IL CENTRO COMUNE DI RICERCHE DELL'EURATOM

SITUAZIONE E PROSPETTIVE

 

Nota di lavoro

4 dicembre 1970

 

Comitato di Occupazione del

Centro Euratom di Ispra

 

 

(Questo documento è l'aggiornamento di un precedente documento del gennaio 1969 preparato dal Comitato di Difesa di Ispra. Il documento è indirizzato particolarmente agli ambienti politici, sindacali e industriali italiani).

 

 

1. INTRODUZIONE

 

1.1   Origine e funzioni istituzionali dell'Euratom

 

L'EURATOM o Comunità Europea dell'Energia Atomica è nata con il Trattato di Roma nel 1957, stipulato tra Italia, Germania, Belgio, Olanda, Francia, Lussemburgo.

"La Comunità ha il compito di contribuire, creando le premesse necessarie per la formazione ed il rapido incremento delle industrie nucleari, all'evoluzione del tenore di vita negli stati membri e allo sviluppo degli scambi con gli altri paesi" (art. 1 del Trattato).

Per l'assolvimento dei suoi compiti la Comunità deve (art. 2):

a)       sviluppare le ricerche e assicurare la diffusione delle cognizioni,

b)       stabilire norme di sicurezza uniformi,

c)       agevolare gli investimenti nel settore nucleare,

d)       curare l'approvvigionamento dei combustibili nucleari,

e)       garantire la destinazione prevista per le materie nucleari,

f)        esercitare il diritto di proprietà sulle materie fissili speciali,

g)       assicurare un mercato comune dei materiali e delle attrezzature speciali,

h)       stabilire collegamenti con gli altri paesi e le organizzazioni internazionali per promuovere il progresso nell'utilizzazione pacifica dell'energia atomica.

 

Il Trattato e i compiti istituzionali del nuovo organismo sono il risultato di una azione parallela del Comitato Intergovernativo nato dalla Conferenza di Messina (giugno 1955) e dal Comitato di Azione per gli Stati Uniti di Europa di J. Monnet (ottobre 1955).

E' evidente, se si considera la mancanza di previsioni chiare e credibili a quel tempo sugli sviluppi delle applicazioni civili dell'energia nucleare, una prevalente motivazione politica "integrazionalista" alla base del Trattato. Tale motivazione, però, non è bastata per dare al nuovo organismo adeguati poteri sovranazionali per un compito così impegnativo e per una situazione difficile in partenza a causa dello squilibrio nel settore tra un paese (la Francia) impegnato tra l'altro già in un programma militare e gli altri paesi.

 

1.2   Evoluzione della situazione in tema di energia nucleare e ricerca dal 1957 ad oggi

 

Dal 1957 la situazione nel settore della produzione di energia elettrica di origine nucleare ha subito una evoluzione decisiva. L'energia nucleare è competitiva. Si sta aprendo un mercato comunitario: entro il 1980 nella comunità potranno essere installati secondo ragionevoli previsioni dai 40.000 ai 60.000 Mwe nucleari. Esistono delle soluzioni tecniche a livello già di produzione industriale (i reattori della prima generazione moderati e refrigerati ad acqua leggera) che assicurano questa competitività.

"Le valutazioni di prestigio politico che accompagnarono l'apparizione dell'energia atomica e l'entusiasmo che in Europa la celebrò al tempo della crisi di Suez hanno lasciato il loro posto ad una più sobria e realistica valutazione, ispirata pressoché esclusivamente a ragioni economiche".

"Quanto ai reattori ... non può più oggi parlarsi di un settore nuovo, ove tutto sia ancora da scoprire o da fare ... Si tratta di un problema di ricerca industriale" (1).

Dal 1957 c'è stato anche un profondo mutamento dell'atteggiamento di fronte ai problemi della ricerca in generale. Le spese per la ricerca hanno assunto un ritmo di espansione ben superiore a quello del prodotto nazionale lordo in tutti i paesi industrializzati (N.B. questo non è il caso dell'Italia, che ha ridotto nel 1970 le spese di ricerca in % rispetto il 69) e questo ha sollevato il problema del rapporto tra spese per ricerca e sviluppo economico.

Infine, e in una certa misura come conseguenza dei due fatti precedenti, si è fatta strada una maggiore coscienza dell'interdipendenza inevitabile dei diversi settori produttivi, dei diversi fattori della produzione tra cui si è posta anche la ricerca e l'insegnamento, e dei mercati.

Questa interdipendenza mette in difficoltà l'idea stessa di uno sviluppo integrato verticalmente di un singolo settore quale quello nucleare (1).

 

1.3   Il Centro Comune di Ricerche dell'EURATOM

 

Nell'ambito del capitolo I del Trattato di Roma, art. 8, è detto: "La Commissione istituisce un Centro Comune di Ricerche Nucleari" con le seguenti funzioni:

a)       assicurare l'esecuzione dei programmi di ricerche assegnatigli dalla Commissione

b)       stabilire una terminologia nucleare comune e degli standard nucleari

c)       organizzare un ufficio centrale di misure nucleari.

 

Le attività del Centro possono essere svolte in Stabilimenti distinti.

 

Nel quadro dei compiti del Centro è anche la creazione di scuole per la formazione di specialisti e di un istituto di livello universitario (art. 9).

 

Il funzionamento del Centro è previsto nell'ambito del programma di ricerca e di insegnamento della Comunità. Il programma deve essere deliberato all'unanimità dal Consiglio su proposta della Commissione (art. 7).

 

Nel Trattato istitutivo dell'Euratom il CCR è uno degli strumenti della politica di ricerca. Il suo programma possibile di attività è vasto e può essere esteso (vedi allegato al Trattato).

Nella realtà il CCR ha un peso decisivo nei programmi dell'Euratom nel primo piano quinquennale, perde di importanza nel secondo piano quinquennale, infine è la sola realtà che resta negli ultimi due anni: 68, 69.

 

Le tappe del CCR sono le seguenti:

 

1959                  Accordo per la cessione di Ispra all'Euratom

                    (Legge 906 del 1960, 1° agosto). Ispra è "Centro di Competenza Generale".

1960            Creazione a Karlsruhe (Germania) di un Centro con compito specifico di ricerca sui transuranici

1961            Accordo per la cessione parziale del Centro di Petten con il reattore ad alto flusso HFR (Olanda)

1961            Convenzione con il governo belga per la creazione a Geel-Mol dell'Ufficio Centrale di Misure Nucleari dell'Euratom (l'Ufficio era già di fatto in funzione da due anni)

1957-62       1° Piano quinquennale. Su un totale di 190 Milioni di $, 85 sono spesi per il Centro Comune, di cui 50 a Ispra.

1962-67       2° Piano quinquennale. Su un totale di 490 Milioni di $, 90 (più 60 per Orgel) per Ispra.

1965            (maggio). Revisione del 2° Piano quinquennale.

1967            Fusione degli Esecutivi delle 3 Comunità.

1967            In mancanza di accordo su un programma pluriennale, bilancio provvisorio per il 1968 limitato alle attività dei Centri Comuni (40 Milioni di $).

1968            In mancanza di un accordo su un programma pluriennale, programma provvisorio per il 1969 (bloccato per il 2° semestre alla decisione dei programmi pluriennali). Introduzione della distinzione tra programmi comuni e complementari.

                    Ispra lavora solo per il 30% su programmi comuni (cioè a sei).

1970            Ripetizione del programma provvisorio del 1969. Decisione di ripetere lo stesso programma ancora nel 1971.

 

1.4   Crisi e suoi fattori

 

Non ci soffermiamo sulla crisi dell'Euratom in generale già ampiamente analizzata in (1), (2) e (3) dal governo italiano.

Ci interessa cercare qui di analizzare la crisi più specifica del Centro Comune. Infatti, nonostante sia stata avvertita la necessità di distinguere il CCR dalla Istituzione in blocco, non si è riusciti a tradurre sul piano operativo questa distinzione.

I motivi per cui la crisi non ha risparmiato il Centro Comune possono ricondursi ai seguenti punti:

 

1.4.1      Mancata definizione della politica industriale nucleare della Comunità

 

Dice il rapporto dei 4 Saggi (x) incaricati dalla Commissione di studiare il funzionamento del CCR ed esprimere delle raccomandazioni operative:

"Se esistesse una politica comunitaria tecnica ed industriale, ad esempio se la Commissione si fosse impegnata in una scelta precisa ed inequivocabile sul tipo di reattore da utilizzare nei 6 paesi o sul tipo di processo di separazione isotopica da utilizzare, il programma del CCR sarebbe potuto derivare da una simile politica. Ma non è questa la situazione attuale".

 

In effetti la Commissione, dopo aver abbandonato un tipo proprio di reattore (ORGEL), non ha effettuato alcuna scelta precisa ma si è limitata ad una funzione di generico supporto.

 

1.4.2      Mancata definizione della specifica funzione del Centro Comune

 

La mancanza di una politica industriale nucleare rendeva necessaria una filosofia di intervento del CCR nella ricerca nucleare europea. Tale sforzo di definizione non è mai stato effettuato. Come conseguenza la Commissione non ha mai potuto presentare all'esame del Consiglio dei Ministri un programma omogeneo con un filo conduttore comune ma soltanto un assieme di proposte non coerenti, ciascuna delle quali poteva essere discussa e criticata separatamente.

           

            Ci sembra di poter individuare nei punti seguenti le zone di intervento del CCR(xx):

 

a)       assicurare delle funzioni di servizio pubblico: si tratta di azioni di interesse generale non aventi una finalità economica diretta; possiamo citare ad esempio i problemi di sicurezza nucleare, il controllo delle materie fissili.

b)       realizzazione di grandi apparecchiature scientifiche che evitino nel campo specifico dei doppioni in campo nazionale od un impoverimento di contenuto di un ramo scientifico per mancanza di strumenti adatti.

c)       Apportare un sostegno di ricerca di base alle industrie ed eventualmente fornire un lavoro specifico sotto contratto mediante una opportuna tarifficazione.

d)       Contribuire alla formazione di ricercatori europei di livello europeo.

 

1.4.3      Riflesso di una crisi generale estesa

 

Si può distinguere una crisi di "politica europea", del "settore nucleare" e dei "centri di ricerca".

 

La crisi acuta dell'europeismo "pionieristico" che può datarsi con il rifiuto dell'entrata dell'Inghilterra nel MEC nel 1962, ha spento il fascino della parola 'comunitario' ed ha contribuito a dimenticarne anche i significati più concreti. Il Centro comune è rimasto un "Centro" tra tanti.

 

Con l'emergere di un mercato e di una industria nucleare si è decantato il significato quasi mitico di "ricerca nucleare", si è chiarita la distinzione tra ricerca fondamentale e ricerca applicata ai reattori. L'obiettivo per quest'ultima ha seguito le vicende dei reattori europei: nessuno dei tipi tentati in Europa ha potuto sostenere la concorrenza di quelli americani.

 

La crisi dei Centri di ricerca è un fenomeno che risale ad alcuni anni addietro e che continua.

In particolare la crisi ha colpito i grandi Centri nazionali nucleari, cresciuti negli anni cinquanta per esigenze prevalentemente militari fino ad assumere dimensioni insostenibili.

La crisi ha colpito per esempio Harwell e Culham in Inghilterra, Argonne, Hanford, Oak Ridge in Usa.

La stessa crisi sta colpendo i centri del Cea francesi.

La causa della crisi è da cercarsi nell'esaurimento dei bisogni di ricerca nucleare o meglio nel riorientamento di questa ricerca.

La soluzione adottata per queste crisi consiste nella parziale destinazione di questi Centri ad altri obiettivi non nucleari: collegamento con Università, ricerche d'interesse generale: dissalamento dell'acqua di mare, ricerche sul deterioramento dell'ambiente e sui rimedi, ricerche sulla migliore utilizzazione di varie forme di energia, ecc..

La riconversione delle attività dei Centri nucleari inglesi è stata per esempio oggetto di una legge "Science and Technology Act" del 1965.

Le crisi citate hanno inevitabilmente minato lo slancio costruttivo nei Centri comuni ed hanno anzi provocato una reazione a catena di sfiducia nelle iniziative comunitarie che si è tradotto in una serie di accordi bi e trilaterali: l'accordo franco-tedesco per il reattore ad alto flusso di Grenoble; l'accordo Olanda, Inghilterra, Germania per la separazione isotopica; l'accordo Belgio, Olanda, Germania per i reattori veloci. L'esperienza di questi accordi è tuttavia sostanzialmente negativa.

 

 

2. NECESSITA' E STRUMENTI DI UNA POLITICA EUROPEA DELLA RICERCA

 

2.1   Perchè è necessaria la collaborazione internazionale

La difficoltà di alcuni “esperimenti” nel campo della collaborazione internazionale non devono fare dimenticare la necessità di questa collaborazione. Evidentemente le forme con cui questa collaborazione dovrà essere portata avanti dovranno essere più attentamente valutate.

Di questa necessità sono ben coscienti anche gli esponenti del mondo industriale.

Per esempio nel settembre 1967 l’Avv. Di Cagno e l’Avv. Agnelli affermavano davanti alla Commissione Industria della Camera:

Avv. Di Cagno:

“Vorrei ancora una volta porre in rilievo un aspetto della ricerca scientifica e tecnologica, che assume un’importanza sempre crescente, in relazione all’imponenza di strutture e di mezzi che la ricerca richiede nell’epoca dell’energia nucleare, dell’automazione e dell’elettronica. E cioè la necessità di evitare al massimo la dispersione dei mezzi non soltanto in ambito nazionale, ma anche in seno alla Comunità europea. Auspicando, anzi, una iniziativa integrata in seno alla stessa Comunità”.

“Con una iniziativa integrata in seno alla Comunità Europea risulterà anche facilitato e stimolato tra l’altro quell’interscambio di ricercatori e di tecnici che rappresenta indubbiamente uno dei mezzi più efficaci per quella circolazione di esperienze e di conoscenze che contribuisce efficacemente alla elevazione del livello della ricerca indispensabile per lo sviluppo delle industrializzazione e, quindi, del progresso economico e sociale”.

Avv. Agnelli:

“La realizzazione di iniziative a respiro internazionale permette di ottenere, negli enti di ricerca che ne derivano, i seguenti vantaggi:

a)       gli organismi di ricerca possono raggiungere quelle dimensioni che permettono loro di svolgere un lavoro scientifico efficiente ed importante;

b)       il contatto di ricercatori di formazione diversa e l’apertura su ambienti scientifici e industriali differenti favorisce l’azione di stimolo nel lavoro di ricerca e ne allarga le visuali”.

In sede politica, già nel 1966, il Ministro degli Esteri lanciava l’idea di un piano europeo di sviluppo tecnologico (piano Fanfani) le cui linee sono contenute in (4).

Le motivazioni che sono alla base di questa esigenza di collaborazione internazionale si possono riassumere nei seguenti punti:

-    raggiungimento delle dimensioni critiche per ottenere la massima “produttività” delle iniziative;

-    massima utilizzazione dei mezzi investiti;

-    incremento delle “comunicazioni” e di conseguenza:

a)       riduzione dei tempi di risposta del sistema

b)       aumento della ricettività all’innovazione

c)       aumento della “creatività” come conseguenza della circolazione di uomini e di idee in spazi economici più grandi

d)       riduzione dello squilibrio tra nazioni diverse (l’Italia si trova in posizione critica nell’ambito della Comunità Europea) attraverso l’uguale opportunità di attingere allo stesso serbatoio di “idee per l’innovazione”.

 

2.2   I settori e le forme della collaborazione internazionale nel campo della ricerca

L’esigenza di collaborazione ha dato luogo ad iniziative concrete in settori particolari quali il nucleare (EURATOM, ENEA, EUROCHEMIC, CERN) e lo spaziale (ELDO, ESRO).

La necessità di una iniziativa più generale, a seguito tra l’altro del citato Piano Fanfani, ha portato agli sviluppi del cosiddetto “Piano Maréchal”.

Il “Comitato di Politica Economica a Medio Termine” della CEE ha elaborato nel 1967 un documento “Per una politica di ricerca ed innovazione nella Comunità” che è stato presentato alla riunione dei Ministri della Ricerca Scientifica della Comunità riuniti al Lussemburgo il 30 ottobre 1967.

Da questa riunione è uscita la decisione di costituire dei gruppi di lavoro composti da rappresentanti degli stati membri e da rappresentanti della Commissione CEE per esaminare i settori di possibile collaborazione nel campo della ricerca, chiamato in seguito Piano Aigrin o Prest.

La definizione di questi gruppi non è nata da una inchiesta approfondita delle necessità tecnologiche della Comunità dei 6 Paesi, ma è stata l’iniziativa di un gruppo ristretto di persone.

Dopo un anno e mezzo di discussione i gruppi di lavoro, in cui si era dato largo ascolto ai rappresentanti della grande industria, hanno presentato al Consiglio dei Ministri una serie di proposte.

Il Consiglio del 28.10.1969 ha considerato interessanti proposte per una spesa totale di 12,5 MUC su un periodo di tre anni (1/1000 della spesa pubblica per la ricerca in Europa!).

Nello stesso tempo si decideva di allargare la discussione anche ai Paesi che avevano richiesto di entrare nella Comunità. Queste proposte sono quindi passate allo studio di un altro gruppo ad hoc che comprende Inghilterra ed altri paesi (COST).

Nel settembre 1970  questo gruppo ha emesso le prime raccomandazioni operative per iniziare gli studi in questione. Nessuna decisione è stata ancora presa né si può prevedere quando si prenderà.

Vi è una di sproporzione evidente tra l’esiguità della somma in discussione e l’imponenza della procedura burocratica in gioco. Crediamo quindi che un tale meccanismo offra poche possibilità di rilancio della ricerca europea.

 

 

3. IL “PACCHETTO SPINELLI”

 

La riunione dei Capi di Governo e dei Ministri degli Esteri dell’Aja aveva espresso nel comunicato finale di procedere:

- al rilancio della ricerca tecnologica europea;

- al rilancio del CCR;

- all’allargamento delle competenze del CCR a ricerche “non nucleari”.

Il Commissario Altiero Spinelli, che a partire dal 1° luglio 1970, è incaricato della ricerca scientifica e del CCR presso la Commissione, per rispondere a tali preoccupazioni ha preparato un insieme di documenti noto come “pacchetto Spinelli”.

 

3.1   Descrizione del “pacchetto Spinelli”

Questo pacchetto comprende 5 documenti:

-    un primo documento descrive nelle sue linee generali l’istituzione di un Comitato Europeo per la Ricerca e lo Sviluppo (C.E.R.D.) e di una Agenzia corrispondente (A.E.R.D.) per coordinare l’insieme della ricerca europea; mentre il CERD avrebbe una funzione puramente di coordinazione e dovrebbe essere il luogo ideale dove gli accordi tra i vari Paesi possono essere concertati, l’AERD funziona come Agenzia che attraverso una azione indiretta (contratti con industrie ed organismi di ricerca) ed un’azione diretta (CCR ?) attua le decisioni del CERD

-    due altri documenti presentano una ristrutturazione del Centro ed una nuova gestione del bilancio che dovrebbe permettere una maggiore autonomia dei Centri di Ricerca aumentandone nel contempo l’efficienza e l’elasticità di gestione; dovrebbe inoltre semplificare, anche da parte del Consiglio dei Ministri, la procedura di presentazione dei programmi

-    il quarto documento è un documento di lavoro che indica gli argomenti sui quali potrebbe essere centrato il prossimo programma pluriannuale per il CCR

-    il quinto documento contiene una proposta di variazione dello stato del personale che da uno statuto di tipo statale (funzionario con contratto a vita) passa ad un sistema di tipo industriale con contratti a tempo sia determinato che indeterminato.

 

3.2   Posizione del personale sul “pacchetto Spinelli”

Il personale considera con interesse l’operazione CERD-AERD. Si tratta tuttavia di una operazione puramente tecnocratica che rischierà quindi di arenarsi rapidamente se non si troverà il modo di ispirarla con una politica di ricerca.

Ricordiamo che la prima crisi dell’Euratom nata dalla constatazione che la maggior parte dei contratti di ricerca veniva conclusa con i Paesi maggiormente avanzati dal punto di vista tecnologico (problema del giusto ritorno). Se non verrà affrontata una politica di equilibri regionali con aiuti di sviluppo, oltre che azioni di punta, si può prevedere che tale crisi si ripresenterà puntualmente.

Il documento sulla ristrutturazione ed il nuovo regolamento budgetario ci trova pure consenzienti. Ricordiamo, a tale proposito, che molte delle proposte avanzate dai rappresentanti del personale di Ispra alla fine del 1968 vi si trovano inglobale.

Ci vediamo costretti a respingere nella forma più decisa i due documenti sui programmi e sullo statuto.

Per quanto riguarda il documento sui programmi, facciamo notare quanto segue:

a)       è contraddittorio presentare contemporaneamente una nuova metodologia di preparazione e presentazione di programmi (documento ristrutturazione) ed i programmi stessi. Dovranno essere gli organi previsti dalla nuova struttura a proporre dei programmi, secondo le nuove procedure;

b)       i programmi sono stati elaborati da un gruppo improvvisato trascurando totalmente il contributo dei ricercatori degli Stabilimenti;

c)       come conseguenza, il documento si presenta come uno strano ibrido. Da una parte non utilizza che al 25-30% la potenzialità dei Centri di ricerca, d’altro canto trascura completamente le azioni in cui è impegnata la Commissione (politica agricola, energetica, ricerca ex-CECA, politica sociale, politica industriale, di insegnamento, sanitaria e regionale, aiuto ai paesi in via di sviluppo) di cui dovrebbe essere la naturale conseguenza. In realtà è un programma inadeguato sia in un’ottica completamente “Euratom” sia in un’ottica CERD-AERD;

d)       ci è stato detto che tale documento non è propriamente un programma ma piuttosto la definizione di alcune linee di lavoro. Si tratta di fatto di un documento che serve di base per discutere nelle diverse capitali il programma futuro del CCR e della CERD-AERD.

La mancanza di un inquadramento nella politica generale della Comunità di un tale documento si traduce in un serio pericolo per il futuro della ricerca europea. Manca inoltre un qualsiasi tentativo di definire una funzione specifica del CCR.

Per quanto riguarda il documento sulle modifiche dello Statuto, ci limitiamo a far notare quanto segue:

a)       un cambiamento del regime statutario attuale ha ragione di essere solamente nell’ambito di una nuova struttura. Il personale ha diritto di voler garantire il posto di lavoro. Attualmente tale garanzia ci proviene dallo Statuto mentre la funzione resta aleatoria. Il personale quindi potrebbe accettare di rimettere in discussione tale garanzia statutaria solo nell’ambito di una struttura (CERD-AERD ad esempio) che gli garantisca una funzione permanente. Accettare una situazione aleatoria e di funzione e di statuto equivale a un suicidio;

b)       ci stupiamo che la Commissione disconosca gli usi universali dei Paesi civili e cioè che le variazioni dei contratti di lavoro vengano definite in seguito a contrattazione approfondita con i rappresentanti sindacali. Questa contrattazione è particolarmente necessarie per evitare il perpetuarsi di discriminazioni ed assicurare la ricezione delle legislazioni nazionali in tema di protezione dei diritti dei lavoratori.

 

4. STRUTTURA E COSTI DELLO STABILIMENTO DI ISPRA

 

4.1   Generalità

Lo Stabilimento di Ispra è nato come ”Centro a competenza generale” (Cessione di Ispra, legge 906 del 1.8.1960) ed è indipendente dai Centri nazionali (a differenza degli altri Stabilimenti che convivono con Centri nazionali, utilizzandone quindi le infrastrutture).

Geograficamente il Centro si trova al margine nord dell’interland industriale milanese (a 60 km. da Milano) in una zona industrialmente depressa e destinate, nelle previsioni programmatiche, a sviluppo turistico.

In prossimità del Centro sono ancora libere larghe zone boschive e verdi.

Le comunicazioni sono in sviluppo (superstrada Vergiate-Luino), autostrada in progetto per il collegamento con i valichi svizzeri).

L’area del Centro è di 160 ettari.

L’area coperta circa 50.000 m2.

Collegata al Centro esiste a Varese una Scuola Europea che conta 1495 alunni (Italiani 34%, Tedeschi 21%, Belgi 14%, Francesi 19%, Olandesi 12%).

 

4.2   Investimenti in impianti ed attrezzature

Gli investimenti in Ispra si valutano a circa 120 milioni di $. Se si escludono gli edifici e le attrezzature di infrastruttura, si possono individuare grandi installazioni ed attrezzature di laboratorio.


Grandi installazioni:

 

- Ispra 1                         reattore tipo CP-5 da % MW

- ECO                             insieme critico moderato ad acqua pesante

- ESSOR                        reattore sperimentale moderato ad acqua pesante da 40 MW, con annessi

laboratori caldi

- LMA                           laboratori caldi a media attività (una cella da 20.000 curie e 14 celle da 200

curie ciascuna)

- CETIS                         centro di calcolo dotato dei calcolatori digitali IBM 7090, IBM 1620, IBM

1401, IBM 360/65 (in affitto), e del calcolatore analogico PACE

- INSTALLAZIONI PER PROVE TECNOLOGICHE

                                       complesso di circuiti al sodio, ad acqua e ad organico per prove fuori pila;

                                       complesso di installazioni per ricerche sulla sicurezza dei reattori e sui

fenomeni rapidi in generale.

 

Attrezzature di laboratorio

 

In totale esistono 300 apparecchiature di costo superiore ai 10.000 dollari, di cui circa 40 di costo superiore ai 50.000 dollari.

Principali apparecchiature scientifiche:

1 microsonda elettronica

1 microanalizzatore a ioni

4 microscopi elettronici

8 macchine per prove su materiali

2 grandi installazioni per ultra vuoto

4 spettrometri di massa

9 spettrografi

3 spettrometri a risonanza

33 analizzatori multicanali

2 acceleratori Van der Graaf

18 forni per alta temperatura.

 

4.3   Struttura del Centro e distribuzione del personale

 

4.3.1 Potenziale numerico globale del Centro di Ispra nel periodo 31.12.1968-30.9.1970

 

A = Laureati

B = Diploma di scuola media superiore

C = Operai a statuto di funzionari

A.E. e A.L. = Operai italiani non funzionari alle dipendenze Euratom

App. = Operai e impiegati appaltati.

 

In questa tabella non compare un certo numero di appaltati (in parte legati, in parte illegali) per un totale di circa 250, permanentemente occupati presso il Centro.

 

 

A

B

C

AE

Tot.

AL

Tot.

App.

Tot.

31.12.68

426

590

146

459

1619

179

1798

150

1948

31.12.69

406

560

133

443

1542

169

1711

67

1778

30.9.70

374

535

118

435

1462

230

1692

67

1759

Età media al dic. 1970

40

38

35

38

 

38

 

38

38

 

Ripartizione per nazionalità

 

 

Funzionari

 

 

 

 

 

 

A

B

C

A+B+C

%

A.E.

Totale

%

Tedeschi

103

112

59

274

24.9

1

275

17.8

Belgi

47

73

14

134

12.2