EXTENDED ABSTRACT
1. Il CCR EURATOM
: le origini
2. I preliminari della crisi
3. Le motivazioni della crisi
4. L’esplodere della crisi
5. La transizione
6. Il “nuovo” Centro Comune di
Ricerca
1. Il CCR EURATOM
: le origini.
Il
18 aprile 1951 Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Olanda firmano a Parigi il Trattato che
istituisce la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio ( CECA ).
Sulla scia di questa cooperazione, gli Stati membri della CECA, in una riunione
a Messina ai primi di giugno 1955 decidono di proseguire nella costruzione di una Europa unita. Si scelgono settori che abbiano un forte
impatto e che siano simbolici. Iniziano
così i negoziati in vista di trattati per un mercato comune globale,
nell’ambito quindi di attività convenzionali, e per una organizzazione comune
in un settore di punta, il campo dell’energia nucleare. Non era trascurabile la
pressione psicologica della chiusura del canale di
Suez. Si era appena tenuta, nel 1954, la prima Conferenza di Ginevra
sull’Energia Atomica e sulle sue applicazioni pacifiche.
Il 25 marzo 1957 vengono così firmati a Roma il Trattato della Comunità
Europea dell’Energia Atomica (EURATOM) e
il Trattato che istituisce la Comunità economica europea (CEE), il Mercato Comune,
trattati che diventano operativi l’anno seguente, il 1958.
L’articolo
1 del Trattato EURATOM recita :
"La Comunità ha il compito di contribuire,
creando le premesse necessarie per la formazione ed il rapido incremento delle
industrie nucleari, all'elevazione del tenore di vita negli stati membri e allo
sviluppo degli scambi con gli altri paesi".
Nell’articolo 2 sono indicate le azioni della Comunità
necessarie per l'assolvimento dei suoi compiti. Tra le otto azioni indicate, le
prime sono :
a) sviluppare le ricerche e assicurare la diffusione delle cognizioni
b) stabilire norme di sicurezza uniformi
Nell'ambito del capitolo I del Trattato, all’articolo
8, è detto: "La Commissione istituisce un Centro Comune di Ricerche
Nucleari" ( CCR ) con le seguenti funzioni:
a) assicurare l'esecuzione dei
programmi di ricerche assegnatigli dalla Commissione
b) stabilire una terminologia
nucleare comune e degli standard nucleari
c) organizzare un ufficio centrale
di misure nucleari.
Le attività del Centro possono
essere svolte in Stabilimenti distinti.
La Commissione è l'organo esecutivo
nell'ambito delle deliberazioni del Consiglio. In particolare alla Commissione
spetta proporre al Consiglio i programmi di ricerche e d'insegnamento che devono
essere deliberati all'unanimità dal Consiglio stesso. Spetta anche alla
Commissione la gestione del C.C.R. e l'Amministrazione del Personale
Il
CCR viene avviato e le attività si sviluppano nel
quadro di un 1° programma quinquennale EURATOM, 1958-62, e un 2° programma quinquennale, 1963-67.
A metà del 1968 il
Centro Comune di Ricerca risulta suddiviso in 4
Stabilimenti:
Ispra (Italia) : 1609 agenti
Petten (Olanda) : 205
agenti
Karlsruhe (Germania) : 216
agenti
Geel (Belgio) : 166
agenti
per un totale di 2196 agenti.
A questo numero è da aggiungere il
personale a vario titolo impiegato negli stabilimenti, oltre l'organico
ufficiale. Soltanto per lo stabilimento di Ispra,
questo personale aggiuntivo ammonta a circa 400 unità.
Ispra è l’unico stabilimento ad essere
esclusivamente comunitario, essendo nato come ”Centro a competenza generale”
(Cessione di Ispra, legge 906 del 1.8.1960), a
differenza degli altri Stabilimenti che
sono istituti inseriti in centri nazionali con i quali convivono, utilizzandone
quindi le infrastrutture.
L'attività
di Ispra, lo stabilimento in cui si concentra la parte
maggiore delle attività del CCR, si svolse in questo periodo principalmente in
tre direzioni:
-
Sviluppo
della tecnica dei reattori di potenza, programma centrato sul progetto ORGEL
(reattori ECO e ESSOR).
-
Centro
Europeo per il trattamento dell'informazione scientifica (CETIS)
-
Ricerche
di base: biologia, fisica, ecc.
2. I preliminari della crisi
Segni di inquietudine relativamente all’ euratom cominciano a manifestarsi in alcuni Stati membri nel
1960. A livello dei programmi una crisi
manifesta comincia a delinearsi nell'ottobre 1963 alla
votazione del bilancio annuale previsionale per il 1964.
Nel 1964 i vari governi presentano dei memorandum per
definire la propria posizione sulla "rivalutazione degli obiettivi
comunitari nel settore dell'energia nucleare". Le posizioni si rivelano
divergenti per cui non è possibile raggiungere un
accordo unanime, e per questo motivo non può essere formulato un 3° piano
quinquennale alla scadenza del 2° piano, nel dicembre 1967.
L'8
dicembre 1967 il Consiglio si limita a fissare un bilancio transitorio
per il solo 1968, e per soli 41,7 milioni di U.C.
(Unità di Conto) contro gli 82 milioni di U.C. proposti dalla Commissione, che
su questo avrà poi anche il sostegno del Parlamento Europeo.
Nella stessa riunione
il Consiglio fissa le grandi linee per l'attività futura dell'EURATOM:
1.
programma comune ("che deve essere il più ampio
possibile")
2.
programmi complementari (ai quali "nei casi in cui non si possa
raggiungere l'unanimità partecipano solo gli Stati membri interessati ad un
accordo speciale").
Nella
stessa data il Consiglio si impegna a prendere una
decisione sul programma futuro, in collaborazione con la Commissione, prima del
30.6.68.
Nella parte riguardante il programma comune il Consiglio introduce esplicitamente, "nella
misura in cui la possibilità esiste sul piano giuridico", la eventualità
di ricerche su attività non nucleari ed in particolare nei settori menzionati
nella risoluzione del Consiglio (rapporto del gruppo di lavoro Maréchal
istituito dal Consiglio stesso).
Si evidenzia così la
difficoltà dei 6 Paesi membri a trovare posizioni comuni nell’ambito del
nucleare e delle ricerche connesse. Difficoltà che si
riflettono nei finanziamenti e nei programmi del CCR. Vengono
delineate alcune nuove linee d’azione possibili, quali le attività non
nucleari, e i programmi complementari.
Ma il
1968, anno che doveva essere l’avvio del 3° programma pluriennale EURATOM,
inizia senza alcuna decisione al riguardo.
Il 21 marzo 1968 la Commissione presenta una proposta
di programma per questo terzo piano quinquennale EURATOM per un totale di 1,8
miliardi di U.C., di cui 300 milioni per il C.C.R.. Ma
la proposta viene rifiutata dai rappresentanti degli Stati membri. Dato che il
Consiglio entro la data prevista del 30 giugno 1968 non ha indicato le linee
direttive per l'attività futura, la Commissione, in base a
quanto disposto nel Trattato di Roma, presenta nel settembre 1968 al Consiglio
una seconda proposta per il terzo piano quinquennale. La discussione di tale
programma viene rinviata al 28 novembre 1968.
Quali le cause di
queste divergenze di fondo tra i Paesi membri,
divergenze che si riflettono gravemente sulle azioni avviate, non molto tempo
prima, impedendone un corretto funzionamento?
3. Le motivazioni della crisi
I problemi
che si stavano accumulando arrivano a un punto critico
alla fine del 1968. In assenza di un piano pluriennale e senza un accordo entro
la fine dell’anno, non esiste uno strumento giuridico che permetta
di proseguire qualunque attività dell'EURATOM al di là del 31 dicembre 1968.
Questa situazione critica è
la conseguenza di una serie di cause molteplici, che si situano su piani
diversi. Dalla situazione generale dell’energia nucleare in
Europa, con riflessi evidenti sugli obiettivi dell’EURATOM, a certe tendenze
nazionalistiche sul piano industriale e tecnologico fino a problemi
creatisi nella gestione stessa di certi progetti all’interno del CCR.
La crisi nucleare europea corrisponde alla constatazione che
l'Europa ha fatto investimenti nel campo
nucleare di poco inferiori, nel loro complesso, a quelli degli Usa, senza
ottenere risultati significativi. In diversi paesi la
tendenza è quella di impegnare denaro soprattutto su propri programmi
nazionali, di ricerche e di realizzazioni, talvolta
come doppioni di quelli di paesi vicini. I risultati globali
sono quindi nettamente più modesti di quelli americani.
Lo scopo dell’EURATOM, al momento della sua creazione, non
molti anni prima, era invece quello di tenere a battesimo l’industria nucleare
europea. In un libro bianco sulla energia nucleare
nella Comunità (ottobre 1968) si legge : “
…. Mentre le 87 centrali americane saranno costruite
da quattro o cinque imprese, le sedici europee impegneranno una dozzina di
società (buona parte delle quali lavoreranno su licenza americana) …. “
E’ mancata
una definizione della politica industriale nucleare della Comunità. Il rapporto
dei 4 Saggi (MM. Ailleret, Maier-Leibnitz, Ruffolo, Casimir) incaricati dalla
Commissione di studiare il funzionamento del CCR ed esprimere delle
raccomandazioni operative, scrive : "Se esistesse
una politica comunitaria tecnica ed industriale, ad esempio se la Commissione
si fosse impegnata in una scelta precisa ed inequivocabile sul tipo di reattore
da utilizzare nei 6 paesi o sul tipo di processo di separazione isotopica da
utilizzare, il programma del CCR sarebbe potuto derivare da una simile
politica. Ma non è questa la situazione attuale".
La realtà politica
mostra invece un risorgere degli interessi nazionali ed un fiorire di accordi plurilaterali di ricerca al di fuori dello
strumento comunitario. Citiamo ad esempio l'accordo franco-tedesco per il
reattore ad alto flusso di Grenoble, l'accordo tedesco-belga-olandese
sui reattori rapidi, l'accordo italo-francese di scambio Pu-U235,
l'accordo tedesco-olandese-inglese sulla centrifugazione.
Nella crisi del settore nucleare europeo,
occorre notare che in parallelo alle difficoltà
generali dell'EURATOM, e come parte di queste del CCR, si sono avute
difficoltà in organismi nazionali. Si è avuta ad esempio negli anni 1963-65 una
crisi dell'organismo nucleare italiano CNEN, e nel 1965-68 una crisi
nell'organismo nucleare francese CEA. La stessa crisi ha colpito anche Harwell
e Culham (UKAEA) in Inghilterra; e si possono citare inoltre Argonne, Hanford,
Oak Ridge in Usa. Tra le cause si possono menzionare, tra l’altro, una certa
diminuzione dei bisogni di ricerca nucleare e la necessità di alcuni riorientamenti di questa ricerca.
Questi problemi
rientrano in una crisi più generale che investe tutti gli organismi di ricerca
plurinazionale (ELDO, ESRO, ecc....). Crisi
paradossale in quanto contemporanea ad una unanimità
verbale nell'affermare la necessità di una comunità tecnologica.
Problemi sono sorti anche in
seguito a certe scelte effettuate dal CCR.
Aspre polemiche fra gli Stati
membri si sono ad esempio sollevate sui punti seguenti:
- ripartizione delle somme
pervenute ai paesi membri per contratti e associazioni EURATOM (il cosiddetto
“giusto ritorno”, teoria non applicabile al CCR). Questi contratti
costituiscono le “attività indirette” della Commissione nelle quali si sono
accentrati gli stanziamenti, nel secondo piano quinquennale di ricerca
(1962-67), tra l’altro a scapito delle “attività dirette” (CCR).
-
obiettivi paralleli, e anche in competizione, del progetto ORGEL con altri
progetti di reattori ad acqua pesante sviluppati nell'ambito di programmi nazionali di paesi membri
- alternativa
di affidare al C.C.R. ricerche di base o ricerche applicate con obiettivi quasi
industriali.
4. L’esplodere della
crisi
Come si è precedentemente
accennato, tutti questi fattori di crisi sono sul tavolo, quando i ministri
della ricerca si riuniscono il 28 novembre 1968, dovendo prendere una decisione
riguardo al 3° programma quinquennale
EURATOM, il secondo essendosi già concluso alla fine del 1967.
Esplodono tutte le contraddizioni e i
contrasti. Di fronte alle intenzioni decisamente
negative di alcuni Paesi, inizia una lunga e dolorosa serie di rinvii, di
compromessi, di soluzioni transitorie, di bilanci provvisori, di impegni non
mantenuti. Il tutto affiancato dai lavori di gruppi ad
hoc, da proposte alternative, da discussioni ai vari livelli, da interventi del
parlamento Europeo. E naturalmente dalle continue e drammatiche agitazioni del
personale del CCR, direttamente coinvolto, e del personale di tutte le
istituzioni comunitarie, che si rende conto dei rischi
insiti nella situazione, per le possibili conseguenze.
Le riunioni del Consiglio dei Ministri si susseguono, seguendo sempre lo stesso sconfortante e deludente copione. Documenti e incontri preparatori, tentativi della Commissione per avvicinare le posizioni, discussioni defatiganti di fronte alle posizioni negative dell’uno o dell’altro Paese, lunghe sedute notturne, rinvii, decisioni dell’ultimo minuto, compromessi di breve durata, per garantire il minimo di sopravvivenza al Centro Comune. La Commissione si impegna fermamente, cercando di porre il Consiglio di fronte alle gravi responsabilità delle ripetute mancanze di decisioni. Il tutto preceduto e seguito dalle azioni del personale, con incontri politici, tavole rotonde, assemblee che di volta in volta decidono scioperi, occupazioni, agitazioni di vario tipo. Si arriva anche a uno sciopero della fame. Il personale intende segnalare l’importanza di quanto si è realizzato nel Centro Comune di Ricerca, a livello di costruzione comunitaria, con équipes veramente europee; si sono sviluppate competenze considerevoli in vari campi scientifici, anche altamente specializzati, oltre a infrastrutture tecnico scientifiche di prim’ordine. Attrezzature e competenze disponibili e utili in vari campi di ricerca.
Dati i significati emblematici di questi movimenti, che sottolineano l’importanza della prima realizzazione concreta di unità europea, la stampa italiana e quella di tutti i Paesi della Comunità si occupa diffusamente dei vari avvenimenti.
Basta scorrere la date delle riunioni del
Consiglio, che si susseguono sempre con esiti negativi, per rendersi conto
della drammaticità di quanto si stava consumando : 28
novembre 1968, 20-21 dicembre 1968, 25 marzo 1969, 30 giugno 1969, 28 ottobre
1969, 6 dicembre 1969, 17 dicembre 1970, 6 dicembre 1971, 20 dicembre 1971, 12
dicembre 1972, 18 gennaio 1973, 5 febbraio 1973.
Gli elementi essenziali relativi a tutte
queste riunioni sono riportati nel testo della cronistoria.
5.
La transizione
Perché questo trascinarsi
di una situazione contradditoria, che non riusciva a trovare una soluzione?
Da una parte abbiamo visto che
l’evoluzione del settore nucleare aveva spiazzato l’EURATOM rispetto alle
motivazioni e agli obiettivi iniziali, rendendolo sostanzialmente non più
valido.
Dall’altra parte la
costruzione del Centro Comune era diventata una realtà: una esperienza pilota di
vita comunitaria, con una comunità di ricercatori di diverse nazionalità, e
anche animati da ideali veramente "europei" : esperienza pilota, quindi, sia dal
punto di vista tecnico che sociale. Inoltre, era ormai disponibile una dotazione
rilevante di apparecchiature e installazioni scientifiche, oltre che di
competenze di elevato livello e in diversi settori. E immediatamente
utilizzabile in ricerche con diversi orientamenti.
Esperienza pilota che assumeva un valore simbolico importante rispetto a quella
Europa che la politica indicava come meta. E che quindi sarebbe stato
politicamente controproducente demolire.
Ma una
considerazione dirimente soggiaceva a tutte le discussioni e le prospettive: se
la Comunità non riusciva a concordare un programma per l’EURATOM, si sarebbe
posto automaticamente il problema dell’esistenza stessa dell’organismo. E siccome l’organismo era stato creato con un trattato
internazionale, si sarebbe dovuto abrogare il trattato stesso, con la
conseguenza di una crisi politica ben più grave.
Una soluzione poteva essere trovata, con
opportune modifiche compatibili sul piano giuridico. Un accenno a questa strada
era stato fatto dallo stesso Consiglio già nel 1967, di fronte alle prime
difficoltà. Ma ci vollero cinque anni, per quella che
fu una lenta, laboriosa, dolorosa gestazione di quello che diventò poi il nuovo
Centro Comune di Ricerca.
6. Il
“nuovo” Centro Comune di Ricerca
Le innovazioni introdotte dal
Consiglio dei Ministri riguardarono due aspetti: la riorganizzazione
del CCR e i programmi di ricerca pluriennali.
Le ristrutturazione
del CCR decisa il 17 dicembre 1970 aveva l’obiettivo di permettere una maggiore autonomia del Centro aumentandone
nel contempo l’efficienza e l’elasticità di gestione.
Il Centro
Comune di Ricerca sarà dotato di un Direttore generale, che risiederà a Ispra e avrà giurisdizione sugli altri tre centri (Petten,
Geel, Karlsruhe). Al Direttore generale vengono
attribuiti accresciuti poteri per garantire meglio che nel passato l’autonomia
e l’efficienza degli strumenti della ricerca.
Sarà
assistito da un Comitato Consultivo Generale (tre membri per ogni Paese, in
rappresentanza dei governi, degli organismi scientifici e dell’industria) e da
un Comitato Scientifico, interno al Centro.
- un programma di quattro anni
- ricerche nel settore nucleare e ricerche non nucleari (nocività ambientali e
"standard" di misure).
- ricerche "comuni" e ricerche "complementari" (finanziate solo dagli Stati
interessati)
Vi era il passaggio importante, soprattutto come principio, dalle ricerche
esclusivamente nell’ambito Euratom alle ricerche non nucleari, con un piccolo
nucleo di attività, ma estremamente significativo nella sostanza.
La ricerca comunitaria deve trarre la propria motivazione dalle competenze della
Commissione nel campo della politica industriale, energetica, agricola,
ambientale, nucleare, ecc.
Si risolve così, dopo una serie di intricate vicende, la transizione da un CCR
nato strettamente EURATOM a un Centro Comune di Ricerca con una propria relativa
autonomia e aperto verso tutti i settori di ricerca scientifica e tecnologica di
interesse europeo. Una trasformazione rilevante, con un significato di pietra
miliare.
Il passaggio, in certi momenti drammatico, consumatosi tra il 1968 e il 1973 fu
quindi la conclusione di un percorso e soprattutto la base e il punto di
partenza di tutte le evoluzioni future e i continui adeguamenti del CCR alle
istanze comunitarie.
Era nato un "nuovo" Centro Comune di Ricerca.