino nel bicchiere e tracanna).
"Strano sapore questo champagne.
Dev'essere californiano." (Un crampo di dolore).
"Ma...............che mi succede? Aiuto, sto male,
tradimentooo................."
(Si
slaccia rapidamente i pantaloni mentre la scena si oscura improvvisamente).
*****************
QUINTO QUADRO
Camera
di Amleta. Su una mensola il televisore acceso.
(Amleta è a letto, gravemente ammalata. La assistono
Ofelio e Orazia, mentre in un angolo, sferruzzando, c'è anche Polonia).
AMLETA: (parla a fatica, ansando dolorosamente)
"Che ore sono?"
ORAZIA: "Quasi le nove. Come va? Soffri?"
AMLETA: "Ora non molto...........Ho
riposato...........Ma raccontami come è andata. Io non ricordo più
nulla................."
OFELIO: "Non è proprio il momento di
affaticarti......"
AMLETA: "Se non racconti tutto smetto
immediatamente di respirare..."
(Chiude ostentatamente la bocca e si
tura il naso con le dita).
POLONIA: "E' sempre stata così
testarda...............Accontentatela: tanto oramai................."
OFELIO: (dando un'occhiataccia a Polonia) "E
va bene. Pare dunque che ieri sera il re Gertrudo avesse organizzato un
abboccamento segreto con madame Europa per ordine non si sa bene quale
complotto. Qualcuno però deve aver propinato un potentissimo purgante a effetto
immediato e scrosciante.........."
ORAZIA: "Deve essere stata una scena mondiale.
Il re che non poteva più contenere la sua esuberanza rettale, e madame in fuga,
scandalizzata e semi-asfissiata."
OFELIO: "Potresti parlare con più rispetto,
non sei ancora principessa. Comunque la scena si è svolta più o meno
così."
(Appare
Mezzobusto sul teleschermo).
MEZZOBUSTO: "L'improvvisa
crisi di gabinetto esplosa nella serata di ieri sembra ormai risolta. Sua
Maestà il re ha riconfermato la fiducia nell'On. Laertsen, incaricandolo di
procedere a un rimpasto. Sono invece irrevocabili le dimissioni del ministro
per l'Igiene e Sanità......."
(L'immagine
svanisce e il televisore tace).
AMLETA: "E come è finita?"
OFELIO: "Dopo lo scandalo, evidentemente non
si è più parlato di matrimonio. Laertsen si è poi incontrato con madame Europa,
al fine di evitare rappresaglie, e ne è nato un trattato economico-commerciale
di compromesso. Così noi continueremo a vender baccalà a prezzo di favore, e
l'Europa ci farà lo sconto sui prodotti delle sue industrie."
AMLETA: "E papà?"
OFELIO: "Per le mancate soddisfazioni della
carne provvederà Polonia. Quanto alla perdita della dote europea, i pescatori
accetteranno l'applicazione dell'IVA sulla salatura del merluzzo."
TUTTI: "E così ognuno è riuscito a concludere il
suo personale commercio." (Cantano)
Canto degli scambi commerciali
Refrain: Gira, gira, mondo lercio,
il motor sta nel commercio;
vendi e compra, questo è il punto:
chi non vende è già defunto!
Il re
vende la sua benevolenza;
il
vescovo le sue benedizioni;
l'intellettuale
vende la sua scienza,
il
notabile le raccomandazioni.
Vende la sposa il suo casto decoro,
il reo confesso la sua libertà;
l'operaio a vil prezzo, il suo
lavoro;
chi il retto vende, chi la dignità.
Refrain: Gira, gira, ecc.
Il
terzo mondo le materie prime
ci
vende per pagare le scadenze
dei
debiti; l'America ci opprime
vendendoci
ogni dì le sue eccedenze.
L'Italia vende braccia, ed assolate
vacanze in pensioncine a prezzo
fisso;
l'Europa cognizioni già sfruttate
ci vende, e la Norvegia stoccafisso!
Refrain: Gira, gira, ecc.
Finalino
morale: Del Mercato Comune
ecco il bel risultato:
non l'unione europea
ma un comune mercato.