
15. - PROSEGUONO DISCUSSIONI E INIZIATIVE NEL 1970.
Cominciano a trascorrere i mesi, e la crisi del settore si allarga. Il Corriere della Sera , in data 17 marzo 1970, titola : “Atomici in crisi” . Infatti, dopo l’Euratom e il CNEN, entra in grosse difficoltà il Commissariat de l’Energie Atomique (CEA), in seguito all’abbandono da parte dell’EDF dei reattori a grafite di concezione francese, per volgersi verso i reattori ad acqua leggera di tipo americano. Si profila anche una crisi del CERN, cos’ come si concretizzano assestamenti dell’ United Kingdom Atomic Energy Authority ( UKAEA).
Il 2 luglio 1970 inizia le sue funzioni una nuova Commissione europea, composta da nove membri e presieduta da Franco Maria Malfatti.
Si avvicinano nel frattempo, e ancora una volta, le scadenze critiche delle decisioni.
La Commissione prepara delle ipotesi di riorganizzazione della ricerca comunitaria, da sottomettere al Consiglio.
In seguito all’orientamento della Commissione verso una radicale modifica del contratto di lavoro del personale addetto alla ricerca, viene indetta una protesta al CCR di Ispra, con la proclamazione di uno sciopero dal 20 al 24 novembre 1970 .
L’ Echo de la Bourse pubblica un comunicato dell’Intersindacale che precisa i motivi dell’agitazione : “ … tandis que sont attendues en vain une définition des choix politiques et les mesures capables de relancer la recherche dans la Communauté européenne, la Commission de la CEE parait vouloir décider une radicale modification du contrat de travail du personnel employé à la recherche. …. Un tel contrat non seulement est contraire aux législations du travail en vigueur dans les pays membres de la CEE, mais constitue clairement le moyen technique pour une rapide liquidation des centres de recherche. »
Lo sciopero, oltre a Ispra, si estende anche agli centri, Petten, Geel, Karlsruhe. E allo sciopero, si aggiunge la permanenza sui luoghi di lavoro anche durante la notte.
Il Parlamento Europeo segue lo sviluppo degli avvenimenti. L’agenzia Opera Mundi EUROPE pubblica il 24 novembre 1970, sotto il titolo : “La politique de recherche et developpement devant le Parlement Européen” :
“Au cours de sa dernière session, l’Assemblée de Strasbourg a apporté son plein appui à la Commission et aux idées avancées par celle-ci pour la mise en oeuvre d’une véritable politique communautaire de la recherche et du développement. Par contrecoup, elle a formulé de vives critiques à l’égard de l’attitude observée par le gouvernements, et notamment de la carence du Conseil dans le secteur de la recherche nucléaire et de son incapacité à parvenir à un accord sur le rôle futur du C.C.R.
Dans une résolution votée à l’unanimité , le Parlement a exprimé le souhait de voir la Commission déclarer publiquement ne pouvoir continuer à assumer la responsabilité de la situation actuelle au cas où le Conseil ne manifesterait pas sa claire volonté d’assainir cette situation en approuvant la réorganisation du C.C.R., le plan pluriannuel en voie d’élaboration à Bruxelles ainsi que les mesures qui y sont préconisées pour obtenir avant le 1er janvier 1971 une vue globale de la politique de recherche et de développement dans le cadre communautaire. »
Il Commissario Spinelli espone all’Assemblea le grandi linee d’azione della Commissione per realizzare queste riforme, si parla di nuovi organismi, come un centro di riflessione e un organo esecutivo, o agenzia.
Inoltre : “ Selon M. Spinelli, les méthodes essayées jusq’à présent par les Etats membres pour sortir de la crise et mettre en oeuvre la résolution de la conférence de La Haye dans le domaine de la recherche ont échoué. Depuis deux ans, le CCR vit sur des mini-programmes qui ne permettent même pas une médiocre utilisation du potentiel de recherche concentré dans le Centre, sans parler de nombreuses et vastes tâches – particulièrement en matière de sauvegarde de l’environnement – qui devront être accomplies et qui exigent une action en commun. »
Viene illustrato un Rapporto redatto da un gruppo di quattro esperti indipendenti, consultati dalla Commissione. “Selon ces experts, le CCR devrait assurer des fonctions de service publique utiles à tous, réaliser de grandes équipements scientifiques spéciaux pour lesquels des doubles emplois dans les pays membres doivent être évités, et apporter aux activités scientifiques des pays membres des aides ou des compléments, ce
qui sera dans bien de cas un moyen d’amorcer la coordination souhaitable entre laboratoires des divers pays. Il devrait en outre apporte un soutien aux industries dans les domaines de base et, éventuellement, travailler pour elles sous contrats. Enfin, il devrait contribuer à la formation de chercheurs de niveau élevé, préludant ainsi à l’éventuelle création d’une université scientifique européenne. »
Parlando dei programmi per il CCR, gli esperti, oltre a sostenere il programma per il reattore pulsato SORA, « se prononcent également pour une vaste action communautaire dans le secteur des nuisances. »
Il 26 novembre 1970 la Commissione CEE riceve a Bruxelles una delegazione del personale Euratom, che esprime le proprie preoccupazioni. Se le aspettative non saranno soddisfatte, le azioni già in corso potrebbero avere un aggravamento.
E un comunicato ANSA, già del 27 novembre 1970, annuncia che “ il personale di Ispra ha occupato ieri sera la direzione e gli impianti dei reattori nucleari del centro. La decisione è stata presa al termine di una assemblea. In un comunicato è detto che tutto il personale scientifico e tecnico richiede soltanto di continuare a lavorare ed è pronto a discutere qualsiasi tipo di riforma del CCR che ne garantisca veramente il rilancio e l’apertura verso altri campi di ricerca.”
La “permanenza” si trasforma in vera e propria occupazione. Scrive il corrispondente del quotidiano Il Giorno , in data 28 novembre 1970 :
“ … Un comitato di occupazione controlla ogni fase della clamorosa protesta, certamente la più pesante e la più grave mai organizzata in un centro comunitario. ….. Qui a Ispra il clima è teso e preoccupato. Aleggia il fantasma, questa volta più presente che mai, di un attentato alla esistenza dell’attività nucleare. Il comitato di occupazione ha il pieno controllo delle entrate e delle uscite dal centro, il direttore dottor Pietro Caprioglio, pur presente, è stato privato di ogni potere, l’attività è sospesa, i tre grandi reattori, Ispra 1, Eco, Essor, sono controllati da vicino. …. “
Il quotidiano Avvenire , riportando la notizia dell’occupazione, scrive :
“ La cronistoria della vita, travagliatissima, della cittadella atomica di Ispra s’inizia nell’autunno 1968 quando la Francia propose il primo ridimensionamento dell’organigramma del personale. Il personale iniziò una lunghissima serie di agitazioni culminate in occupazioni e scioperi della fame nel luglio dell’anno seguente. Ad aggravare la crisi arrivò la minaccia di licenziamento dei dipendenti cosiddetti “appaltati”, di coloro cioè che lavorano nel centro con contratto esterno.
La Commissione della CEE, allora presieduta dal belga Rey, dopo lungo tergiversare aveva ceduto e i licenziamenti erano rientrati in blocco. La Procura della Repubblica di Varese aveva fatto su precisa denuncia un’inchiesta sull’irregolarità delle assunzioni. Un’inchiesta che a quanto risulta non è stata ancora chiusa.
A ottobre ancora fermenti: riemerge la spinosa questione della riduzione di personale. 400 – 500 persone si preparano a fare le valigie. Nuovi scioperi e da Bruxelles ancora dilazioni.
Dopo 12 mesi il problema riesplode nuovamente. Alla presidenza della Commissione e a commissario sono ora due italiani, l’on. Malfatti e Altiero Spinelli. …..”
Lo sciopero si è nel frattempo esteso anche al Centro di Petten e alla Direzione a Bruxelles. Lo stabilimento di Karlsruhe è in agitazione.
Tutte queste situazioni, anche clamorose, attirano l’attenzione della stampa europea.
Si può ricordare che il 27 ottobre 1970 i ministri degli Esteri degli Stati membri avevano adottato a Lussemburgo il rapporto sui “Progressi realizzabili nel campo dell’unificazione politica dell’Europa” (rapporto Davignon).
Il 27 novembre 1970 una delegazione del personale si reca a Bruxelles per seguire la seduta della Commissione per il CCR. Il pacchetto di proposte di ristrutturazione del centro, di nuovo statuto del personale, e del programma pluriennale, senza modifiche, viene approvato. Questo significa riduzione del personale. Nella prima versione delle proposte esisteva una garanzia di mantenere invariata la dimensione del CCR, mentre nella versione finale approvata tale garanzia non esiste più.
La Commissione non ha accettato nessuna forma di dialogo con la rappresentanza del personale.
Al rientro a Ispra dei delegati, il 28 novembre, la notizia “arriva come una bomba”.
In seguito allo sciopero e all’occupazione del Centro da parte dei dipendenti, e relative conseguenze anche in vista del futuro, si tiene un convegno di sindaci dei comuni della zona più direttamente interessata : Varese e 21 comuni della fascia costiera del Verbano. Anche la Giunta Regionale della Lombardia si occupa del problema.
La situazione dell’Euratom è confusa e pesante.
Nel frattempo la sezione Finanze e Bilancio del Parlamento europeo respinge il progetto di bilancio dell’Euratom per l’anno 1971 qualificandolo come un bilancio di pura sopravvivenza e comunicando che, qualora la Commissione insistesse nel non fare il proprio dovere verso l’Euratom, sarebbe costretta a proporre al Parlamento europeo una mozione di sfiducia.
Parlando degli scioperi europei (contemporaneamente alle agitazioni del CCR vi sono scioperi di funzionari europei e scioperi degli interpreti) il giornale La Libre Belgique scrive, a proposito dell’occupazione del Centro di Ricerca :
“ … il s’agit d’un soubresaut – un de plus – de cet Euratom moribond qui ne parvient ni à mourir ni à vivre et que l’on tient à bout de bras depuis trois ans.
L’Euratom portait en lui les germes de sa propre consomption : organisme voué à la recherche nucléaire, il a été rapidement dépassé par les progrès de la science nucléaire, comme il n’a jamais réussi à s’adapter grâce à une sérieuse reconversion sur le plan de la technologie industrielle. Il meurt du coté de la recherche nucléaire sans naître du coté industriel …
Cette situation est détestable. Incapables de coordonner leurs efforts dans les secteurs industriels de pointe, les partenaires européens apparaissent impuissants, tout autant, à régler le sort des fonctionnaires d’Euratom dont l’inquiétude est bien compréhensible.
Le paradoxe est énorme. »
Il Comitato di occupazione con le organizzazioni sindacali prepara proposte, per sottometterle a discussioni, sia per il programma che per la ristrutturazione.
Molte di queste idee e riflessioni sono poi riportate in un documento, “Nota di lavoro”, ricco di dati e di idee, a cura del Comitato di occupazione : IL CENTRO COMUNE DI RICERCHE DELL'EURATOM - SITUAZIONE E PROSPETTIVE .
Vengono descritti e richiamati i seguenti punti :
Origine e funzioni istituzionali dell'Euratom
Evoluzione della situazione in tema di energia nucleare e ricerca dal 1957 ad oggi
Le tappe del CCR
La crisi e suoi fattori
Mancata definizione della politica industriale nucleare della Comunità
Mancata definizione della specifica funzione del Centro Comune
Viene inoltre analizzata la crisi attuale del CCR come “Riflesso di una crisi generale estesa”; si legge :
Si può distinguere una crisi di "politica europea", del "settore nucleare" e dei "centri di ricerca".
La crisi acuta dell'europeismo "pionieristico" che può datarsi con il rifiuto dell'entrata dell'Inghilterra nel MEC nel 1962, ha spento il fascino della parola 'comunitario' ed ha contribuito a dimenticarne anche i significati più concreti. Il Centro comune è rimasto un "Centro" tra tanti.
Con l'emergere di un mercato e di una industria nucleare si è decantato il significato quasi mitico di "ricerca nucleare", si è chiarita la distinzione tra ricerca fondamentale e ricerca applicata ai reattori. L'obiettivo per quest'ultima ha seguito le vicende dei reattori europei: nessuno dei tipi tentati in Europa ha potuto sostenere la concorrenza di quelli americani.
La crisi dei Centri di ricerca è un fenomeno che risale ad alcuni anni addietro e che continua.
In particolare la crisi ha colpito i grandi Centri nazionali nucleari, cresciuti negli anni cinquanta per esigenze prevalentemente militari fino ad assumere dimensioni insostenibili.
La crisi ha colpito per esempio Harwell e Culham in Inghilterra, Argonne, Hanford, Oak Ridge in Usa.
La stessa crisi sta colpendo i centri del Cea francesi.
La causa della crisi è da cercarsi nell'esaurimento dei bisogni di ricerca nucleare o meglio nel riorientamento di questa ricerca.
La soluzione adottata per queste crisi consiste nella parziale destinazione di questi Centri ad altri obiettivi non nucleari: collegamento con Università, ricerche d'interesse generale: dissalamento dell'acqua di mare, ricerche sul deterioramento dell'ambiente e sui rimedi, ricerche sulla migliore utilizzazione di varie forme di energia, ecc..
La riconversione delle attività dei Centri nucleari inglesi è stata per esempio oggetto di una legge "Science and Technology Act" del 1965.
Le crisi citate hanno inevitabilmente minato lo slancio costruttivo nei Centri comuni ed hanno anzi provocato una reazione a catena di sfiducia nelle iniziative comunitarie che si è tradotto in una serie di accordi bi e trilaterali: l'accordo franco-tedesco per il reattore ad alto flusso di Grenoble; l'accordo Olanda, Inghilterra, Germania per la separazione isotopica; l'accordo Belgio, Olanda, Germania per i reattori veloci. L'esperienza di questi accordi è tuttavia sostanzialmente negativa.
Una delegazione del personale di Ispra parte nuovamente per Bruxelles per presentare idee e rivendicazioni, e per raccogliere le opinioni della Commissione. L’occasione è una conferenza del Commissario Spinelli ai dirigenti Euratom, il 30 novembre 1970. Ma non viene accettato nessun dialogo e la delegazione non viene ricevuta.
Continua quindi l’occupazione del Centro.
Molti enti, associazioni, autorità amministrative locali prendono posizione in difesa del Centro. Tra queste, la presidenza Provinciale delle ACLI di Varese.
Il Ministro degli Esteri, Moro, risponde con un telegramma al Sindaco di Varese, Di Spirito, assicurando il sostegno del governo italiano per una rapida approvazione di un adeguato programma pluriennale per il Centro Comune si Ricerca.
In seguito all’occupazione, che continua, del Centro di Ispra e ai vari scioperi in corso a Bruxelles alla direzione generale, e nei Centri di Karlsruhe e di Petten, la Commissione europea decide di accogliere la richiesta dei sindacati di discutere tutti i problemi contrattuali derivanti dalle proposte di ristrutturazione del commissario Spinelli.
Le scadenze tecniche di procedura vengono quindi riportate all’ 8 febbraio 1971 per permettere un esame approfondito di tutta la materia. I sindacati, esaminata la proposta della commissione, decidono di chiedere un incontro preliminare per venerdì 4 dicembre 1970, per definire i limiti e le procedure di tali trattative.
L’incontro si svolge positivamente, e la Commissione accoglie le pregiudiziali del personale. In un comunicato congiunto, al termine della riunione, si afferma che tutte le proposte di variazioni del contratto di lavoro verranno concordate fra la commissione e i sindacati nel pieno rispetto dei diritti.
Le variazioni proposte unilateralmente dalla Commissione saranno abbandonate. La Commissione si impegna a ottenere l’approvazione di un programma pluriennale che copra la totalità degli effettivi e l’intera potenzialità tecnica del CCR.
Il 5 dicembre 1970 i dipendenti del Centro, riuniti in assemblea per esaminare la situazione dopo la favorevole conclusione della riunione tenuta il giorno precedente a Bruxelles tra la Commissione e i delegati dei centri Euratom dei vari paesi, decidono nel tardo pomeriggio di sospendere l’occupazione.
Un comunicato sottolinea nuovamente che nella riunione di Bruxelles è stato deciso che : tutte le proposte di variazione di contratto di lavoro verranno concordate tra la Commissione ed i sindacati nel pieno rispetto sia dei diritti esistenti che di quelli acquisiti”
I risultati dell’accordo si riferiscono, tra l’altro, anche all’impegno per un programma pluriennale, per strutture più efficienti per la preparazione dei programmi, per risolvere i problemi della discriminazione (che saranno discussi il 15 e 16 dicembre),
La notizia positiva viene ripresa da tutta la stampa che segue gli sviluppi della crisi che dura ormai da tre anni.
Contemporaneamente il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Lussemburgo, rifiuta di approvare il progetto di bilancio delle ricerche e degli investimenti dell’Euratom per l’esercizio 1971.
Questo rifiuto, che ha solo un valore di pressione politica sul Consiglio dei Ministri, è motivato dal fatto che il budget Euratom non tiene conto delle raccomandazioni del vertice dell’Aja, cioè dell’invito rivolto alla Comunità a rinforzare e a sviluppare la politica europea nel campo della ricerca. Il progetto di bilancio rischia di prolungare l’immobilismo attuale e la carenza di decisioni strutturali.
Il Parlamento, concludendo la giustificazione del proprio voto negativo, afferma solennemente che non esiterà a prendere le misure autorizzate dai Trattati se non si adotteranno, a breve termine, le necessarie decisioni reclamate da una rinnovata politica della ricerca.
In seguito agli ultimi avvenimenti il dottor Caprioglio, direttore del Centro di Ispra, rassegna le proprie dimissioni, ritenendo che la Commissione poteva evitare le prove di forza da parte del personale, se avesse accettato prima la discussione dei punti controversi del pacchetto Spinelli, come lui stesso aveva precedentemente proposto alla commissione.
Aderendo alle numerose sollecitazioni ricevute, il direttore accetterà qualche giorno dopo di rimanere al suo posto; decisione accolta favorevolmente da tutto il personale del Centro.
L’ 11 dicembre 1970 si tiene un incontro dei rappresentanti del personale del CCR con il Commissario Spinelli. Vi è accordo, in particolare su una maggiore autonomia dei centri di ricerca europei, con una riorganizzazione generale.
16. – IL CONSIGLIO DEI MINISTRI DEL 17 DICEMBRE 1970
Dopo anni di gravissime crisi, l’Euratom finalmente riesce a avviarsi su una strada che può portare alla sua rinascita. Il Consiglio dei Ministri europei per la tecnologia (per l’Italia il ministro Ripamonti) approva una riorganizzazione generale del CCR e si impegna a programmare una azione globale per lo sviluppo scientifico e tecnologico. Vengono così approvate le proposte della Commissione Malfatti, rappresentata dal Commissario Altiero Spinelli.
Il Centro Comune di Ricerca dell’Euratom sarà dotato di un Direttore generale, che risiederà a Ispra e avrà giurisdizione sugli altri tre centri (Petten, Geel, Karlsruhe).
Al Direttore generale vengono attribuiti accresciuti poteri per garantire meglio che nel passato l’autonomia e l’efficienza degli strumenti della ricerca.
Sarà assistito da :
un Comitato Consultivo (tre membri per ogni Paese, in rappresentanza dei governi, degli organismi scientifici e dell’industria) e da
un Comitato Scientifico, interno al Centro.
Nel corso del 1971 i governi dovrebbero procedere all’approvazione del nuovo programma quinquennale dell’Euratom, con obiettivi anche di carattere non nucleare, secondo priorità soprattutto nei settori dell’informatica, degli inquinamenti e dello studio dei materiali, con ampliamento così delle competenze del CCR.
La ristrutturazione del centro avverrà senza revisione del Trattato Euratom.
Il bilancio per il 1971 viene approvato.
Si allontana così, almeno per il momento, lo spettro di massicci licenziamenti del personale scientifico e tecnico.
La decisione può essere interpretata come un tentativo, anche se timido, di rilancio dell’Euratom dopo la grave crisi che dura da tre anni.
La decisioni positive finalmente raggiunte sono ampiamente riprese e commentate dalla stampa europea.
Restano sempre dei dubbi, in particolare sulla reale autonomia del Direttore generale : autonomia solo formale, o completa nel vero senso della parola?
Un altro aspetto è messo in rilievo da Entreprise : “ .. Le centre ne pourra pas compter sur des subsides trop larges. Les ministres ont encore une fois reconduit le très maigre budget de recherches de l’Euratom : on permet à l’organisme de survivre, sans lui donner l’occasion de servir réellement . Ainsi on comprend mieux le désir d’indépendance des chercheurs. .. »
17. – L’ ATTESA
Il 13 gennaio 1971 viene nominato il nuovo Direttore Generale del CCR nella persona del dottor Pietro Caprioglio.
Nel febbraio 1971 cominciano le trattative per la soluzione del problema degli “appaltati”, accompagnate anche da agitazioni che sono alla base di una interrogazione del sen. Pio Alessandrini al Ministro degli Esteri. Il sottosegretario on. Mario Pedini comunica una dettagliata risposta sulla crisi del CCR.
Il 22 febbraio 1971, in un incontro con la stampa economica a Milano, il prof. Altiero Spinelli, Commissario CEE per gli affari industriali e scientifici, indica tra l’altro che la Commissione, secondo il calendario previsto, sta prendendo tutte le misure di sua competenza affinché il CCR possa non solo riprendere l’attività a pieno ritmo, ma abbia la possibilità di svilupparsi secondo metodi e criteri nuovi che evitino le difficoltà e gli errori che sono alla base delle sue crisi passate.
Alle molteplici esigenze, afferma Spinelli, occorre contrapporre strumenti gerarchici adeguati come una Agenzia dotata di fondi propri che sia in grado di assicurare l’esecuzione dei programmi.
Quanto al contenuto delle azioni da intraprendere, continua il rappresentante della Commissione, non si parte da zero poiché si possono utilizzare le indicazioni ed i progetti che sono emersi dai lavori del gruppo ad hoc costituito in seno alla Comunità
La Commissione ha inoltre proposto la creazione di un Comitato Europeo per la Ricerca e lo Sviluppo (CERD) incaricato di vagliare e proporre i programmi comuni.
Il Corriere della Sera del 3 marzo 1971 pubblica un articolo di Stelio Villani dal titolo “Rivitalizzare l’Euratom”. In esso scrive che l’istituzione comunitaria dell’Euratom vive da qualche anno senza programmi di una certo respiro e con finanziamenti limitati, ed è reale il timore di disperdere il patrimonio intellettuale di circa duemila ricercatori e tecnici; dispersione a cui si perverrebbe abbastanza presto, qualora dovesse perdurare lo stato di incertezza circa gli obiettivi da perseguire.
Si legge poi :
“la ragione principale dell’insuccesso sta, a giudizio di chi scrive, nella mancata formazione - nel campo dell’industria costruttrice di impianti elettro-nucleari - di consorzi su base europea. Le industrie dei Sei Paesi hanno continuato ad operare sulla falsariga nazionale, spesso impostando la loro attività sulla dipendenza da licenze americane. A parte ogni considerazione di ordine tecnico, per chi dunque avrebbe potuto l’Euratom mettere a punto questo o quel tipo di reattore di potenza? Non certo per l’industria tale o talaltra, favorendo i particolari interessi dell’uno o dell’altro paese.
L’impossibilità di realizzare una coerenza di obiettivi fra l’Euratom e le industrie nucleari dei “Sei” è risultata sempre più evidente. Tanto che un altro importante esperimento industriale, l’arricchimento dell’uranio mediante centrifugazione, è stato recentemente varato al di fuori dell’ambito “comunitario” sulla base di un accordo tripartito tra Germania, Olanda e Gran Bretagna. “
Sui nuovi programmi in discussione, continua : “Le proposte elaborate in seno all’Euratom meritano una seria considerazione. Si possono riassumere principalmente in tre punti : attività non nucleari, creazione di un Ufficio Comunitario degli Standard, ed infine ricerca di base. “
Dal punto di vista generale della Comunità europea, si può annotare che il 27 novembre 1971 il Consiglio invita la Commissione ad aprire negoziati con i Paesi dell’AELE non candidati all’adesione (Svizzera, Svezia, Austria, Finlandia, Portogallo. Islanda), negoziati che inizieranno durante il mese di dicembre.
Al Centro di Ispra la vertenza da tempo in corso sul problema degli “appaltati” porta, ai primi di dicembre, ad un presidio notturno dei servizi da parte dei dipendenti discriminati.
Ma la situazione diventa di nuovo fortemente critica in vista della riunione del Consiglio, rinviata al 6 dicembre 1971.
La Francia decide di investire nel bilancio Euratom 1972 una somma molto inferiore a quella prevista dalla Commissione, e tale da permettere una partecipazione a solo quattro delle venti azioni iscritte nella proposta di programma triennale.
Le Monde scrive : “La France ayant, en quelque sorte, mis ses partenaires devant le fait accompli, de nombreux observateurs estiment que la seule voie dans laquelle il resterait possible de s’engager pour éviter une rupture serait … la reconduction du programme actuel. Cette politique est d’ailleurs mise en pratique depuis trois ans. ….
Reste que le CCR serait une fois de plus et pour un temps indéfini relancé dans l’incertitude … Ne vaudrait-il pas mieux prendre acte du peu d’intérêt de certains pays membres pour ses travaux et décider, puisqu’il est apparemment impossible de lui donner un programme qui le stimule et le justifie, une bonne fois pour toutes, de le fermer ? »
Le profonde divergenze di opinioni, in particolare tra la Francia e gli altri paesi, alla vigilia delle decisioni da prendere mettono in serio pericolo, come non mai, l’avvenire dell’Euratom. La stampa mette in rilievo la situazione critica.
18. – I CONSIGLI DEI MINISTRI DEL 6 E DEL 20 DICEMBRE 1971
“Any lingering hope that might have remained for reviving the Six’s moribund nuclear community, Euratom, were crushed by last night’s complete failure of the Council of ministers to agree on a medium-term plan for its future” .
Così scrive il Financial Times dell’ 8 dicembre 1971.
E Le Figaro , nella stessa data : “L’Euratom est dans l’impasse. Les ministres de la recherche des Six se sont séparés dans la nuit de lundi à mardi sans pouvoir se mettre d’accord et sur le programme de recherche et sur le budget de cet organisme pour l’année 1972. Ils ont décidé de se revoir le 20 décembre et, le budget des Communautés Européennes formant un tout, il faudra attendre cette date pour remplir les caisses de Bruxelles. »
La proposta francese aveva un carattere molto restrittivo, coprendo solo un 30 – 40 % delle azioni proposte dalla Commissione, e rovesciando il rapporto tra programmi comuni e programmi nazionali. Il Centro di Ispra avrebbe subito forti riduzioni, al Centro di Petten non sarebbe rimasto che quasi niente.
All’indomani del fallimentare consiglio dei ministri che avrebbe dovuto rilanciare le ricerca comunitaria, il commissario Spinelli rilascia commenti molto negativi, sulla crisi che non tocca solo l’Euratom, ma la Comunità intera. “Tutto questo perché la politica europea resta un semplice e spesso scomodo accessorio delle politiche nazionali.
I ministri giungono a Bruxelles avendo già alle spalle le scelte compiute nei rispettivi paesi. “
L’attesa è ora per la riunione del 20 dicembre, per la quale il Comitato dei Rappresentanti Permanenti si mette all’opera per preparare un possibile compromesso. In mancanza di decisioni, le spese correnti dell’Euratom sarebbero coperte, secondo la procedura prevista nel Trattato, di mese in mese e solo per le “spese di mantenimento”.
Il ministro belga M. Théo Lefèvre illustra in una conferenza stampa una proposta per superare la crisi.
E denuncia un « danger de nationalisme, mème sur le plan économique, dans l’Europe, qui se trouve à l’avant-veille de l’élargissement communautaire.
……Il faut éviter que ce soit une communauté à cinq, et surtout que ne soit une communauté à un. »
Un compromesso transitorio sarà faticosamente raggiunto, per il bilancio 1972.
19. – CONTINUA IL PERIODO AGITATO
In parallelo alla situazione di incertezza per il CCR, il 22 gennaio 1972 viene firmato a Bruxelles l’atto di adesione alla Comunità europea del Regno Unito, dell’Irlanda, della Danimarca e della Norvegia. Successivamente, in un referendum del 25 settembre, i Norvegesi si dichiareranno contro l’adesione (53,5% di no), e la Norvegia negozierà un accordo di libero scambio.
Al centro di Ispra il problema degli appaltati è sempre vivo, con continue trattative e minacce di licenziamento .
Il 2 febbraio 1972 si riunisce una assemblea spontanea del personale, che proclama uno sciopero generale per il giorno successivo, 3 febbraio 1972. Nel pomeriggio, il direttore del Centro, per evitare eventuali incidenti, proclama la chiusura totale del Centro per due giorni, giovedì e venerdì.
Il 21 marzo 1972 il presidente della Commissione, Malfatti, dà le dimissioni e viene eletto nuovo presidente Sicco Mansholt.
Nel clima di tensione che permane nell’ambito del CCR, e di tutte le istituzioni comunitarie, non mancano espressioni di amara ironia, da parte del personale, come in un questionario diffuso dal Comité de Liaison des Organisations Syndicales des Communautés Européennes C.E.E. – Bruxelles : OUI OU NON A L’EURATOM .
Alla fine di maggio comincia a trapelare la notizia che è pronto un piano di ridimensionamento del CCR; e in un incontro a Bruxelles agli inizi di giugno il commissario Spinelli comunica al Direttore generale e ai rappresentanti sindacali che la proposta di ridimensionamento è stata adottata. La riduzione riguarderebbe circa 500 persone, senza peraltro una garanzia di impiego sicuro del restante personale. Il 5 giugno 1972, in una assemblea del personale, le organizzazioni FFPE e USEI chiedono le dimissioni del Direttore generale Caprioglio e del Commissario Spinelli.
Il 15 giugno 1972 il Commissario Spinelli espone il piano della Commissione per una nuova politica europea della ricerca e per una completa trasformazione del CCR, piano presentato al Consiglio dei Ministri il 14 giugno. La Commissione riconosce l’impossibilità di ridare vita alla comunità atomica, “uccisa” dalla cattiva volontà e dalle reciproche diffidenze dei governi europei. Gli esperimenti nucleari in corso saranno
abbandonati ma la ricerca comune non deve morire: dalle rovine dell’Euratom deve nascere una grande comunità della ricerca nel senso più vasto. Il “piano Spinelli” è triennale, 1973 – 1975, e prevede uno stanziamento di 120 milioni di “unità di conto” .
Il 16 giugno 1972 il personale di Ispra si riunisce in assemblea e decide uno sciopero di otto ore per la settimana successiva, nella quale si incontreranno a Bruxelles i rappresentanti sindacali di tutti i quattro centri per discutere insieme il nuovo programma presentato dalla Commissione ai sei governi. Tra l’altro, dovrebbero essere chiusi i reattori Essor e Eco di Ispra, e HFR di Petten.
Il 22 giugno 1972 si tiene lo sciopero, quasi totale, del personale dei quattro centri. A Ispra si tiene una assemblea del personale, con i quattro sindacati, sul piazzale antistante l’ingresso.
Il 29 giugno il personale della Commissione con sede di servizio a Bruxelles, riunito in Assemblea generale su convocazione del Comitato di collegamento delle organizzazioni sindacali e professionali per essere informato in merito ai pericoli che minacciano il Centro Comune di Ricerca, adotta una dura “Risoluzione” e riporta una dichiarazione adottata dal Parlamento Europeo riunito a Strasburgo il 15 giugno 1972 . In esso tra l’altro si legge :
f) que dans ces conditions il importe que le Conseil prenne une décision définitive avant le 31 décembre 1972 sur l'élaboration d'un programme pluriannuel complet. A cet effet, la Commission devra saisir le Conseil de ce programme au plus tard le 1er octobre prochain. Si ce programme n'était pas élaboré et approuvé par le Conseil au plus tard le 1er novembre 1972, il appartiendra au Parlement de prendre telle mesure qu'il jugera opportune pour obtenir une solution favorable en la matière avant la fin de l'année en cours.
Il Parlamento Europeo continua a seguire le vicende del CCR. Una delegazione della Commissione Energia dello stesso Parlamento, composta da nove membri, tra cui il senatore Noè e l’on. Ballardini, compie una visita al Centro di Ispra, l’ 11 e il 12 settembre 1972, in una missione di studio e di informazione.
Nel comunicato finale si dice, tra l’altro : “La delegazione della Commissione energia ha approvato la proposta della commissione europea di estendere l’attività del CCR anche nei settori non nucleari come la protezione dell’ambiente e lo studio dei materiali.” La delegazione parlamentare ha però sostenuto la necessità che siano elaborati in proposito dei programmi a lungo e non a breve termine.
La proposta della commissione europea comporta la riduzione del personale da 2000 a 1600 funzionari, e per questo motivo la delegazione parlamentare ha ascoltato i rappresentanti delle organizzazioni del personale del CCR. La delegazione ha auspicato che non vi siano licenziamenti, ma piani sociali di riqualificazione per l’occupazione.
Su alcuni organi di stampa compaiono alcuni interventi con dubbi e critiche al CCR : le organizzazioni del personale rispondono e chiariscono, con lettere o annunzi a pagamento. Ad esempio, un testo, “Will Britain kill Euratom?”, pubblicato su Financial Times del 18 ottobre 1972.
Il 19 – 21 ottobre 1972, a Parigi, i capi di Stato e di governo della Comunità allargata tengono una conferenza al vertice. Essi definiscono i nuovi campi d’azione della Comunità
(ambiente, politica regionale, politica sociale, politica industriale, …) e chiedono alle istituzioni comunitarie di stabilire dei programmi d’azione. Riaffermano la volontà irreversibile di realizzare l’unione economica e monetaria.
Molte analisi e pareri vengono pubblicati. Nel numero di novembre 1972 la rivista Entreprise pubblica : “Les Neufs l’ ont déclaré à Paris, le 20 octobre: Il importe d’assurer le développement d’une politique commune dans le domaine scientifique et technologique. Ce sont là des termes encourageants. En fait, on peut rester sceptique et se demander si les gouvernements accepteront réellement de s’orienter vers une solution communautaire dans ce domaine. …
C’est d’ici à la fin d’année, en principe, que les Six doivent se prononcer sur le rapport transmis en juin par la Commission de Bruxelles au Conseil …..
Il y a peu de chance pour que la Commission obtienne gaine de cause. Car les Six, sauf peut-être la Belgique, sont d’un autre avis : la CEE ne doit pas être un cadre obligatoire et nécessaire…..
Pourquoi cette méfiance ? …. Ne pas recommencer l’échec d’Euratom. ……
Quant aux Anglais, qui ont toujours manifesté un grand dédain à l’égard de l’expérience d’Euratom, la seule voie possible à leurs yeux, ils l’ont affirmé, c’est la libre coopération.
…. La souplesse dans la coopération est, semble-t-il, un élément essentiel de la réussite. … »
La posizione della Gran Bretagna, che sta per entrare nella Comunità Europea, è fortemente critica. Sul Daily Telegraph del 5 dicembre 1972 si legge : “British specialists, called in to examine the patient, have rightly told the Six that it needs drastic and immediate surgery. ……..”
Il 4 dicembre 1972 si tiene nello stabilimento di Ispra, una assemblea del personale del CCR, con rappresentanti degli altri centri di Karlsruhe e Petten, assemblea alla quale partecipa il Commissario Spinelli. Il comunicato sindacale pubblicato dopo l’assemblea esprime tutto il pessimismo, e la gravità della situazione.
“Nonostante l’atmosfera di ottimismo che Spinelli ha cercato di creare, è subito apparsa evidente la gravità della attuale situazione del Centro comune di ricerche nucleari. Come è noto, un centinaio si licenziamenti sono già sicuri per il personale, mentre altre centinaia se ne dovrebbero avere prossimamente se, come è probabile, ci sarà l’accordo su un programma più ridotto.
C’è quindi un inizio vero e proprio dello smembramento del Centro, tanto che alcuni impianti, in particolare i reattori Essor e HFR, verrebbero restituiti agli Stati membri. Anche il programma di lavoro ridotto facilita la strada verso lo smantellamento del centro di Ispra.
Fra l’altro, il programma che doveva essere quinquennale, sarà soltanto biennale.
20. – IL CONSIGLIO DEI MINISTRI DEL 12 DICEMBRE 1972
Dopo dodici mesi il Consiglio dei ministri torna ad occuparsi dell’Euratom. La sessione si svolge a Bruxelles in maniera avventurosa, sotto la protezione della polizia, a causa dello sciopero dei funzionari comunitari di Bruxelles, con l’ausilio di interpreti trovati con difficoltà dopo due ore di ricerche.
La Commissione Mansholt, rappresentata dal Commissario Spinelli, ha proposto il suo piano di parziale salvataggio del CCR . Ma la trattativa è molto difficile.
Alcuni governi chiedono da tempo un ridimensionamento delle attività nucleari della CEE. In particolare il governo francese accusa l’Euratom di gigantismo improduttivo in un momento in cui si afferma nei paesi industrializzati la tendenza a concentrare le attività di ricerca su programmi altamente specializzati e ad affidarli ad organismi più operativi e quindi economicamente più efficienti. Ma da più parti l’atteggiamento francese viene spiegato con argomentazioni differenti: Parigi sarebbe riluttante a partecipare finanziariamente a programmi comuni di ricerca già concretizzati dalla Francia a livello nazionale.
L’Italia, rappresentata dal Ministro dell’Industria Ferri e dal sottosegretario agli Esteri Pedini, è contraria a qualsiasi svuotamento del contenuto politico dell’idea comunitaria nel settore nucleare. Non può accettare lo smantellamento del CCR e il ritorno alla politiche autarchiche nazionali. L’Italia aderisce al programma Spinelli proposto dalla Commissione, ma pone due condizioni : il mantenimento dell’attuale livello di attività, e l’assegnazione a Ispra del futuro “centro meteorologico europeo” . Questa seconda condizione incontra l’ostilità del governo inglese, che ne desidera l’assegnazione.
Per l’ennesima volta il Consiglio si conclude senza accordo, senza alcuna decisione, con un nulla di fatto.
Viene nuovamente deciso un rinvio, al 18 gennaio 1973.
Le organizzazioni sindacali del CCR riassumono ancora una volta le motivazioni e le gravi prospettive della situazione di crisi, stavolta rivolgendosi ai colleghi delle istituzioni a Bruxelles, a loro volta in agitazione.
Si tratta di un volantino dal titolo : . CCR : SOMMES-NOUS AU DERNIER QUART D'HEURE?
Tra l’altro si
afferma : Nous voulons travailler selon notre compétence, notre capacité et
notre expérience. Nous voulons accomplir un travail qui ne nous déqualifie
pas. Nous ne voulons pas n'importe quel travail et moins encore un salaire
pour ne pas travailler.
Si sottolinea la
qualità del lavoro di ricerca svolto : il suffit
de faire la liste des recherches qui sont effectuées actuellement au C.C.R.
sur demande des industriels.
Qualità del lavoro
e competenze esistenti che possono essere utilizzate in molti e diversi
importanti settori scientifici : “les besoins de recherche ne sont pas
limités au domaine nucléaire. Si nous examinons les besoins réels de nos
populations, nombreuses sont les exigences fondamentales qui nécessitent une
importante activité de recherche: de la défense de l'environnement aux
transports de masse, de la météorologie à la réduction du gaspillage des
matières premières, et ainsi de suite. Le personnel du C.C.R. avec ses
compétences et les équipements dont il dispose est parfaitement adapté à
nombreux de ces travaux car, bien que les objectifs soient différents de ceux
qui ont étés poursuivis jusqu'à maintenant, la méthodologie et
l'infrastructure technique nécessaire sont toujours les mêmes. Les chercheurs
du C.C.R. veulent les utiliser et orienter une partie de leurs travaux dans
ces domaines nouveaux. »
Si rinnova anche la
richiesta per un travail justement rémunéré, sans discrimination et sans
exploitation . Le fait d'attribuer au personnel un contrat de travail
différent selon sa nationalité (ce qui est le cas des agents d'établissement
et des agents locaux) continue une injustice sociale flagrant, et présente une
contradiction absolue avec l'idéal Européen.
21 - INIZIA L’ANNO CRUCIALE
Con il 1° gennaio 1973 si attua l’adesione alla Comunità europea del Regno Unito, dell’Irlanda e della Danimarca. Vengono nominati i tredici membri della Commissione della Comunità allargata, che, sotto la presidenza Ortoli, tiene la sua prima riunione il 6 gennaio 1973.
Il personale di Ispra diffonde un altro documento, aggiornato, su “Il punto di vista dei lavoratori dello stabilimento di Ispra sulla ricerca comunitaria e sul Centro comune.”
I vari capitoli trattano i seguenti argomenti :
. Definizione della base politica per una ricerca comunitaria.
. Motivazioni per una ricerca comunitaria.
. Le forme di una collaborazione comunitaria – Il Centro Comune di Ricerca
. Errori e mancata definizione della politica di ricerca della Commissione
Viene fatto anche un esame di coscienza,per ricavarne spunti positivi per il futuro attraverso una “Critica della gestione dell’attività dell’EURATOM” , analizzata a partire dalla Direzione del CCR, passando ai capi Divisione fino ai ricercatori.
Il documento riporta anche un contributo alla definizione dei possibili “filoni di ricerca” corrispondenti alle competenze esistenti nel CCR. Oltre al nucleare, vengono precisati argomenti di ricerca nel settore dell’ambiente, così come quello dei servizi alla Commissione nel vasto campo delle politiche comunitarie (industriale, energetica, agricola, ambientale, ecc.). Inoltre, l’apertura ai contratti commissionati dall’industria per l’esecuzione di lavori di ricerca applicata.
In attesa della riunione del Consiglio di gennaio, si tiene, il 15 gennaio 1973 al cinema Odeon di Ispra, in contemporanea con uno sciopero generale del Centro di ricerche, un convegno con la partecipazione di parlamentari europei e italiani, dei sindaci della zona, di rappresentanti sindacali.
Riporta Il Giorno : “ Che il CCR di Ispra fosse in crisi, che i programmi mancassero, che la volontà politica della Comunità europea facesse acqua da più parti, è storia di questi ultimi quattro anni. Un periodo oscuro. Oggi si è forse imboccata in maniera irreversibile la strada che porta alla fine dello scopo per cui nel 1957 nacque l’Euratom : l’attività di ricerca applicata ai reattori. “
Sono presenti, tra gli altri, il senatore Leonardi, l’on. Galli, l’assessore regionale al lavoro Martelli. Viene letto un messaggio del ministro dell’Industria Mauro Ferri, che rappresenterà l’Italia al Consiglio dei ministri a Bruxelles.
22. – IL CONSIGLIO DEI MINISTRI DEL 18 GENNAIO 1973
Rappresentanti dei quattro stabilimenti del CCR organizzano una manifestazione davanti al Consiglio per difendere il futuro del centro comune della ricerca comunitaria.
A Ispra il personale è riunito in assemblea permanente per attendere le decisioni di Bruxelles.
Preceduta da una offerta del governo italiano di prendere a proprio carico le spese di gestione del reattore Essor, la riunione del Consiglio si apre a Bruxelles con molte incertezze. L’offerta italiana permette di superare alcune difficoltà, ma un irrigidimento inglese, e l’arretramento della posizione francese dopo i primi scambi, portano a protrarre la riunione per undici ore di discussioni accanite. E ancora una volta il Consiglio si conclude con un nulla di fatto e con un rinvio al 5 febbraio 1973, contemporaneamente alla riunione dei ministri degli Esteri.
Il presidente dalla Commissione François-Xavier Ortoli ha difeso vigorosamente , di fronte ai nove ministri dell’industria e della tecnologia il progetto che prevede una riduzione del personale dell’Euratom a circa 1600 persone. Riduzione considerata dal personale di Ispra come un sacrificio, ma ancora in grado di consentire di tenere in piedi una struttura funzionante. Però i rappresentanti francesi, olandesi e soprattutto inglesi hanno insistito per un ridimensionamento drastico che dovrebbe portare il personale a circa 700 persone.
La stampa europea segue da vicino le vicende.
I ricercatori di Ispra si attivano, hanno un incontro al Parlamento Europeo, preparano memoriali con bilanci delle attività, ma le prospettive restano molto negative.
E restano in attesa delle decisioni che prenderà il Consiglio, pronti anche ad una occupazione.
23. – IL CONSIGLIO DEI MINISTRI DEL 5 FEBBRAIO 1973
Quando i ministri cominciano a riunirsi per le decisioni, ormai non più rinviabili, la stampa esprime nei titoli le incertezze, e l’importanza, del momento.
Il Consiglio diventa una lunga maratona, con discussioni difficili e snervanti che si prolungano nella notte per terminare l’indomani, dopo oltre venti ore, ma raggiungendo finalmente una soluzione di compromesso. Alle sei del mattino, nella grande sala del palazzo delle conferenze “Carlo Magno”, il ministro belga Charles Hanin, che aveva presieduto i lavori, dà l’annuncio dell’accordo adottato dai Nove.
I ministri della ricerca scientifica hanno salvato l’Euratom : il “brutto anatroccolo” - così è stato definito da uno di loro - ha finalmente trovato i genitori e non sarà condannato a morire di stenti.
Viene adottato un programma di quattro anni, che comprende ricerche nucleari e non nucleari.
Vi saranno ricerche comuni, e anche ricerche “complementari” , finanziate cioè soltanto dagli Stati interessati.
Il programma avrà una dotazione di oltre 140 milioni di dollari per quattro anni, che occuperà circa 1450 persone. Un programma supplementare di altri 60 milioni di dollari , con 200 ricercatori, sarà definito in aprile.
L’Italia prende a suo carico le spese relative al reattore Essor.
Le decisioni adottate comporteranno un numero di licenziamenti che potrebbe andare da una cinquantina a un centinaio di unità, e per i quali verrà adottata una formula di pensionamento anticipato.
In una conferenza stampa il Ministro italiano Ferri dichiara che la lunga notte di Bruxelles ha concluso “la caotica vicenda del futuro dell’Euratom” e che il risultato della riunione rappresenta una vera e propria inversione di tendenza sul piano della ricerca comunitaria. E illustra le decisioni adottate per il CCR.
L’importanza dell’accordo è evidente quando si considera che da molti anni l’Euratom viveva “alla giornata” , in una perenne incertezza, senza piani a largo respiro. Ad ogni inizio d’anno le accanite dispute dei responsabili di governo non riuscivano a dare altro risultato che la proroga pura e semplice del programma precedente.
Il merito dell’accordo viene attribuito alla fermezza dimostrata dal rappresentante italiano e soprattutto dalla Commissione Ortoli. Quest’ultima ha saputo trovare un punto d’incontro tra le posizioni contrastanti delle nove delegazioni nazionali, assicurando così al CCR uno spazio vitale soddisfacente.
Il 9 febbraio 1973 il Ministro Ferri compie una visita al Centro di Ispra, alle principali installazioni, incontra i responsabili, i rappresentanti del personale, e anche i sindaci della zona, scambiando opinioni sulla soluzione della lunga vicenda e sulle prospettive per il futuro.
In un lungo articolo del mensile di attualità economica Staff viene riportata una intervista al Direttore generale del CCR dott. Caprioglio, nella quale viene rivista la storia della crisi e si prospettano le strade da intraprendere per il futuro.
Non mancano anche le analisi con interpretazioni meno positive. Il mensile di economia, finanza, affari Tempo economico , sotto il titolo “Perché sopravviverà quattro anni” scrive, tra l’altro, in una lunga analisi, come conclusione :
“Sia Ortoli che i tre paesi oppositori, Francia, Gran Bretagna e Olanda, ad un certo punto si sono trovati di fronte al pericolo di una crisi. Se la Comunità non fosse riuscita a varare un programma per l’Euratom, su sarebbe posto automaticamente il problema dell’esistenza stessa dell’organismo. E siccome questo organismo è stato creato con un trattato internazionale, si sarebbe dovuto abrogare il trattato stesso. Il che avrebbe certamente provocato una crisi (specialmente data l’ostinata attitudine dell’Italia) che, oggi come oggi, la Comunità non può assolutamente permettersi. E’ questo, e solo questo, che ha evitato il prevalere della tesi franco-anglo-olandese.
…….. Il bilancio approvato è una ben magra cosa, per essere quello di nove tra i paesi più ricchi del mondo. Esso non rappresenta che l’ 1% del potenziale di ricerca dell’insieme dei paesi membri, lo 0,19 % delle spese di ricerca sostenute dai singoli governi. Il centro di Ispra, in sostanza, costa 77 volte meno della politica agricola comune, due volte meno del finanziamento della produzione dell’olio d’oliva nel MEC. Un tale bilancio non permetterà nessun reale sviluppo dell’organismo; l’unica cosa che permette è la sua sopravvivenza.
…….. In definitiva, l’Euratom e il centro di Ispra con esso, debbono la loro salvezza al pericolo di una crisi. Se tale pericolo tra quattro anni non avrà il peso che ha avuto questa volta, nulla si opporrà nel 1976 alla smobilitazione dell’organismo. A meno che, da qui ad allora, l’Euratom non riesca ad accumulare un nuovo capitale di credibilità,
trasformando un salvataggio in extremis in un rilancio di attività tale da rendere la sua presenza indispensabile per l’Europa.”
24 – UN SEGUITO
Il Centro Comune di Ricerca riprende finalmente un ritmo normale.
Ma ….
Su Il Giornale del 28 giugno 1975 riappare un titolo che si pensava fosse da dimenticare : Si potrà salvare Ispra? Nella rubrica Stampa Estera viene riportato un articolo del Frankfurter Allgemeine Zeitung .
La minaccia viene dall’impatto dell’inflazione per cui è necessario un finanziamento straordinario di 20 miliardi di lire che integri lo stanziamento di ottanta miliardi assegnato a Ispra all’inizio del 1973 per sostenere il piano quadriennale di ripresa. E la Germania federale ha un atteggiamento negativo. Da una parte perché non considera utile il CCR, dall’altra perché sono previste a breve trattative per l’assegnazione delle ricerche per il progetto JET, sulla fusione termonucleare controllata, progetto al quale la Germania è molto interessata.
Il 26 giugno 1975 si riuniscono i ministri della ricerca scientifica a Lussemburgo. Il ministro tedesco è rimasto solo a sostenere la posizione negativa, ha chiesto dieci giorni di tempo per decidere.
Finalmente nel Consiglio dei Ministri degli Esteri il 15 luglio 1975 a Bruxelles il problema viene risolto e il finanziamento straordinario per i quattro Centri viene deciso.