Appaltati:  La carenza di programmi e la conseguente situazione di “ soprannumero “ hanno tra l’ altro comportato il blocco delle assunzioni, anche nel caso di posti resi vacanti da dimissioni o pensionamento. Poiché però certe figure professionali erano comunque indispensabili, anche con attività ridotte, si ricorse sovente all’ appalto di manodopera mediante fittizi “ contratti di servizio “ con ditte esterne ( spesso create “ ad hoc “). E’ superfluo sottolineare la scorrettezza amministrativa – e a volte anche finanziaria – di questi appalti. Tra l’ altro a quei tempi in Italia quel tipo di operazioni era assolutamente illegale.

Si venivano così a creare frequenti casi di contiguità fra lavoratori che, nello stesso laboratorio o ufficio, con uguali mansioni e qualifiche, erano assunti con contratti di lavoro fortemente divergenti nei livelli salariali e nelle prestazioni di previdenza sociale. Buona parte del personale del Centro, e delle rappresentanze sindacali, protestarono energicamente contro i casi di “ discriminazione “. Lo stesso sciopero della fame, cui parteciparono funzionari di 4 paesi oltre ad alcuni appaltati, dimostra il grado di partecipazione solidale raggiunto da molti ricercatori, e proprio fra i più convinti europeisti.

Le istanze di perequazione dei contratti si intrecciarono perciò con la rivendicazione di programmi sufficienti ed adeguati. Questo connubio fra rivendicazioni apparentemente disomogenee complicò non poco le relazioni tra personale e l'Autorità Responsabile, e a volte creò delle spaccature all’ interno del personale stesso; d’ altro canto esso favorì la mobilitazione di categorie di personale che potenzialmente potevano apparire meno interessate all’ avvenire scientifico del Centro.

Col raggiungimento del rilancio dei programmi pluriennali non fece cessare la lotta contro la discriminazione, che prosegui ancora per quasi un decennio prima di ottenere una soluzione soddisfacente, il che permise di raggiungere finalmente la pace sociale.

 

m. b.