
8 - LE PROSPETTIVE ALL’INIZIO DEL 1969
Subito all’inizio del nuovo anno, il 1969, riprendono i contatti con le Autorità, in particolare un incontro con M. Rey, e anche si ottiene la possibilità di assistere a riunioni specifiche del Parlamento europeo, e del Gruppo Questioni Atomiche.
Vi sono anche incontri con rappresentanti del Governo italiano (Malfatti, Tanassi, Zamberletti, Cavezzali), con membri del Coreper, in particolare tedeschi e belgi.
La Direzione dello stabilimento di Ispra sollecita, il 12 gennaio 1969, la costituzione di un Comitato Locale del Personale, ma il Comitato di Difesa non aderisce alla richiesta.
Il Comitato di Difesa pubblica , in data 12 gennaio 1969, un nuovo documento, il CD 1/69 i , “ Appunti specifici che si possono fare al Progetto di Bilancio Ricerche 1969 presentato dalla Commissione al Consiglio dei Ministri “, articolato anche in diversi Allegati :
- Allegato 1 : Posizione del personale sul progetto di bilancio 1969
- Allegato 2 . Eléments pour une version révisée de l’avant projet de budget de recherches et investissements 1969
- Allegato 3 . Nota al “Progetto di Bilancio Ricerche” della Comunità circa il modo in cui è dissimulato il personale appaltato.
- Nota supplementare circa l’interesse del progetto SORA
La motivazione del documento è così specificata :
“ Il personale, al termine del Consiglio del 21 dicembre 1968, si sentiva rassicurato, per lo meno a breve termine, sia per le dichiarazioni del Consiglio, che lasciava alla Commissione ogni decisione riguardante il personale, sia per le dichiarazioni esplicite del Presidente Rey, che affermava che la Commissione non avrebbe accettato alcuna riduzione del personale fino a che non fosse definito un nuovo programma pluriennale. Tale posizione ci appariva molto ragionevole, in quanto permetteva di mantenere le équipes esistenti, ormai ben affiatate dal lavoro comune, pronte per iniziare il programma pluriennale da decidersi entro il 30 giugno.
Il progetto di bilancio, elaborato dalla direzione generale CCR insieme alla direzione bilancio e presentato dalla Commissione, abbandona i principi sovresposti.
Infatti la Commissione, chiedendo un nuovo finanziamento per circa 400 persone, elude la responsabilità sul personale affidatale dal Consiglio dei Ministri. Vista l'attitudine generalmente favorevole del Consiglio nei nostri confronti, dobbiamo considerare questa manovra come un ricatto della Commissione al Consiglio dei Ministri per avere ulteriori fondi a spese del personale. Ci rifiutiamo energicamente di essere l'oggetto di simili manovre.
Inoltre, il progetto di bilancio, prevedendo di distaccare una parte rilevante di queste 400 persone all'esterno dell'Istituzione, viola il principio di mantenere le équipes esistenti ed inizia la disgregazione del potenziale degli stabilimenti del CCR. Se notiamo che queste disposizioni sono dirette soprattutto verso il personale scientifico, mantenendo invariati gli organici dell'amministrazione e delle grosse installazioni, in pratica questa disposizione porterebbe a dimezzare il personale nei laboratori.”
Il Progetto di Bilancio viene anche analizzato, con commenti puntuali così introdotti :
“I documenti 801 e 802 della Commissione delle Comunità Europee (ottobre 1968) dovevano essere rimaneggiati in seguito alle decisioni del Consiglio dei Ministri del 20-21 dicembre 1968, decisione che prevedeva un bilancio inferiore a quello richiesto. Questo rimaneggiamento è stato fatto eliminando a casaccio alcuni paragrafi e aggiungendone altri ingiustificati: tutto questo senza alcuna consultazione degli organismi specifici competenti dello Stabilimento di Ispra.”
Sempre in gennaio, continuano incontri con la Commissione, sia alcuni Commissari e Direttori a Bruxelles, sia con i Direttori dei Centri, incontri che servono a mettere in evidenza i vari problemi, quelli legati al budget e quelli legati alla riduzione del personale.
La decisione del Comitato di Difesa di non rinnovare il CLP solleva perplessità a Bruxelles. Vengono per questo convocati a Bruxelles Jaspert, Lanza, Sciuto, in quanto rappresentanti dei sindacati, per un incontro con il presidente sig. Rey, oltre ai sigg. Hellwig, Levi Sandri, Guazzugli Marini, Mercerau, e i Direttori dei Centri.
Con l’elezione dei rappresentanti dei vari servizi, in seguito alla scadenza della prima delega, si costituisce il nuovo Comitato di Difesa. La prima riunione si tiene il 17 gennaio, per la nomina dell’Ufficio Esecutivo.
Nella successiva riunione del 19 gennaio 1969 (Verbale n. 2) il Comitato di Difesa costituisce vari Gruppi di lavoro : Libro bianco, Programmi, Ristrutturazione, Relazioni Pubbliche e Stampa, Segreteria e Informazioni, Bilancio, Appaltati.
Viene anche approvato e pubblicato il 21 gennaio 1969 il “Regolamento del Comitato di Difesa”, con gli obiettivi e le norme di funzionamento, e le deleghe e le responsabilità dell’Ufficio Esecutivo. Si susseguono le riunioni . 22 gennaio (Verbale n. 3), 26 gennaio (Verbale n. 4), 30 gennaio (Verbale n. 5), il 31 gennaio (Verbale n. 6).
Il Gruppo Programmi redige un documento ( CD 7/69 i) sulle “Linee generali di un programma pluriennale per il Centro di Ispra - Progetto” .
Scopo del presente testo è cercare di definire le linee generali intorno a cui creare dei programmi di ricerca validi. La validità dei programmi sarà data non soltanto dalla possibilità di effettuare delle ricerche utili ed interessanti, ma anche dalla possibilità di adeguarsi alla realtà esistente. Solo quest'ultima condizione renderà i programmi accettabili.
Attualmente in Europa possiamo identificare una realtà economico-industriale ed una politica. La realtà economico-industriale ci dice che l'energia nucleare è competitiva, che l'industria di costruzione delle centrali dovrà avere grandi dimensioni e dovrà operare su un mercato unificato.
Dovrà essere un'industria polinazionale e quindi un centro comunitario è lo strumento più adatto per svolgere i compiti di ricerca e sviluppo, d'interesse tecnologico-industriale.
La realtà politica mostra invece un risorgere degli interessi nazionali ed un fiorire di accordi plurilaterali di ricerca al di fuori dello strumento comunitario. Citiamo ad esempio l'accordo franco-tedesco per il reattore ad alto flusso di Grenoble, l'accordo tedesco-belga-olandese sui reattori rapidi, l'accordo italo-francese di scambio Pu-U235, l'accordo tedesco-olandese-inglese sulla centrifugazione. Di fronte a questa realtà il C.C.R. (3000 agenti) deve caratterizzarsi per la sua azione comunitaria rispetto ai centri nazionali (45.000 agenti).
Nella prima parte di questo documento abbiamo cercato di definire quali linee di azione aderiscono ad entrambe le realtà esistenti; nella seconda, invece, abbiamo esaminato le possibilità aperte dalla logica economico-industriale. Questa seconda parte richiede l'accordo non solo dei Paesi, ma anche delle industrie interessate.
Quanto detto nella prima parte è valido anche nel campo non nucleare, anche se gli esempi proposti riguardano unicamente obiettivi nucleari.”
Il contenuto delle varie possibili proposte in vista di un programma pluriennale per il CCR è oggetto di molte riflessioni e discussioni, e vengono redatti altri documenti preliminari.
Il Gruppo di Lavoro Ristrutturazione a sua volta lavora a successive Bozze di Progetti, per possibili nuove strutture del CCR : si arriva a una Versione 3, con due allegati, per un totale di 10 pagine.
Il Comitato di Difesa adotta l’allegato documento riguardante la ristrutturazione del C.C.R. e lo sottopone alle istanze politiche della Comunità Europea al fine di suggerire, nelle grandi linee, uno dei mezzi che dovrebbero permettere di superare l’attuale stato di crisi.
Il documento è stato volutamente redatto in forma semplice ed essenziale, in quanto, con esso, si intende suggerire una idea schematica più che codificare, in modo legalmente ineccepibile, una nuova strutturazione del C.C.R..
Si vuol sottolineare il fatto che una ristrutturazione del C.C.R. appare indispensabile poiché l’attuale struttura non si è dimostrata sufficientemente dinamica e versatile per i fini di ricerca e di diffusione delle conoscenze che si proponeva. Tra le principali cause della crisi si possono indicare la mancanza a tutti i livelli di definizione di autorità e responsabilità; la carenza nella gestione del personale, che non è fatta secondo metodi razionali e moderni; l’esistenza di una organizzazione amministrativa eccessivamente burocratica.
Inoltre l’assenza di una costruttiva possibilità di continuo dialogo tra gli ispiratori dei programmi di lavoro, gli esecutori e i finanziatori degli stessi è una delle ragioni che hanno portato il C.C.R. nell’attuale stato di “impasse”.
La struttura proposta, tendente da una parte a maggiormente responsabilizzare gli organi tecnici esecutivi, permette, d’altra parte una partecipazione più diretta dei finanziatori (gli stati membri della Comunità) alla gestione della ricerca comunitaria. Un colloquio tra ricercatori e finanziatori risulta possibile nella struttura proposta. Si ricordi che nella situazione attuale, la struttura gerarchica, che passa attraverso la DGXV e la Commissione, rende impossibile un colloquio ufficiale tra il potere decisionale (Consiglio dei Ministri e i suoi esperti tecnici) ed i ricercatori (Stabilimenti del CCR), all’atto dell’impostazione dei programmi di lavoro e delle decisioni che sulla loro sorte vengono prese.
La nuova struttura proposta tende a trasformare il C.C.R. in organo tecnico scientifico esecutivo, mandatario delle “azioni dirette della Comunità Europea”.
E’ stato pertanto previsto, per il C.C.R., un sistema di gestione che interessi, in modo diretto, le DG della Commissione che si occupano di problemi di ricerca scientifica e di diffusione delle conoscenze.
Ricordando che la Commissione, a seguito della fusione delle istituzioni, deve preparare la revisione dei trattati di Parigi e Roma, in questa sede potrebbe essere istituzionalizzata in modo definitivo la struttura proposta, che di fatto dovrebbe essere immediatamente messa in atto. E’ indispensabile perciò che il C.C.R., inteso nella sua nuova struttura, partecipi fattivamente ai lavori preparatori relativi.
Con l’Avviso IS/7/69, in data 20 gennaio 1969, la stessa Direzione del CCR conferma “l’impegno e la ferma risoluzione della Commissione di non ammettere alcuna riduzione del personale prima che le linee di un programma pluriennale siano chiaramente definite”, impegno che sarà ribadito dal presidente della Commissione davanti anche ai rappresentanti del personale.
E in data 23 gennaio 1969 il direttore del Centro, prof. Roland Lindner, tiene una conferenza stampa ai rappresentanti dei maggiori giornali europei. Confermando, e concordando con l’appello che si leva da più parti : “Questo nostro primo ed unico esperimento di lavoro su basi multinazionali, dal quale potrebbe dipendere in modo determinante l’Europa di domani, è minacciato. Il prossimo semestre sarà decisivo. Se supereremo questa scadenza, l’idea della ricerca comune vivrà. Altrimenti si apriranno le più cupe prospettive.”
In base ai fatti nuovi verificatisi con la decisione del Consiglio del 21.12.1968, il Comitato di Difesa ritiene che alcune precisazioni da parte del personale siano opportune, anche per sollecitare una maggiore attenzione da parte degli organi politici.
Viene così redatta una nuova versione del “Promemoria per i delegati del C.D. inviati presso i rappresentanti politici” ( C.D. 8/69 i ) .
Esso contiene i seguenti punti :
1. - Introduzione
2. - Alcune cause rilevanti della crisi
3. - Le ragioni di esistenza del Centro Comune
4. - Soluzioni
5. - Provvedimenti immediati.
Nell’introduzione si sottolineano le motivazioni che hanno portato a questo nuovo documento :
“ I fatti nuovi verificatisi con la decisione del Consiglio dei Ministri del 21.12.68, cioè l'accordo su programmi per il 50% comuni e per il 50% complementari per il '69, il rilancio dei lavori del Gruppo Maréchal, l'impegno a fissare programmi pluriannuali entro il 30.6.69, le discordanze fra il bilancio proposto dalla Commissione in gennaio e lo spirito delle decisioni del Consiglio in dicembre, sollecitano alcune precisazioni da parte del personale ed un'attenzione maggiore degli organi politici.”
Il documento cerca di evidenziare alcune cause generali che sono all’origine della crisi :
“ La crisi del Centro Comune, parte della crisi generale dell'EURATOM, è una manifestazione sia della crisi nucleare europea, sia della crisi più generale che ha investito od investe tutti gli organismi di ricerca plurinazionale (Eldo, ESRO, ecc....). Crisi paradossale se si pensa che è contemporanea ad una unanimità verbale nell'affermare la necessità di una comunità tecnologica.
La crisi nucleare europea corrisponde alla scoperta che l'Europa ha speso nel campo nucleare molto, quasi quanto gli Usa, senza ottenere risultati significativi.
In questa crisi si inquadrano tra l'altro le difficoltà di organismi nazionali quali il C.E.A. ed il C.N.E.N..
La crisi degli organismi multinazionali di ricerca trae origini invece da diversi fattori politici, industriali, di rapporto ricerca-sviluppo economico, difficili da ricondurre ad un unico denominatore anche se il risultato sembra essere unico.
A noi preme, a proposito della crisi specifica del Centro Comune dell'EURATOM far notare tre fattori specifici:
- Non aver distinte le funzioni diverse esercitate dall'EURATOM come organismo regolatore e coordinatore di attività nazionali (normativa, attività indiretta) e come organismo realizzatore in proprio (attività dirette del Centro Comune).
- La crisi di coordinamento (inevitabile in mancanza di poteri adeguati) ha coinvolto le attività proprie. Certe teorie come quella del giusto ritorno non sono applicabili al Centro Comune.
- Aver scelto, per le attività proprie, obiettivi paralleli e, oltre una certa soglia, in competizione con obiettivi nazionali (Progetto ORGEL).
- Non aver riflettuto in tempo alla necessità che a funzioni diverse devono corrispondere strutture organizzative diverse.”
Il documento, nella parte finale, dà delle indicazioni concrete su alcune azioni che possono contribuire a risolvere la crisi :
“A breve termine, la Commissione ci ha chiesto di stabilire i programmi pluriannuali. Essi dovranno essere fissati entro il 10 marzo. Da anni subiamo richieste di improvvisazione senza il supporto di organi previsionali adeguati. Lo sforzo di elaborazione di un programma è tuttavia in corso e le linee relative sono date nell'allegato.
Chiediamo però che i programmi siano fissati con un meccanismo che renda possibile una flessibilità, che permetta un controllo efficace ed un eventuale adeguamento in corso di esecuzione.
A medio termine, cioè prima dell'avvio dei programmi pluriannuali, riteniamo indispensabile una ristrutturazione. Le linee fissate nel documento di dicembre ci sembrano sempre valide. Attiriamo, in particolare, l'attenzione sull'urgenza della necessità di una adeguata decentralizzazione. Qualsiasi soluzione richiede però un'attenzione più intensa di tutti gli organi politici.”
Continuano contatti e incontri nelle varie capitali, in particolare Bonn, Roma, L’Aia, per discutere su futuri, possibili programmi.
Inoltre incontri a Parigi con il Movimento Europeo francese (sigg. Biteau e Dufresne), a Bruxelles con i rappresentanti permanenti tedeschi (sig. Gretz), a Strasburgo al Parlamento Europeo (sigg. Dufresne, Olivi, Sciuto), a Roma con rappresentanti del governo, in particolare il sottosegretario on. Malfatti (sigg. Beghi, Dufresne, Olivi, Volta), a Milano con il Movimento Federalista Europeo (sig. Berg), e con il responsabile della Programmazione Economica della regione Lombardia, Bassetti.
Arriva nel frattempo la notizia che la Commissione nomina un italiano alla direzione generale del Centro di Ispra, per la prima volta dalla sua istituzione : è il dottor Pietro Caprioglio.
Nella crisi generale comincia anche ad affacciarsi il grave, vecchio problema degli “appaltati”, con relative discussioni con l’Ispettorato del lavoro di Varese.
A livello del Gruppo Questioni Atomiche e del Comitato Rappresentanti Permanenti si discute del problema dei 385 funzionari “fuori bilancio”. La Francia è per un licenziamento immediato, gli altri 5 paesi sono orientati a considerarli “a piè di lista” in attesa delle decisioni sui programmi pluriennali. Il disaccordo permane.
Le soluzioni ai vari aspetti della crisi sono tutt’altro che chiare, con molti problemi che continuano a porsi, e che si affacciano su strade tutt’altro che sicure.
Nelle Assemblee del Comitato di Difesa del 5, del 7, del 12 e del 19 febbraio 1969 (Verbali n. 7, n. 8, n. 10 e n. 11), oltre alle azioni immediate vengono discusse le informazioni provenienti dai vari contatti comunitari e politici, per capire le difficoltà e possibilmente chiarire eventuali soluzioni. Si analizzano anche le ragioni di esistenza del CCR e le nuove motivazioni per orientare i programmi futuri.
Ne nasce come risultato un altro documento, CD 20/69 in data 27 febbraio 1969 : “ Ragioni di esistenza e attività futura del C.C.R. – Posizione del personale”.
I punti sono :
- Le ragioni della crisi
- Perché un C.C.R.
- Struttura del C.C.R
- Azioni immediate per uscire dalla crisi.
Si arricchiscono e si completano le analisi sulle origini della crisi :
“ 1. Alla radice della crisi in cui si dibatte l'Euratom si trova una mancanza di volontà politica che si manifesta in maniera più o meno pronunciata da parte di tutti i Paesi della Comunità.
Il Consiglio dei Ministri discute dei dettagli dei programmi, del bilancio o degli effettivi, senza aver mai fissato una politica di ricerca a lungo termine.
2. Il CCR è andato allontanandosi dal suo ruolo comunitario.
Nella sua azione possiamo notare una mancanza di apertura verso gli organismi esterni (industrie, università, centri nazionali) ed una carenza di dialogo tra gli ispiratori dei programmi, i responsabili del finanziamento e gli esecutori.
3. Il CCR non ha mai funzionato in condizioni ottimali. Le principali cause si possono identificare: nella mancanza di responsabilizzazione della gerarchia; nei metodi
…………
6. Oltre che sulle ragioni di natura tecnica ed economica, si deve mettere l'accento anche sull'importanza politica di un Centro Comune: non solo come positiva esperienza "in vitro" di integrazione socio-culturale, ma anche come strumento che contribuisce a creare in concreto i presupposto oggettivi di unità Europea.
E' lecito affermare, a questo proposito, che il grado di sviluppo del CCR dà anche la misura del cammino percorso sulla via dell'integrazione Europea e della volontà politica di proseguire in questa direzione.
7. Valide ragioni tecniche, economiche e politiche dimostrano dunque che il CCR deve non solo essere salvato dallo smantellamento, ma rilanciato e sviluppato nel prossimo futuro.”
Nel documento vengono poi esposti degli orientamenti sulla struttura del Centro, e delle indicazioni su possibili azioni per uscire dalla crisi.
Le difficoltà che si stavano delineando a proposito dei licenziamenti si concretizzano rapidamente come previsto.
Un telex in data 3 marzo 69, firmato da USEI – SILARN – FFPE, viene inviato al Secrétariat du Conseil de Ministres, con il seguente testo :
“Ayant eu connaissance des décisions proposées au Conseil de Ministres de demain au point A de l’ordre du jour, décisions qui prévoient la résiliation des contrats de prestations de service de personnel technique et la réduction du tableau des effectifs du CCR, le personnel demande de pouvoir rencontrer le président de la séance du Conseil ….. »
Contemporaneamente viene inviato un telex al Presidente della Commissione, M. J. Rey , con copia a M. Hellwig e M.Guazzugli-Marini. Il testo dice .
« Ayant eu connaissance des décisions proposées au Conseil de Ministres de demain au point A de l’ordre du jour, décisions qui prévoient la résiliation des contrats de prestations de service de personnel technique et la réduction du tableau des effectifs du CCR, le personnel :
1) proclame une grève de protestations pour les jours 3, 4, et 5 mars
2) en rappelant l’engagement pris de votre part, souligne que le personnel sous contrat fait aussi partie du personnel affecté à la recherche.
Le personnel se réunira en assemblée générale mercredi 5 mars pour examiner la situation et prévoir les actions futures. »
Lo sciopero proclamato prevede, tra l’altro, una manifestazione a Varese il giorno 4 marzo, tra le 10 e le 12.
La riduzione degli effettivi prevista ammonta a 382 persone. “Un nombre correspondant d’emplois sera placé provisoirement en surnombre jusq’au 1/7/1969. »
Il 4 marzo si tiene la seduta del Consiglio dei Ministri degli esteri, seduta breve e drammatica. Una delegazione di funzionari era arrivata dall’Italia per annunciare una possibile, imminente occupazione del Centro di Ispra. Il presidente della Commissione Rey , aveva fatto un ultimo tentativo di salvare la situazione, dichiarando che l’esecutivo comunitario è formalmente contrario a qualsiasi riduzione di personale, la cui responsabilità ricadrebbe sui sei governi. Ma la situazione era ormai tale, dopo mesi di inattività prima, e di penose discussioni poi, che il Consiglio non ha potuto far altro che approvare l’esiguo bilancio già deciso. Per cercare di ridurre il numero dei licenziamenti, è stato deciso di non indire più concorsi per eventuali posti vacanti, ma di cercare di
assegnarli ai 220 funzionari in soprannumero. Si studierà la possibilità di trasferire del personale alle altre organizzazioni europee di Bruxelles. Non saranno rinnovati i contratti degli agenti ausiliari e locali (150).
Se entro il primo luglio i sei Paesi non avranno raggiunto – come molto probabile – un accordo sul prossimo programma quinquennale dell’Euratom, i funzionari “in soprannumero” saranno messi in aspettativa e poi licenziati.
Il 5 marzo si tiene al cinema Odeon di Ispra una affollatissima assemblea del personale. Il clima è ben rappresentato dal resoconto di un cronista locale : “Sotto un cielo plumbeo e freddo, quasi tangibile elemento dello sconforto generale, l’assemblea del personale Euratom si è riunita al cinema Odeon per prendere atto delle ferali notizie giunte da Bruxelles per il Centro comune. Per il povero cronista, che dieci anni fa aveva assistito al taglio dei nastri, al volo dei colombi, alle allocuzioni delle più alte personalità, assistere all’assemblea di oggi è stato un vero strazio.”
Tra le molte ipotesi e mozioni discusse, anche aspramente, la alternative estreme erano due : o finire sulle barricate, con un gesto clamoroso di protesta, combattendo per la bandiera europea, o finire in silenzio, cercando di salvare le migliori condizioni di partenza. La disillusione e l’amarezza, con “la convinzione che per Ispra sia stata firmata la sentenza di morte” hanno fatto prevalere la seconda soluzione, con la convinzione che “non ci resta che prendere coscienza del fatto fondamentale : come centro di ricerca scientifica siamo morti” . “Ispra è finita, inutile coltivare illusioni. Potrà durare ancora un anno o due, trasformarsi in un organismo puramente burocratico, ma lo spirito della ricerca è stato soffocato. “
Il Comitato di difesa nato per cercare di difendere la integrità del centro, ha proposto di essere sciolto. Finito il compito, finiti gli scopi. I 1306 presenti hanno risposto no alla proposta. Il comitato di difesa resterà in carica fino alla fine della settimana quando ci sarà un incontro con i parlamentari dei vari gruppi politici. La decisione sul come proseguire le azioni sarà presa in una assemblea dopo quella data.
Il giorno 8 marzo 1969 , organizzato dal Comitato di Difesa, si tiene un incontro a Ispra con rappresentanti dei vari Gruppi Parlamentari italiani, per la presentazione dei problemi del CCR. Al mattino si effettua una visita al Centro, nel pomeriggio si svolge un’assemblea al cinema Odeon di Ispra con i parlamentari stessi, autorità della Provincia e della Regione, personalità scientifiche e rappresentanti del personale.
Sono presenti gli on. Alessandrini, Bensi, Cavezzali, Leonardi, Muscia, Marchetti, Mussa Ivaldi, Santero, Servello, Noè, Zamberletti, Zorzoli.
La discussione nel corso dell’incontro è partita da una constatazione : “ E’ dubbio che entro il 30 giugno, data alla quale scatteranno i licenziamenti, si riesca a raggiungere l’accordo dei sei Stati membri su un programma sufficientemente ampio. Questo accordo manca dal dicembre 1967 : da due anni il Centro si trascina con bilanci annuali transitori e senza uno scopo preciso. La situazione va progressivamente deteriorandosi, ed è del tutto improbabile che l’accordo mancato per due anni possa essere raggiunto ora.”
I parlamentari hanno tutti più o meno spezzato una lancia a favore di Ispra, e sono stati concordi sulla sopravvivenza dell’Euratom e quindi del suo più importante stabilimento. Differenti i metodi proposti per evitare la probabile chiusura del Centro. Al termine dei lavori, impegno dell’on. Marchetti per portare avanti in sede parlamentare alcune interrogazioni e piste d’azione.
Uno sciopero generale nazionale dell’intero settore nucleare italiano viene proclamato dai sindacati italiani per il 20 marzo 1969. Comitato di Difesa, SILARN, USEI danno la piena adesione.
In base alla decisione della Commissione del 5 febbraio 1969, il dott. Pietro Caprioglio assume, il 1 aprile 1969, le funzioni di Direttore Generale dello Stabilimento di Ispra. In precedenza, fino al 1967, il dott. Caprioglio era stato direttore dello Stabilimento Euratom di Petten, in Olanda.
9 – SITUAZIONE SEMPRE PIU’ CRITICA
Le previsioni negative riguardanti le sorti del CCR diventano decisioni, a livello comunitario . E’ il risultato di un’altra riunione del Consiglio dei Ministri, il 25 marzo 1969.
Come si può dedurre dall’ampia diffusione all’ambiente governativo e politico italiano che viene data alla seguente :
“Dichiarazione a tutti i responsabili della politica e della ricerca europea.
Il Comitato di Difesa del CCR – EURATOM - ISPRA, in rappresentanza di tutto il Personale, prendendo atto delle decisioni del Consiglio dei Ministri del 25 marzo 1969 che sanzionano una deliberata riduzione del personale scientifico e tecnico del CCR, decisioni che erano state espressamente respinte dal Parlamento Europeo nella seduta del 13 marzo
CONSTATA che questa volontà disgregatrice del CCR non è conseguente ad
una decisione relativa a programmi pluriannuali, ma è anteriore,
RIAFFERMA la piena convinzione nei principi comunitari che lo hanno ispirato
e condotto ad iniziare l’azione fino ad oggi perseguita,
ADDITA a tutta l’opinione pubblica le gravissime responsabilità di tutti gli
organi che con le loro decisioni conducono ad un processo negativo di inversione nello sviluppo della cooperazione scientifico-
-tecnologica europea. “
Nonostante le dichiarazioni da parte di autorità e organismi, i contatti con responsabili e autorità, gli incontri a vari livelli e in vari paesi, la situazione critica si prolunga sempre più, non accenna a risolversi, e diventa di conseguenza sempre più negativa, generando sfiducia in tutto il personale.
Il Comitato di Difesa rivolge un appello al personale :
“Mentre le prospettive di smantellamento del Centro si fanno sempre più minacciose, il Comitato di Difesa rivolge un appello a tutto il Personale perché respinga ogni atteggiamento rinunciatario.
L’insipienza politica o la malafede, che hanno determinato e possono determinare anche in futuro – decisioni negative, non sminuiscono affatto la validità delle istanze espresse dal personale; esso deve quindi continuare a battersi per l’integrità del Centro, per la sua ristrutturazione, per l’approvazione di un valido programma pluriennale.
Non si tratta certo di obiettivi utopistici : si tratta semplicemente di condizioni logiche ed essenziali per uno sviluppo tecnologico al quale l’Euratom non può permettersi di rinunciare.
E’ errato considerare lo smantellamento come un fatto ormai inevitabile : esso va contrastato con la massima decisione; l’insipienza e la malafede non debbono trovare una via sgombra di ostacoli ma vanno denunciate perentoriamente.
Il Comitato di Difesa si impegna a proseguire la lotta per cui è sorto, imprimendo all’azione una maggiore efficacia ed un più ampio respiro, attraverso il collegamento con tutte le forze direttamente o indirettamente interessate al rilancio della ricerca ed alla vita del Centro.
Il nostro impegno comprende la scelta delle azioni più decise, quali - al limite – l’occupazione dello Stabilimento, se la gravità della situazione lo richiedesse. “
Si susseguono le assemblee del personale, anche per ascoltare le relazioni della Direzione del Centro, sulle evoluzioni delle discussioni preparatorie, come ad esempio il 22 aprile.
Il nuovo Direttore di Ispra, dott. Caprioglio, in una conferenza stampa tenuta il 14 maggio illustra le proposte messe a punto dalla Commissione per il nuovo programma di ricerche Euratom, proposte che dovranno essere discusse e approvate dal Consiglio dei ministri. Con il “vuoto di potere” apertosi in Francia appare però inevitabile un rinvio delle procedure.
Presso il Ministero della Ricerca Scientifica, a Roma, l’8 maggio 1969, si tiene un incontro del Ministro Lauricella con gli esperti italiani, in vista dei programmi non nucleari proposti per il Centro, alla presenza del Direttore di Ispra, dott. Caprioglio, e di due rappresentanti del Personale (Sciuto, Volta) .
Nel frattempo, inesorabilmente, proseguono le procedure di riduzione del personale. Un avviso del Comitato di Difesa, con l’appoggio di FFPE, SILARN e USEI, segnala che “ oggi, 22 maggio 1969, inizia l’individuazione nominativa degli appaltati da licenziare entro il 30 giugno.” E proclama, come prima azione di avvertimento, la PERMANENZA SUL POSTO DI LAVORO di tutto il personale dalle 17,45 del 22-5 alle 8,30 del 23-5. La Nota di servizio IS/6/69 della Direzione non si oppone alle libere decisioni del personale e regolamenta le norme di entrata e uscita dallo stabilimento per quel periodo.
La situazione diventa sempre più minacciosa; data anche la situazione politica incerta in alcuni paesi, diventa sempre più improbabile l’approvazione del programma pluriennale per il 30 giugno, data alla quale, senza decisioni sul programma, scatterà il blocco dei crediti di finanziamento per il secondo semestre 1969.
Altre organizzazioni si attivano a sostegno del CCR. Ad esempio,
- il Movimento Federalista Europeo, con manifesti e incontri,
- la Presidenza provinciale delle ACLI di Varese, che diffonde un volantino : “SE ISPRA MUORE, MUORE L’EUROPA”.
Il 28 maggio M. Mercerau, responsabile della Direzione gestione D.G. XV, incontra presso la direzione di Ispra rappresentanti del personale per i gravi problemi in scadenza, soprattutto in relazione al problema degli “appaltati”. Il personale organizza contemporaneamente una manifestazione silenziosa a sostegno della propria delegazione.
Il problema dei lavoratori “appaltati” a ditte esterne si acutizza, con una denuncia alla Procura della Repubblica di Varese, per violazioni di leggi italiane sulle prestazioni d’opera.
Una Comunicazione al Personale viene diffusa dal Comitato di Difesa, con SILARN – USEI, in data 10 giugno 1969, con le informazioni sulle situazioni sempre più negative che si stanno delineando :
Giovedì 12 giugno i Rappresentanti Permanenti potrebbero proporre il rinvio delle decisioni del Consiglio sul personale, ma non c’è accordo.
La Direzione del Centro sta predisponendo gli strumenti amministrativi per la messa in disponibilità del personale in soprannumero.
Al Gruppo Questioni Atomiche vi sono divergenze sostanziali sul programma pluriennale.
Vengono programmate riunioni di servizio, in preparazione di una Assemblea generale del personale da tenere il 12 giugno 1969.
E l’Assemblea approva a maggioranza (più di 630 voti a favore, 192 contrari, 86 astensioni) la seguente mozione :
“ Il personale si ritiene mobilitato da oggi fino al 30 giugno. La situazione è troppo grave perché si possa rimanere impassibili di fronte alle decisioni che si stanno prendendo. Questa mobilitazione assume in primo grado l’espressione di una permanenza pacifica sul posto di lavoro, in attesa delle decisioni sulla sorte del personale del CCR. In funzione delle notizie che giungeranno nei prossimi giorni, si potrà diminuire o intensificare la nostra azione fino alle estreme conseguenze.”
Inoltre ha deciso a maggioranza di proclamare lo sciopero, con permanenza nel Centro, per tutta la durata dell’agitazione.”
Vengono definite le modalità dei turni notturni, e della permanenza massiva nei giorni di week-end.
Una lunga Note de Service No. IS/8/69, 12 giugno 1969, della Direzione commenta negativamente la decisione ma non si oppone all’azione, e dà disposizioni per i responsabili dei servizi. In una nota successiva si regolamenta un minimo di orario di apertura del Centro durante il week-end.
Il 13 giugno arriva via telex la incondizionata solidarietà dei Comitati del Personale di Karlsruhe, di Geel, di Bruxelles.
Un comunicato stampa del 14 giugno, dopo aver richiamato le motivazioni delle agitazioni e le imminenti scadenze critiche, dà le seguenti informazioni:
“ Lo stato di agitazione del Personale continua con la permanenza nel Centro. Un fatto nuovo si è inserito con la decisione della Direzione dello Stabilimento di annullare le autorizzazioni all’ingresso nel Centro, precedentemente ammesse per il personale dei turni di permanenza continuata.
La decisione è motivata da un principio di incendio riscontrato nella notte in un edificio amministrativo dove non c’era permanenza di personale. L’origine è dubbia e sono in corso indagini. Il Comitato Organizzativo deplora il fatto gravemente provocatorio da qualunque parte provenga.
Questa improvvisa decisione della Direzione altera il regolare svolgimento dei turni previsti dal Comitato organizzatore e rende più tesa una situazione già difficile.
Il personale già presente nello stabilimento ha deciso di mantenere la permanenza continuata fino a lunedì, in attesa delle ulteriori decisioni.
Il personale appoggia dall’esterno i colleghi chiusi nel Centro. Si prevede una permanenza con tende all’ingresso del Centro. Tutte le attività ricreative all’esterno del Centro sono annullate in segno di solidarietà.”
La Televisione italiana ha ripreso l’accampamento, nella giornata di sabato, e il personale raccolto vicino ai cancelli, trascorrendovi anche la notte. Le presenze sono state di circa 200 persone all’esterno; i presenti all’interno sono 80.
In data 15 giugno 1969, Prot. N. 1258, il Comune di Cadrezzate invia al Comitato di Difesa la seguente nota :
“Oggetto : offerta generi di conforto
Questa Amministrazione, sensibile ai disagi delle maestranze in lotta per una umana giustizia, partecipa fraternamente.
Il Sindaco. “
La mattina di domenica , nell’ingresso del Centro, è stata celebrata dal cappellano della Comunità cattolica francese, Père Carbon, una Messa per i dipendenti che sono all’interno dello stabilimento.
Una assemblea all’aperto è stata fatta nel pomeriggio di domenica 15 giugno, da una parte e dall’altra della rete di cinta dello stabilimento.
L’Assemblea generale tenuta lunedì 16 giugno approva a maggioranza (699 voti a favore, 409 contrari, 87 astenuti) la continuazione dell’agitazione in corso.
La risposta della Direzione è dura . Il Centro potrà essere chiuso.
10 – VERSO LA SCADENZA DEL 30 GIUGNO 1969
Si susseguono le riunioni a Bruxelles.
A livello dei Rappresentanti Permanenti, che prevedono riunioni il 19 e il 24 giugno, la Francia non accetta il rinvio di tre mesi.
Mancanza di accordo al Gruppo Questioni Atomiche, che discute le proposte di programma pluriennale.
Tutto è rinviato alla riunione del Consiglio convocato per il 30 giugno, Consiglio al quale forse non parteciperanno i ministri tedesco e francese.
Con Avviso No. IS/51/69, in data 19.6.69, la Direzione del Centro trasmette un lungo e solenne “APPELLO AL PERSONALE DI ISPRA”, indirizzato dalla Commissione per invitare a far cessare immediatamente le agitazioni, che invece continuano..
Le norme per gli ingressi al centro diventano ancor più restrittive.
Il Comitato di Difesa istituisce anche un fondo di solidarietà, soprattutto per permettere agli appaltati di partecipare allo sciopero.
Un fatto nuovo sopravviene il 19 giugno, e viene notificato successivamente dalla Direzione al Comitato di Difesa. I Rappresentanti Permanenti decidono, pur non essendo all’ordine del giorno, e con accordo unanime, di rinviare al 1° novembre le decisioni relative alle misure che riguardano il soprannumero. Nel comunicare la notizia, il Comitato di Difesa annota : “ Il fatto dimostra che la nostra azione compatta e coerente ha riscontrato un primo successo, anche se appare altrettanto evidente che dovremo difenderci nei prossimi mesi sul problema di fondo che riguarda il programma pluriennale.”
Viene emesso il 23 giugno il seguente comunicato stampa :
“Nella giornata di lunedì 23 giugno l’agitazione del personale del Centro Euratom di Ispra si è manifestata con uno sciopero generale all’esterno dello stabilimento. Una gran parte del personale si è ammassata davanti ai cancelli d’ingresso ascoltando le ultime informazioni relative all’azione in corso e manifestando la decisione a continuare il movimento di protesta.
Le richieste del personale sono su tre punti principali :
1) – richiamare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sulle palesi contraddizioni tra le dichiarazioni ufficiali delle personalità politiche responsabili, formalmente europeiste, e le conseguenze di fatto delle loro decisioni che portano alla distruzione delle sole realizzazioni comunitarie.
2) – richiedere che siano rispettati gli impegni formali della Commissione della Comunità Europea di non procedere a licenziamenti prima delle decisioni di programmi pluriennali, e quindi rinviare i licenziamenti previsti il 1° luglio, dato che questi programmi futuri non ci sono ancora.
3) – richiedere che il personale esistente nel Centro sotto contratti d’appalto illegali e immorali sia mantenuto nel Centro e regolarizzato come posizione dal punto di vista legale.
Domani 24 si terrà a Bruxelles l’ultima riunione del Consiglio dei Rappresentanti Permanenti, sotto la presidenza dell’ambasciatore lussemburghese, per la preparazione delle decisioni che il Consiglio dei Ministri dovrà prendere il 30 giugno prossimo.
Le previsioni sembrano orientate verso un rinvio dei licenziamenti di quattro mesi, fino al 1° novembre. Questa proposta è ritenuta dal personale solo parzialmente positiva, perché non lega i licenziamenti ai programmi e non prende in considerazione il problema degli appaltati. Pertanto nella mattinata di domani si terrà una Assemblea Generale del Personale di Ispra per la decisione delle nuove forme di agitazione per continuare l’azione di pressione in corso.
L’ironia della sorte ha fatto si che una troupe televisiva olandese della Spectrum Film di Amsterdam si è presentata oggi a Ispra per la preparazione di un film sulle realizzazioni della Comunità Europea, su ordinazione della Direzione Stampa e Informazione di Bruxelles. L’iniziativa e la coincidenza critica hanno suscitato aspri commenti, anche da parte della stessa Direzione locale.”
Si arriva all’Assemblea Generale del 24 giugno. Accesa e molto dibattuta. In un clima di indecisioni, sfiducia, nervosismo, paure, speranze. Dopo una relazione lunga e dettagliata sulla complessità della situazione, sono state presentate due mozioni per la votazione.
La mozione del Comitato di Difesa, per sospendere lo sciopero e continuare l’occupazione con permanenza, viene respinta con 571 no, 451 si e 120 astensioni.
Viene approvata con lieve margine di voti un’altra mozione, che propone di bloccare tutte le azioni, sia lo sciopero che la permanenza, e mantenere soltanto uno stato di agitazione: 444 si, 421 no, e 86 astensioni.
Il foglio INFORMAZIONE 6 (fino alle ore 18 di martedì 24 giugno) , emesso da Comitato Difesa – USEI – SILARN, recita tra l’altro :
“Notizie da Bruxelles
Dai nostri rappresentanti a Bruxelles, si è saputo ufficialmente che la decisione di rinviare il problema del soprannumero al 1° novembre sarà presentata in punto A al Consiglio dei Ministri del 30 giugno. L’Italia e la Germania insistono per legare il soprannumero ai programmi, la Francia e l’Olanda sono contrarie.
Notizie interne
L’Assemblea Generale del Personale del 24/6 si è pronunciata contro il proseguimento dell’azione secondo le modalità proposte dal Comitato Organizzatore. Non essendo state indicate altre forme di azione concreta, il Comitato Organizzatore ritiene di dover cessare le sue funzioni.
Pertanto il Comitato Organizzatore rimette il mandato agli organismi che l’hanno costituito ai quali spetta di studiare le azioni future da intraprendere nel quadro della nuova situazione.
Telegramma di solidarietà
“Comitato personale Parlamento Europeo segue la vostra lotta per la sopravvivenza del centro e della ricerca europea e desidera esprimervi la sua simpatia e solidarietà.
Feidt presidente”.
L’azione a Ispra si inasprisce, si riaccende improvvisamente la battaglia del personale. Alle 16,30 del 27 giugno 1969 in 10 cominciano uno sciopero della fame. Si tratta di quattro funzionari (Bonnet, Holtbecker, Montagnani, Perschke) e sei appaltati (Crespi, Ferraretto, Ghiringhelli, Nova, Ravelli, Rossi). Si trasferiscono nella baracca 23, assistiti da altri colleghi che si occupano anche dei contatti con l’esterno. Un breve comunicato fa conoscere i motivi base dello sciopero della fame :
(i) rifiuto di accettare “decisioni burocratiche immotivate” dirette allo smantellamento del centro, e che pregiudicano il futuro della ricerca europea
(ii) rendere sensibile l’opinione pubblica, denunciando anche le discriminazioni nella gestione del personale.
Vengono inviati due telegrammi, all’onorevole Mario Scelba, presidente del Parlamento Europeo, e all’onorevole Mariano Rumor, presidente del Consiglio.
Si ricrea attorno al Centro un clima di tensione, che attira l’attenzione e la solidarietà esterna. Interventi della stampa, visita immediata dell’on. Libertini, vice presidente della commissione industria della Camera dei deputati.
11. – IL CONSIGLIO DEI MINISTRI DEL 30 GIUGNO 1969
Una decisione di compromesso viene adottata faticosamente, nella riunione del 30 giugno 1969 a Lussemburgo, dal Consiglio dei ministri a riguardo dell’EURATOM, nonostante il parere sfavorevole della delegazione italiana e della Commissione europea. Decisione che è il risultato di una crisi che ha numerose cause, e che dura ormai da alcuni anni. In parte derivano dall’evoluzione del settore nucleare stesso, che è passato dall’era delle ricerche di base a quella delle realizzazioni industriali, in parte dai programmi della comunità, forse troppo numerosi, o dispersivi, o ambiziosi. Inoltre diversi Paesi membri hanno dato la preferenza a iniziative nazionali o bilaterali per le ricerche più importanti. Mancando una vera politica comune, le tendenze centrifughe si sono rafforzate sempre più, con il risultato che le istituzioni e i centri di ricerca comunitari hanno sempre maggiori difficoltà a definire e a svolgere le loro funzioni.
Sul problema essenziale dei programmi futuri dell’Euratom i ministri non hanno raggiunto alcun accordo. E’ stato preso un impegno politico di approvare un programma pluriennale entro il primo novembre 1969.
Per fare qualche passo avanti nella soluzione della crisi travagliata, il Consiglio ha deciso di sospendere fino a quella data, 1° novembre, i provvedimenti presi per il licenziamento dei funzionari del CCR in soprannumero. Inoltre ha sbloccato i crediti concessi per il secondo semestre del 1969.
Ma la “compressione” degli organici del Centro di Ispra dovrà essere condotta a termine entro la data “irrevocabile” del primo novembre 1969 : la riduzione del personale statutario dovrà essere di circa 350 unità. Un centinaio di questi funzionari ha però già chiesto di essere trasferiti dal bilancio di ricerche dell’Euratom a quello di funzionamento, che ha dei posti vacanti. La speranza è che al primo novembre il numero di ricercatori che dovranno essere effettivamente licenziati non oltrepassi le 150 unità. A questi dovranno essere aggiunti gli “appaltati” e gli agenti “ausiliari”, che dovranno ugualmente lasciare il Centro di Ispra.
Continua nel frattempo (nella “baracca 23”) lo sciopero della fame dei funzionari e tecnici, ridotti da dieci a otto, su ordine dei medici che hanno trovato preoccupanti le condizioni di due di loro. Le notizie della riunione dei ministri, che anche se non espressamente indicano propositi di graduale smobilitazione dell’Euratom, non sembrano dare molte speranze a quanto auspicato dagli scioperanti. Questi in effetti continuano nella loro azione, che suscita molta attenzione da parte della stampa, con servizi, foto, interviste.
In una di queste il direttore del Centro di Ispra, dott. Caprioglio, dichiara : “Non si riesce a uscire dal giro vizioso in cui gli interessi nazionali finiscono col prevalere su quelli comunitari. Siamo spesso governati da organismi che si sentono nostri concorrenti.”
Anche la stampa europea si occupa delle vicende di Ispra.
Il settimanale tedesco Die Welt , in un articolo a firma di Monica von Zitzewitz, afferma : “Lo sciopero della fame, sul cui successo non è lecito farsi la benché minima illusione, è sintomatico dell’idealismo e della fede nell’Europa che ad Ispra ha fuso in una comunità persone di sei nazioni e di diverse estrazioni sociali. Gli uomini che oggi giacciono sulle brandine della baracca n.° 23, perché non sono più in grado di tenersi in piedi, non vogliono accettare per vero che la grande missione di una ricerca comune, che avrebbe dovuto chiudere il “gap” tecnologico tra l’Europa e l’America, sia giunta alla fine. E non intendono tollerare che i loro colleghi italiani siano buttati sul lastrico, perché Ispra, essendo extraterritoriale, non rispetta le leggi sul lavoro vigenti nel loro paese.
……..… la pratica ha dimostrato che la ricerca comune soffre per l’ingombrante apparato da cui è stata creata; soltanto con l’unanime approvazione di tutti e sei i membri un programma può venir accettato e soltanto quando la burocrazia dei sei paesi della CEE ha indagato su ogni singolo dettaglio lo si può realizzare.
………. Singoli interessi, il rafforzamento di strutture nazionali e multilaterali hanno avuto il sopravvento sull’interesse per una ricerca europea. ……per l’Europa lo sbaraccamento di questo Centro significa la perdita di una grande speranza. … Ad Ispra i 7 uomini della baracca n.° 23 non vogliono accettare questo. “
Il 2 luglio, a Strasburgo, vi è un incontro tra il Direttore del Centro, dott. Caprioglio, e una rappresentanza del personale, con il Presidente Rey. Si riscontra una posizione di apertura promettente. Malgrado questo, i “digiunatori” continuano lo sciopero della fame, in attesa di notizie precise e sicure.
La conclusione dello sciopero verrà successivamente.
12. – I PRIMI LICENZIAMENTI
I primi a subire le conseguenze dirette della crisi sono i cosiddetti “appaltati”. Si tratta di circa 400 persone, in gran parte operai, assunti circa cinque anni prima. Nei primi tempi del centro, quando erano disponibili mezzi sufficienti, gli operai appaltati venivano assunti a scaglioni, e successivamente venivano inquadrati regolarmente nell’organico.
Nel luglio 1969 vengono effettuati i primi 24 licenziamenti. Agli altri viene fatto sapere in via ufficiosa che i loro licenziamenti dovrebbero essere notificati entro l’anno.
Le organizzazioni sindacali intervengono. La Commissione aveva dato garanzie che i licenziamenti non sarebbero stati effettuati. Ma in risposta a una interrogazione di membri italiani del Parlamento Europeo, la Commissione della CEE dichiara che non è in grado di rinnovare oltre il 1969 i contratti con le ditte italiane che forniscono al Centro di Ispra una parte del personale tecnico. L’impossibilità deriva dalla insufficienza del bilancio stanziato il 4 marzo dal Consiglio dei ministri per i programmi nucleari della comunità.
La Commissione ammette che “il mancato rinnovo dei contratti di appalto potrà ostacolare, in misura piuttosto considerevole, le attività dello stabilimento”. La stessa Commissione ricorda che fin dal 1968 aveva proposto al Consiglio un aumento di circa 100 unità dell’organico del Centro di Ispra, per assorbire almeno una parte del personale attualmente dipendente da ditte private, ma la proposta “non ha potuto essere accettata dal Consiglio”.
La questione ha un seguito anche con denunce sporte dai rappresentanti sindacali alla pretura di Gavirate (Varese).
Il perdurare e l’aggravarsi della crisi è oggetto di discussioni e di commenti.
Una analisi riassuntiva delle motivazioni e delle conseguenze è riportata dal quotidiano La Stampa, in un servizio pubblicato il 31 agosto 1969. Alcuni passi sono qui riportati, nella rassegna stampa
Altri motivi di protesta da parte del personale si aggiungono alla situazione generale. Il 21 ottobre 1969 viene effettuato uno sciopero a Ispra contro le forme di contratto discriminatorie nei confronti degli agenti locali e di stabilimento. Si tratta di persone in massima parte di nazionalità italiana che pur avendo le stesse mansioni e le stesse specializzazioni non hanno gli stessi diritti che sono previsti dallo statuto per i funzionari.
In questo clima di disagio e di sconforto, il personale del CCR pubblica sull’edizione europea dell’ International HERALD TRIBUNE (Parigi, 27 ottobre 1969) un grosso annuncio pubblicitario, tra le offerte di personale : vedi rassegna stampa.
Dall’inizio delle azioni del Comitato di difesa del Centro, si susseguono riflessioni del personale anche su soluzioni alternative e possibili sbocchi per l’utilizzazione delle competenze, delle attrezzature e delle strutture di Ispra. Ne risultano documenti con analisi dettagliate, e proposte.
Ad esempio, un documento di studio su LE PROSPETTIVE DI ISPRA COME “CITTA’ DELLA SCIENZA” .
Il Centro Comune di Ricerche di Ispra, impostato per una dimensione europea, non è riuscito fino ad ora a realizzare un vitale contatto con gli ambienti universitari ed industriali.
Uno dei modi in cui si può rompere questo isolamento è l’utilizzazione del Centro di Ispra e dei suoi dintorni quale sede di istituti di ricerca europei o nazionali. Esso potrebbero fruire di buona parte delle infrastrutture che sono già adeguatamente dimensionate per un futuro sviluppo.
Il presente studio indica quali sono le iniziative che potrebbero trovare in Ispra la loro logica sede di attuazione ed elenca in dettaglio qual è il potenziale di cui Ispra dispone, in relazione alla creazione di un’area di ricerca.
Viene menzionato che il gruppo di lavoro “Politica della
Ricerca Scientifica e Tecnica” formato con il compito di formulare al
Consiglio dei Ministri delle Comunità Europee proposte concrete di attività
comunitaria in vari settori tecnologici, e comprendente esperti dei sei paesi
della comunità, ha comunque constatato che in un numero molto notevole di casi
esistono ad Ispra competenze direttamente utilizzabili in tali attività ed ha
formulato al riguardo varie proposte.
Si ricorda anche che il CCR dispone di un numero notevole di docenti
universitari di vari paesi europei, ed ha quindi possibilità didattiche
importanti ed attualmente non utilizzate, se non a titolo personale.
Altre riflessioni e considerazioni vengono sviluppate sulle possibilità del Centro di Ispra come polo di attrazione per una attività nazionale di ricerca fondamentale ed applicata. Ne nasce un altro documento : PROSPETTIVE PER UN’ AREA DI RICERCA AD ISPRA.
Gli argomenti sono :
1. Le aree di ricerca
2. Ispra come area di ricerca.
- Le infrastrutture logistiche
- Le infrastrutture scientifiche
- Le competenze
3. I possibili partecipanti all’area di ricerca di Ispra
Le motivazioni dell’indagine sono indicate nel capitolo introduttivo, qui riprodotto..
Il Centro nucleare di Ispra, nato come Centro nazionale e divenuto per volontà italiana Centro Comunitario, ha attualmente una vocazione europea che non deve in alcun modo diminuire.
Tale vocazione europea però non esclude un maggiore avvicinamento del Centro all’ambiente circostante, cioè una sua maggiore integrazione con interessi nazionali e regionali.
E’ indubbio che il mondo universitario e quello industriale nazionale possono entrambi trarre notevoli vantaggi dal dialogo con un Centro di ricerca comunitario di tali dimensioni.
Questo è stato ben compreso dagli altri paesi della Comunità Europea, che hanno creato intorno ai centri comunitari delle strutture nazionali di ricerca ed industrie adeguate, in grado di sfruttare direttamente ed immediatamente i risultati ottenuti dalla ricerca comunitaria. Esemplare sotto questo profilo il complesso tedesco di Karlsruhe, dove intorno agli impianti dell’istituto comunitario dei transuranici, che si occupa delle ricerche sul combustibile per i reattori veloci, si sono insediate tutte le industrie nucleari tedesche impegnate negli stessi problemi (vedi Corriere della Sera, 20 ottobre 1969).
Il Centro Comunitario di Ispra (di gran lunga il più grande di tutti i Centri Comunitari) è rimasto invece, per la mancanza di una politica nazionale adeguata, completamente isolato, salvo un modesto “fall-out” tecnologico verso piccole e medie industrie legate al Centro da contratti di fornitura o prestazione di servizio.
….. I laboratori scientifici sono pienamente attrezzati e
coprono uno spettro di competenze estremamente vario (ingegneria,
servomeccanismi e controlli, elettronica, chimica analitica, biologia, ecc.
Potrebbe attuarsi un “fall-out” tecnologico di ampie dimensioni. Le competenze
sviluppate nel Centro sono infatti molto considerevoli in vari campi di
immediato interesse nazionale e regionale.
E’ indubbio che lo sfruttamento di queste competenze deve essere pianificato, strutturato e programmato in modo adatto, per ottenere i migliori risultati.
Esistono al riguardo numerosi modelli, che possono essere studiati ed adattati al caso particolare.
Nei dieci anni di lavoro il personale ha acquisito un patrimonio di competenze in vari settori, anche altamente specializzati, dotandosi di una infrastruttura tecnico scientifica di prim’ordine. Vengono anche dati alcuni dettagli sulle competenze : materiali speciali, Automazione e strumentazione, Sicurezza degli impianti industriali, Analisi dei sistemi, Applicazioni di calcolatori alla gestione aziendale. Inoltre analisi chimica ad altissima sensibilità e precisione, metodi radiochimici, tecnologie speciali ad altissime e bassissime temperature, ecc.
13. – IL CONSIGLIO DEI MINISTRI DEL 28 OTTOBRE 1969
Si avvicina intanto la scadenza entro la quale il Consiglio dei Ministri si era impegnato ad una decisione su un programma pluriennale: entro il 1° novembre. La riunione è fissata per il 28 ottobre.
Il personale dei Centri e delle istituzioni si mobilita.
La stampa europea dà grande risalto alle iniziative e alle attese.
Servizi e commenti sono pubblicati su :
Le Soir, La Libre Belgique, Dernière Heure, Echo de la Borse, De Telegraaf, Algemeen Dagblad, De Standaard, De Nieuwe Gids, Nieuwe Rotterdamse Courant, Tageblatt, Welt, Frankfurter Allgemeine, The Times, Daily Express, De Volkskrant, Int. Herald Tribune, Volks Gazet, Het Parool, le Figaro, La Croix, Corriere della Sera, Il Giorno, La Stampa, Avanti, L’Unità, TIJD, le Nouveau Journal, Le Monde, Gazet Van, ecc.
A firma di “Le COMITE DU PERSONNEL et le COMITE D’ACTION (Section Bruxelles)” viene diffuso un documento (20.541/Com.Pers/69.F) , LA PRESSE européenne, con la seguente motivazione :
« Dans le but de sensibiliser l’opinion publique européenne, et en vue du prochain « sommet » qui aura lieu à La Haye les 17 et 18 novembre, ce document – qui rassemble la réaction des principaux organes de la presse internationale – a été envoyé aux plus grands journaux européens (150 quotidiens et 100 hebdomadaires), aux partis politiques, représentants syndicaux et des professions, aux chaînes de la radio-télévision de tous les pays membres de la Communauté. »
Nel giorno della riunione del Consiglio, il 28 ottobre, i funzionari comunitari in tutta Europa fanno uno sciopero, e si tiene anche una grande manifestazione a Lussemburgo, sede della riunione, nel piazzale che fronteggia il Centro Europeo, il grande edificio dove è riunito il Consiglio; partecipano oltre 1000 rappresentanti dei Centri di Petten, Karlsruhe, Geel, Ispra, e di Bruxelles. In contemporanea, i funzionari rimasti in sede nella capitale belga solidarizzano dichiarando il primo sciopero con occupazione delle sedi di lavoro, nella storia della piccola Europa.
Il corteo dei manifestanti a Lussemburgo è preceduto dalla bandiere dei sei Paesi, listate a lutto. Con molti cartelli nelle quattro lingue; ad esempio “Euratom se meurt, l’Europe aussi”
Manifestazioni si sono svolte anche nelle diverse sedi; ad Ispra sono convenuti anche docenti e allievi della Scuola Europea di Varese.
I ministri della ricerca scientifica dei sei paesi della comunità si riuniscono a Lussemburgo. Il presidente di turno del consiglio, l’olandese De Block, riconosce in apertura che la cause della crisi del CCR sono diverse, ma tutte riconducibili all’assenza di una volontà politica di eseguire, come prevede il trattato, talune ricerche di tutti e sei gli Stati membri.
Per far fronte al pericolo incombente della dissoluzione dell’Euratom, la Presidenza propone uno schema di compromesso che prevede, tra l’altro, un programma triennale di ricerche. La spesa per l’attuazione del programma proposto, afferma De Block, rappresenta “una frazione minima delle somme destinate alla distribuzione o alla sterilizzazione di talune scorte del settore agricolo.
A parte la delegazione tedesca, tutte le altre, sia pure per diverse ragioni, definiscono inaccettabile il compromesso olandese.
Le posizioni delle sei delegazioni restano ancora molto distanti; i ministri dei sei paesi non riescono a raggiungere un accordo, ancora una volta in riunione ristretta dopo due ore decidono di non decidere.
L’Euratom non è salvo, il bilancio non viene approvato. Però vengono provvisoriamente sospesi i licenziamenti dei 350 funzionari previsti. I ministri dovrebbero riunirsi nuovamente a fine novembre, inizio di dicembre.
Sul tavolo vi è anche il “rapporto Aigrain” , un documento voluminoso redatto in precedenza da esperti, su sette possibili settori di ricerca comunitaria non nucleare. Positivo è il fatto che si decide di inviare questo rapporto a diversi Paesi europei, in vista di un possibile interesse a qualcuno dei settori descritti.
Il ministro belga M. Theo Lefèvre dichiara in una conferenza stampa che i paesi europei si orientano verso programmi nazionali, oppure a due o a tre, senza occuparsi dell’azione comunitaria. In queste condizioni è evidente che la sfida da raccogliere non è quella americana, “le défi americain”, ma quella dei nazionalismi europei.
Da parecchi mesi ormai il personale vive nell’incertezza del domani. Il pericolo dello smantellamento progressivo del potenziale umano e scientifico del CCR diventa sempre più reale.
Su un manifesto di protesta esposto a Lussemburgo è scritto : La Comunità degli assurdi accumula burro rancido e licenzia gli scienziati.
Il personale di Ispra continua nelle riflessioni e nelle proposte, per esaminare le cause delle crisi e per prospettare soluzioni alternative.
In un dettagliato “Progetto di MANIFESTO DEL COMITATO DI DIFESA DI ISPRA”
si legge :
“Fra le forme di aiuto comunitario all’industria nucleare, non si può ignorare la funzione di un Centro Comune di Ricerca. Si tende da qualche parte a dire che la funzione dei Centri di Ricerca si esaurisce quando si è giunti alla fase industriale, e che in America stessa i Centri sono in declino. Nulla è più falso, se ci si riferisce alla situazione europea. L’argomento potrebbe essere valido forse se invece di fase industriale si parlasse di fase commerciale, e in Europa ne siamo ancora molto lontani. Proprio in America la funzione dei Centri è stata determinante nello sviluppo dell’industria nucleare, e se oggi i centri hanno passato la mano all’industria nel campo dei reattori provati, ciò è avvenuto in quanto si è già in fase di produzione economica. In Europa inoltre anche le grandi industrie sono giustamente riluttanti ad assumersi il carico di grossi nuclei di ricercatori, che lavorino con l’agio necessario e compiti di ricerca applicata a vasto raggio, avulsi dagli impegni immediati della produzione, come è indispensabile per raggiungere gli scopi.”
Viene analizzata la funzione futura del CCR, oltre a lineamenti di un nuovo programma e di una nuova struttura.
“Si tratta di concepire l’attività del CCr come servizio all’industria europea.”
“D’altra parte la dinamica di un Centro di Ricerca multidisciplinare richiede che accanto alla ricerca più propriamente applicata sia sviluppata anche la ricerca di base orientata, che è qualificante per il livello scientifico d’avanguardia dell’attività, e deve poter sviluppare e utilizzare i propri strumenti, con particolare riguardo a quelle grandi realizzazioni che singole organizzazioni scientifiche nazionali non possono sviluppare perché troppo onerose.”
“Nello stesso spirito va considerata l’attività di insegnamento che, prevista esplicitamente dal trattato di Roma come compito specifico del CCR, è rimasta a tutt’oggi lettera morta. Le installazioni esistenti e le competenze acquisite ad Ispra forniscono già oggi la base per un valido insegnamento sia a livello tecnico-professionale, nel campo delle nuove tecnologie nucleari, sia a livello di specializzazione postuniversitaria.
“L’Europa ha e avrà bisogno di iniziativa comunitaria nel campo della ricerca applicata. Sarebbe assurdo che volesse liquidare oggi l’iniziativa da lei stessa lanciata, sacrificando il personale che su di essa ha fondato le sue prospettive di lavoro, per poi trovarsi a doverle ricostruire più tardi con fatica sul precedente negativo di un fallimento.
Pur nella coscienza sobria e realistica dei nostri limiti, riteniamo che l’esperienza del C.C.R. sia significativa ed importante: si tratta della prima vera iniziativa comunitaria che trascende i limiti dell’attività diplomatica e burocratica, colla costituzione di una comunità integrata dedicata a fini produttivi. Oltrepassando per un momento i limiti della nostra competenza specifica, e in qualità di cittadini della Comunità, formuliamo l’auspicio che il rilancio di questa iniziativa costituisca il primo segno di una ripresa generale dello spirito comunitario.”
La mancanza di accordo dei ministri sulla crisi del CCR, nella riunione di Lussemburgo, non è una mancanza di accordo isolata; nella stessa settimana non vengono raggiunte intese sulla misure da adottare per evitare le conseguenze negative della rivalutazione del marco tedesco, sui nuovi prezzi di certi prodotti agricoli, sulla riorganizzazione del mercato delle arance italiane, discusso da mesi.
Il presidente della Commissione Europea, Jean Rey, non nasconde il suo disappunto di fronte alla mancanza di volontà politica che si palesa quasi a ogni occasione. Fino a qualche mese prima la lentezza con la quale procedeva la costruzione europea veniva addebitata al nazionalismo autoritario di De Gaulle: venuto a mancare l’alibi, le cose non sembra vadano meglio, gli ostacoli, piccoli e grandi, si moltiplicano. Il Mercato Comune è in crisi.
Nel quadro di generale incertezza, proseguono inesorabili i segni negativi.
Alla fine di ottobre altri sette dipendenti “appaltati” vengono licenziati. In seguito a questo fatto, viene proclamato un altro sciopero del personale “discriminato”, per 48 ore, l’11 e il 12 novembre 1969.
L’ 1 e il 2 dicembre 1969 si tiene il vertice all’Aja., la conferenza dei capi di Stato o di Governo. Vengono raggiunti accordi sulla rapida adozione del regolamento definitivo riguardante il finanziamento definitivo della politica agricola comune, sullo stanziamento delle risorse proprie della Comunità, sul rafforzamento dei poteri di bilancio del Parlamento europeo.
Gli accordi raggiunti riguardano anche l’apertura di negoziati con i quattro paesi candidati : Regno Unito, Irlanda, Danimarca, Norvegia.
Il quotidiano Le Monde riporta :
« Les représentants des pays participant se sont préoccupés du sort de l’Euratom – le point 10 du communiqué final est consacré à la Communauté atomique – mais ce fut seulement pour s’accorder « sur la nécessité de déployer de nouveaux efforts » et d’élaborer « un programme de recherche conçu selon les exigences de la gestion industrielle moderne ». Cette dernière expression peut laisser perplexe.
…… Mention n’est pas faite, faut-il noter, d’une conversion du Centre commun de recherche à des activités autres que spécifiquement nucléaires. »
In una sua dichiarazione, M. Pompidou suggeriva “l’adozione di provvedimenti per risolvere la “piccola piaga” – parole del presidente francese - che è l’Euratom …. “.
14. – IL CONSIGLIO DEI MINISTRI DEL 6 DICEMBRE 1969
Il 6 dicembre 1969 si tiene a Bruxelles il Consiglio dei Ministri, preceduto da una occupazione del Centro di Ispra da parte del personale.
E’ quasi una prima “verifica” delle decisioni annunciate pochi giorni prima al vertice dell’Aja. La risposta dei ministri è un primo passo positivo per salvare l’Euratom, che di tutte le strutture comunitarie era quello da maggior tempo in crisi. Dopo una lunga giornata di discussioni tra i ministri dell’Industria e della Ricerca Scientifica dei sei Paesi, ispirandosi alle proposte presentate dal Segretario di Stato tedesco, Klaus von Donhanyi, il Consiglio decide di approvare un bilancio di 50 milioni di dollari per un anno. La struttura dovrà essere mantenuta, e i licenziamenti ripetutamente annunciati per centinaia di ricercatori (la maggior parte a Ispra) sono sospesi.
Nel frattempo i sei governi dovrebbero pervenire ad un accordo su un nuovo programma di ricerca quinquennale dell’Euratom e su una nuova organizzazione del CCR, basata su una maggiore autonomia di gestione amministrativa e di elaborazione e esecuzione di programmi di ricerca. Se un anno di tempo non sarà sufficiente per definire queste riforme, i Sei hanno già previsto la possibilità di prorogare per altri dodici mesi l’attuale soluzione, riconducendo il programma del 1969 e tenendo ancora sospesi i licenziamenti . In base alle nuove strutture previste, i Centri comuni di ricerca dovrebbero essere trasformati in organismi di tipo industriale.
Il personale di Ispra prende atto con perplessità delle decisioni del Consiglio, ma tuttavia sospende l’occupazione del Centro. E’ considerata positiva la decisione di mantenere integro l’effettivo, ma è giudicata in modo negativo la decisione di non prendere alcuna opzione precisa sui programmi, prolungando per uno o anche due anni quelli di emergenza previsti per il 1969. Si rischia la crisi e la lenta agonia del CCR, a soli tre giorni di distanza dalle dichiarazioni dell’Aja sul rilancio della ricerca scientifica e tecnologica comunitaria.
Una corrispondenza riportata da Le Monde scrive : “ … L’ Euratom a fait ses premiers pas dans une ambiguïté qui n’a fait que se confirmer. Tiraillé entre des nationalisme aussi exigeants que contradictoires, il a vécu de compromis et, peu à peu, il lui fallut consacrer ses forces beaucoup plus à la recherche d’une voie qui lui soit propre qu’à celle des mystères de l’atome. …… »