COMITATO DI DIFESA
C.C.R. ISPRA
Il Centro Comune di Ricerche di Ispra,
impostato per una dimensione europea, non è riuscito fino ad ora a realizzare un
vitale contatto con gli ambienti universitari ed industriali.
Uno dei modi in cui si può rompere questo
isolamento è l’utilizzazione del Centro di Ispra e dei suoi dintorni quale sede
di istituti di ricerca europei o nazionali. Esso potrebbero fruire di buona
parte delle infrastrutture che sono già adeguatamente dimensionate per un
futuro sviluppo.
Il presente studio indica quali sono le
iniziative che potrebbero trovare in Ispra la loro logica sede di attuazione ed
elenca in dettaglio qual è il potenziale di cui Ispra dispone, in relazione
alla creazione di un’area di ricerca.
Ispra, 26.2.1969
CD 21/69i
1. L’ISOLAMENTO DEL CENTRO COMUNE DI RICERCA DI
ISPRA COME CAUSA DI CRISI
Un centro di ricerca ha bisogno, per poter mantenere
intatta la propria vitalità in un mondo tecnologico in vertiginoso sviluppo, di
continui contatti con gli ambienti universitari e industriali: i primi per
evitare l’invecchiamento delle tecniche di ricerca, i secondi per avere degli
orientamenti precisi e costanti sui temi della ricerca.
Questi contratti sono completamenti mancati
al Centro Comune di Ricerche (CCR) di Ispra, per varie ragioni:
1)
le speranze di creare un clima universitario europeo, che esistevano
quando il Centro fu ceduto all’EURATOM, non sono state realizzate, ed appaiono
tuttora molto deboli.
2)
Le industrie della Comunità Europea hanno mantenuto una dimensione
nazionale, con poche eccezioni, e si sono appoggiate, per i loro bisogni di
ricerca, a strutture di ricerca proprie o a centri nazionali.
3)
Il processo di integrazione politica che, una volta compiuto, sarebbe
reso necessario degli organi tecnici comunitari, di cui il CCR costituiva un
primo esempio, ha subito rallentamenti non previsti.
Per queste, ed altre ragioni, il CCR, impostato
per una dimensione europea che non si è riusciti finora a realizzare, si è
trovato avulso dalla realtà dell’ambiente, e destinato ad immiserirsi in una
ricerca collaterale, di appoggio o di servizio, se non addirittura inutile.
2. IL RILANCIO DI IPSRA IN UN CONTESTO
EUROPEO
L’accelerazione del processo di integrazione politica, che fornirebbe a
lunga scadenza la soluzione più logica e definitiva, appare attualmente non
realizzabile.
Soluzioni almeno parziali per evitare
l’isolamento appaiono comunque possibili:
a)
L’istituto europeo di tecnologia: esso, in via di
istituzione sotto gli auspici dell’OECE, costituirebbe un embrione di struttura
universitaria sopranazionale. La sua localizzazione ad Ispra, ed un opportuno
coordinamento fra la sua attività didattica e l’attività di ricerca del Centro
Comune potrebbero essere una prima soluzione per quanto riguarda i rapporti con
il mondo Universitario.
Si ricordi che il CCR dispone
di un numero notevole di docenti universitari di vari paesi europei, ed ha
quindi possibilità didattiche importanti ed attualmente non utilizzate, se non
a titolo personale.
b)
Le proposte di cooperazione tecnologica europea: è indubbio che
un’attività di ricerca comunitaria in altri settori della tecnologia avanzata,
oltre che nel campo dell’energia nucleare, è essenziale allo sviluppo economico
europeo.
Il gruppo
di lavoro “Politica della Ricerca Scientifica e Tecnica” formato con il compito
di formulare al Consiglio dei Ministri delle Comunità Europee proposte concrete
di attività comunitaria in vari settori tecnologici, e comprendente esperti dei
sei paesi della comunità, sta per fornire i suoi risultati. Il CCR ha potuto
partecipare ai lavori del gruppo solo parzialmente. Ha comunque constatato che
in un numero molto notevole di casi esistono ad Ispra competenze direttamente
utilizzabili in tali attività ed ha formulato al riguardo varie proposte.
L’inserimento di attività non nucleari costituirebbe un mezzo importante per
allargare le prospettive di sviluppo del CCR. Tali ricerche svolte in stretto
coordinamento con analoghe attività svolte nei singoli paesi, potrebbero
fornire, se opportunamente strutturate, una parziale soluzione dei problemi di
collegamento con il mondo del lavoro.
3. IL RILANCIO DI ISPRA IN UN CONTESTO
NAZIONALE
Il Centro di Ispra, nato come Centro
Nazionale e divenuto Centro Europeo, ha attualmente una vocazione ed una spinta
europea che non deve in alcun modo diminuire. Questo non significa, però, che
esso debba rimanere isolato ed estraneo all’ambiente circostante, che è
nazionale e regionale.
E’ indubbio che il mondo accademico e quello
industriale nazionali possono trarre notevoli vantaggi dal dialogo con un
centro di ricerca comunitario di tali dimensioni.
Questi vantaggi sono stati ben compresi dagli
altri paesi della comunità, che hanno realizzato una simbiosi fra centri
nazionali e comunitari estremamente fruttuosa per entrambi.
La realizzazione di una struttura di ricerca
nazionale accanto a quella comunitaria, e collaborante con essa, appare
possibile:
a)
Il CNEN ha già all’interno del CCR un laboratorio che utilizza il reattore
Ispra I, strumento unico in Italia. Nei piani di sviluppo del CNEN, che
prevedono una notevole espansione nel prossimo quinquennio, una parte delle
ricerche prevista potrebbe essere localizzata ad Ispra, semplificando il
coordinamento delle ricerche CNEN con quelle EURATOM.
Un ruolo analogo potrebbe
essere affidato all’I.N.F.N. per lo sviluppo della ricerca nucleare nel quadro
delle possibilità future del CCR (Reattore SORA, o acceleratori).
b)
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche prevede nei suoi piani di
sviluppo la creazione di “aree della ricerca” comprendenti vari istituti e
laboratori.
1) Istituto macromolecole
2)
Laboratorio Virus e Biosintesi vegetali
3)
Laboratorio Biologia Spaziale
4) Istituto
Centrale Industrializzazione e tecnologia edilizia
5)
Laboratorio tecnologie materiali metallici non tradizionali
6)
Laboratorio macchine utensili
7)
Laboratorio chimica e tecnologia ormoni
8)
Laboratorio Fisica dei Plasmi.
La maggior
parte di essi troverebbe ad Ispra un ambiente scientifico propizio a ricerche
avanzate, e troverebbe nel CCR una dotazione scientifica di prim’ordine,
potenzialmente utilizzabile.
c)
Le Università: l’estrema specializzazione della ricerca moderna
rende praticamente impossibile la disponibilità presso le Università di tutti
gli strumenti necessari e le concentrazioni del numero di persone necessarie
per uno sviluppo fruttuoso in certi settori della ricerca scientifica.
Per ovviare
a questo inconveniente si è ricorso negli USA all’insediamento di
laboratori universitari presso vari
centri di ricerca per sfruttare le competenze specifiche e favorire il dialogo
fra ricerca applicata e fondamentale.
Anche in
Italia si incomincia a sentire questo bisogno, ed Ispra potrebbe essere un
terreno ideale per la sperimentazione di questi “sportelli universitari”.
d) Le industrie: le necessità della ricerca
industriale e l’alto costo degli stabilimenti di ricerca favoriscono la
creazione di consorzi o la creazione di enti che eseguono ricerche su
commissione. Ispra, inserita in un contesto nazionale, potrebbe divenire sede
ideale per enti di questo tipo.
4. ISPRA COME “CITTA’ DELLA SCIENZA”
4.1 Le ragioni di istituzione
Le ragioni di istituzione delle “città della
scienza”, ed i criteri sulla loro formazione e sviluppo sono stati studiati
dalla Commissione per lo studio dei problemi concernenti la ricerca scientifica
nel comprensorio milanese, sul modello dei numerosi “research parks” americani.
I risultati sono stati esposti in un recente rapporto (“Relazione conclusiva
sull’area di ricerca di Milano, gennaio 1969”). E’ sorprendente notare quanto i
criteri e requisiti enunciati si adattino quasi tutti perfettamente ad Ispra:
Le esigenze intellettuali:
… “sono ovvie le opportunità che i ricercatori aumentino i rapporti
interdisciplinari….i rapporti intellettuali tra i ricercatori sono di
importanza indiscutibile e devono essere stimolati e facilitati il più
possibile. Nelle città della scienza i ricercatori utilizzano le stesse
biblioteche e le stesse mense, si trovano tra loro nei locali di uso comune, e
le visite ai reciproci laboratori ed in conclusione i loro scambi intellettuali
sono favoriti al massimo…”
- Questo clima esiste già ad Ispra, ed è un clima
europeo, estremamente propizio agli scambi a largo respiro.
Le regioni infrastrutturali:
…“… è ovvia l’opportunità tecnica ed
economica di costituire, gestire ed utilizzare in comune talune infrastrutture
come centri di convegni e conferenze, biblioteche, centri di calcolo,
apparecchiature ed infrastrutture pesanti di alto costo (reattori nucleari,
acceleratori di particelle…), officine specializzate, depositi e magazzini,
allevamenti di animali da laboratorio, servizi vari in comune (centro traduzioni,
manutenzioni varie, ufficio postale, servizio fotografico, centralino
telefonico, ambulanza….), attrezzature residenziali e sociali….”.
Tutto questo esiste già al C.C.R. di Ispra,
ed è stato dimensionato in previsione di una espansione che non ha avuto luogo.
Se certamente talune infrastrutture non sono
dimensionate per sopportare un aumento di carico molto elevato (ad esempio un
raddoppio) esse sono comunque sufficienti per permettere l’installazione
immediata di un’area di ricerca, rimandando la soluzione definita al momento in
cui l’espansione potrà essere valutata in termini reali, e non solo
presunti.
4.2 Il potenziale di Ispra in relazione
alle necessità di una area di ricerca
a)
Terreno edificabile
Il rapporto
suddetto indica in 30-40 ettari le esigenze immediate di terreno, ed in 100-180
ettari le esigenze prossime. Il C.C.R. confina in ogni parte con un terreno
boschivo pianeggiante e collinoso, adatto all’insediamento di nuovi laboratori
e pianificabile in assoluta libertà. Un ampliamento del C.C.R. per addizionali
130 ettari, era già stato studiato. Il terreno relativo è ancora completamente
incolto.
b) Collegamento con la città
Collegamenti stradali:
Il C.C.R. dista pochi chilometri dalla
superstrada Vergiate-Besozzo, che immette sull’autostrada Milano-Sesto Calende.
Il tempo richiesto per arrivare a Milano è attualmente dell’ordine di 40-50
minuti. Esiste già un progetto, elaborato nei minimi dettagli, per collegare
direttamente il C.C.R. alla Vergiate-Besozzo con un rettifilo di circa 4 km.,
che eliminerebbe i residui problemi di traffico locale.
Collegamenti ferroviari:
Esiste uno scalo ferroviario in loco (linea
Novara-Luino). La possibilità di collegamento celere Ispra-Milano è già stata
studiata dal Compartimento FFSS di Milano.
Sono necessarie modifiche di importanza
minore allo scalo di Sesto Calende. Il percorso con automotrice richiederebbe
40-50 minuti.
c) Rifornimento idrico adeguato, con acqua
potabile ad elevata caratteristica di purezza.
Il C.C.R. attinge la propria acqua dal Lago
Maggiore. La capacità attuale dell’impianto è di circa 3000 m3/ora,
di cui circa 1000 m3/ora potrebbero essere resi disponibili con
modifiche di minore importanza. Sono disponibili due reti di alimentazione
(acqua tecnica e acqua potabile).
d) Fognatura
Il C.C.R. ha un impianto di fognatura tra i
più moderni, con abbattimento chimico e abbattimento biologico, e con un tasso
di inquinamento residuo tra i più bassi. La potenzialità dell’impianto è molto
superiore all’uso attuale.
e) Rete elettrica
Il C.C.R. è servito da una
linea ENEL da 40.000 Kw. I trasformatori attualmente installati forniscono
20.000 Kw, di cui solo un terzo è attualmente utilizzato.
E’ previsto nella centrale
elettrica lo spazio per inserire trasformatori per altri 20.000 Kw.
f) Centrale termica
La centrale termica del
C.C.R. fornisce 60 tonn/ora di acqua surriscaldata a 130 °C, di cui 2/3 sono
attualmente utilizzati.
E’ possibile potenziare
l’impianto senza modifiche importanti fino a un totale di 120 tonn/ora.
4.3 In conclusione
Ispra sembra soddisfare in tutti i modi alle
caratteristiche scientifiche-urbanistiche-logistiche di una area di ricerca.
Se il carattere milanese di una tale area di
ricerca può forse essere contestato oggi, è indubbio che con l’espandersi della
città, e l’importanza assunta dall’inquinamento atmosferico e idrico, la scelta
di Ispra diventerà estremamente valida nel contesto di una città-regione, di
cui essa può diventare uno dei poli culturali e residenziali. La lontananza
dall’aeroporto di Linate sarà bilanciata, nell’era del “Jumbo-jets”, dalla
vicinanza con l’aeroporto della Malpensa. Collegamenti celeri ferroviari o
metropolitani dovranno essere creati.
(1) Piano Intercomunale Milanese: Relazione
conclusiva sull’area di ricerca di Milano, gennaio 1969
(2) J. Battistoni, A. Leopardi: “Le città della
Scienza”, da Civiltà delle Macchine 6, Nov.-Dic. 1967.
(3) A. Leopardi: I “Research parks” – Città della
scienza per superare il “Gap”. – da “Notizie” – Istituto Mario Negri, 2,
Febbraio 1968.