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SCIOPERO DELLA FAME: I COMUNICATI
ORE 16,30 DEL GIORNO 27 GIUGNO 1969: COMUNICATO N. 1Dieci dipendenti del Centro di Ispra, assistiti da un gruppo di colleghi che si occupano dell’assistenza e dei collegamenti con l’esterno, hanno deciso di iniziare lo sciopero della fame. I motivi della decisione sono i seguenti: - rifiuto di accettare decisioni burocratiche immotivate dirette allo smantellamento del Centro di Ispra, che pregiudicano irreversibilmente il futuro della ricerca europea; - rendere sensibile l’opinione pubblica in modo che le decisioni non vengano più prese da un gruppo ristretto di burocrati, ma siano decisioni responsabili e democratiche dei Paesi interessati. In questi giorni, infatti, si compie il primo atto concreto diretto allo smantellamento del Centro con l’allontanamento di un gruppo di appaltati. Siamo coscienti che i problemi da risolvere saranno molti e complessi e quindi ci proponiamo come primo obiettivo immediato della nostra azione, la regolarizzazione dell’assunzione del personale appaltato. Nel corso dello sciopero della fame verranno redatti dei bollettini che illustreranno i motivi della nostra lotta.
COMUNICATO N. 2Il problema del Centro di Ispra non può venire risolto se non si affronta e si risolve il problema politico di fondo della Ricerca in Europa. L’industria europea attualmente esplica una funzione secondaria rispetto all’industria americana da cui acquista la maggior parte dei brevetti. Per raggiungere la indipendenza economica e quindi politica l’Europa deve indirizzare la ricerca in modo da risolvere i propri problemi immediati e futuri. Il Centro di Ispra che dovrebbe adempiere a questa funzione viene in realtà smantellato con l’accordo più o meno esplicito dei sei paesi. In particolare il governo italiano, che dovrebbe essere il più sensibile al Centro di Ispra, in realtà ha contribuito in modo decisivo alle scelte che ora conducono alla fine del Centro. Il problema potrà essere risolto solo se la scelta degli obiettivi della Ricerca verrà fatta sulla base di una discussione ampia e democratica e le decisioni verranno prese non a livello di sottogoverno e burocrazia ma facendo partecipare gli organi scientifici responsabili. Ispra, li 27.6.1969 ore 21.30
COMUNICATO N. 3Gli appaltati che sono stati licenziati erano stati assunti dall’Euratom con contratti d’appalto illeciti che violano la legge italiana 1369. Una denuncia penale è in corso presso la magistratura. In base alla legge in realtà tali operai devono essere riconosciuti come facenti parte dell’organico del Centro. L’Euratom quindi non ha diritto di licenziarli, deve invece regolarizzare l’assunzione. Si deve aggiungere che tale personale è indispensabile al funzionamento del Centro. In ogni caso è assurdo cominciare la distruzione del Centro prima che i programmi pluriennali siano stati discussi. Ispra, li 28.6.1969 COMUNICATO N. 4 Ai colleghi Abbiamo deciso di fare lo sciopero della fame per protestare contro le decisioni burocratiche che vanno contro l’interesse dei sei paesi e trascurano i comuni concetti di diritto umano e civile. Vi invitiamo pertanto a leggere i nostri comunicati in cui cerchiamo di riassumere le ragioni per le quali il Centro di Ispra si trova sull’orlo della fine della sua esistenza, e cioè: - da due anni si trascina una lotta per i programmi di ricerca condotta senza alcun convincimento, senza alcun realismo, e senza alcuna volontà politica costruttiva. - Da dieci anni il Centro si dibatte in lotte interne collegate alla sua impostazione burocratica. Esse hanno compromesso il lavoro ed hanno condotto ad una utilizzazione spesso insensata del denaro pubblico. - Noi tutti abbiamo dimostrato un pigro disinteresse davanti all’attuazione di decisioni immotivate, apertamente sbagliate o, comunque, condizionate da motivi estranei alla ricerca e quindi all’interesse dei paesi. Vi chiediamo di prendere una posizione meditata che abbia come meta il proseguimento dei lavori nel Centro con Programmi di Ricerca utili in un Centro ristrutturato ed in un clima di reciproca fiducia e collaborazione. In questo quadro noi non possiamo accettare un qualsiasi licenziamento di persone che hanno lavorato nei laboratori del Centro da molti anni, che sono essenziali per lo svolgimento dei lavori del programma presente e di quelli futuri. Vi preghiamo di contribuire alla riuscita di questa azione civile ma ferma divulgando queste idee soprattutto fuori dal Centro ed in tutta l’Europa. Ispra, li 28.6.1969
COMUNICATO N. 5 - Diario In realtà la nostra azione è stata iniziata alle ore 14 di venerdì 27.6 quando ci siamo trovati nella baracca 23 per discutere sulla nostra azione. Ci siamo posti il problema del tipo di azione da intraprendere coscienti del fatto che esse dovranno permettere una più efficace divulgazione delle nostre idee, e nel contempo una pressione decisiva sugli Organi da cui dipendiamo. Abbiamo scelto lo sciopero della fame che stiamo praticando bevendo solo thé, acqua, e tre volte al giorno, una spremuta di limone. Le azioni che abbiamo intrapreso finora sono le seguenti: - Abbiamo scritto alcuni comunicati dei quali il primo definisce lo scopo della nostra azione; il secondo per indicare le difficoltà politiche più gravi della ricerca in Europa; il terzo sul problema degli appaltati ed il quarto che spiega ulteriormente i motivi della nostra azione ai nostri colleghi. Discutiamo inoltre vivacemente il problema dei programmi e quello della ristrutturazione del Centro. - Abbiamo preso contatto con la stampa italiana e straniera come: Le Monde, le Figaro, France soir, Agence France Presse L’Agence Internazionale de presse de Bruxelles, Le Soir, La Radio Television Belge Frankfurter Allgemeine, Die Welt, Springer Verlag, Der Spiegel La RAI, Corriere della Sera, La Stampa, Il Giorno, La Notte, Gazzetta del Popolo, Il resto del Carlino, L’Unità, Il Messaggero di Roma. I giornalisti hanno chiesto di entrare nel Centro, ma è stato loro vietato durante il week-end. Il permesso di entrata inizialmente espresso per il lunedì 30 è stato revocato dalla Direzione. L’eco della Stampa è stato interessato e fraterno. - Un parlamentare dei Partiti di Governo e due dei Partiti dell’opposizione ci hanno fatto visita. Hanno discusso con noi i problemi della ricerca del Centro Comune e ci hanno promesso di intervenire tempestivamente affinché le nostre richieste immediate vengano soddisfatte. - Sono stati inviati telegrammi all’Onorevole Scelba, Presidente del Parlamento Europeo, all’On. Rumor, Presidente del Consiglio italiano, al Ministro della ricerca Stoltenberg e ad un parlamentare tedesco per chiedere l’intervento responsabile dei rispettivi Governi. - A Lussemburgo e a Strasburgo si trovano, oggi, due rappresentanti del personale, che spiegheranno gli urgenti motivi della nostra azione e che metteranno in chiaro che il nostro primo e vincolante obiettivo è la regolarizzazione della posizione degli appaltati, valutata come primo atto di una nuova volontà politica. - Le nostre condizioni di salute sono in generale soddisfacenti, salvo alcuni disturbi gastrici e per taluni nausee, e dolori alle vie biliari. Tre colleghi, tuttavia, dopo consulto medico telefonico, sono stati da noi sconsigliati dal continuare l’azione. Tale sconsiglio è stato esteso anche a nuovi aderenti. Il morale è per tutti altissimo.
SCIOPERANTI DELLA FAME E COLLEGHI
COMUNICATO N. 6 - Ispra, 1.7.1969 Perché lo sciopero della fame a Ispra? Noi crediamo che in Europa la ricerca in comune abbia una funzione e una giustificazione inattaccabile. Qualcuno lo contesta, anche se per lo più non apertamente. E’ questo un dibattito di politica economica che di per sé non giustificherebbe una manifestazione di pressione morale come quella in atto. Ma esiste un problema morale e di civiltà. La Comunità Europea, nata con la manifestazione di tante belle speranze di progresso civile e umano, ha dimostrato nelle vicende del Centro Comune di Ricerca una assoluta insensibilità all’aspetto umano e sociale dei problemi. Che la Comunità abbia fatto ricorso a metodi di reclutamento del personale riprovati dalla morale sociale ed anche formalmente illegali costituisce di per sé uno scandalo intollerabile. Ma oggi l’autorità, chiamata dalle circostanze a rispondere della situazione da lei stessa creata, prende a pretesto una “anomalia amministrativa” per sottrarsi alla responsabilità nei riguardi dei lavoratori da lei impiegati, utilizzando l’illecito commesso per perpetuare una discriminazione abusiva fra il personale, e declinando ogni responsabilità per il licenziamento degli “appaltati”. E questo non è che un sintomo: l’atteggiamento di irresponsabilità della Comunità verso i suoi dipendenti si manifesta nel deliberare (e il rinvio a novembre non risolve nulla, anzi!) il licenziamento del personale al di fuori di ogni connessione con l’attività che dovrà svolgere. E il personale licenziato sarà probabilmente il meno danneggiato: che dire degli altri, e di tutti fino ad oggi, che sono tenuti in sospeso senza che sia possibile sapere qualcosa di positivo sul loro futuro, se alla loro attività si vorrà dare uno scopo positivo e razionale e i mezzi per attuarlo, o se dovranno restare sospesi e sia pure pagati, quale “massa di manovre” per il giorno in cui gli si vorrà pur affidare qualche incarico. Quanto un simile atteggiamento tenga conto della dignità umana dei lavoratori, lasciamo giudicare a chiunque. Nel nostro caso poi occorre tener conto che si tratta di ricercatori, e di tecnici legati alla ricerca. Si sa che la vita attiva di un ricercatore è molto breve; se poi la sua competenza è lasciata inattiva, si giunge rapidamente a una degradazione irreversibile da un punto di vista tecnico, ed alla frustrazione morale completa. Quanto ciò sia saggio da un punto di vista politico ed economico, lo lasciamo giudicare agli “esperti”. Noi poniamo oggi all’Europa e agli europei un problema morale. Per amara esperienza, abbiamo scarsa fiducia che a queste nostre istanze siano sensibili la burocrazia di Bruxelles e i politici responsabili dei sei paesi. Perciò facciamo appello all’opinione pubblica, alla stampa e ai parlamenti nazionali ed europeo, perché si prendano a cuore questa situazione ed esigano dai responsabili una soluzione. In concreto chiediamo: 1) Che, prescindendo dai pasticci amministrativi, cessi ogni discriminazione, formale e di fatto, fra dipendenti che svolgono le stesse mansioni. 2) Che i responsabili si impegnino subito a prendere finalmente, e in breve tempo, le decisioni politiche che mettano termine all’attuale situazione di stallo, cessando di nascondersi dietro agli alibi tecnici. Per questa attesa decisione c’è solo un’alternativa: a) I responsabili riconoscono che c’è una funzione per una ricerca comune europea; in questo caso però devono riconoscere che il metodo attuale di direzione è fallito. E’ impossibile lavorare con serenità e profitto senza la garanzia di un minimo di continuità e coerenza. Perciò, se questa iniziativa si vuol condurre avanti, si fissi a priori l’entità dell’impegno continuo nel tempo a un livello numerico, dignitoso, si scelgano i grandi temi su cui polarizzare gli sforzi, si lasci in questo quadro ai Centri l’autonomia tecnica, amministrativa e finanziaria necessaria a una attività organica. E’ inutile illudersi che sia possibile costruire dal Centro un programma organico dettagliato, quando su ogni tema valido di ricerca si incontra l’opposizione di interessi particolaristici, e manca ogni autorità che ne possa arbitrare. Se non ce lo dicesse già la logica, l’esperienza ce lo ha insegnato. b) Non si riconosce più validità a uno sforzo comune europeo per la ricerca: si abbia allora il coraggio di dirlo apertamente, si liquidi l’iniziativa, e la Comunità paghi il suo debito d’onore verso i lavoratori che dieci anni le hanno dato fiducia e su questa fiducia hanno impegnato la loro vita professionale. Ai singoli governi spetta allora la responsabilità della riconversione. In questo caso si riconosce apertamente che ciò che rimane oggi dell’Europa a livello politico è soltanto un mercato, nel senso deteriore del termine: per la preminente importanza del settore agricolo, possiamo chiamarlo il mercato delle vacche. I popoli, avvertiti, riporranno altrove le loro speranze di rinnovamento civile e morale, e si finirà una buona volta di riempirsi la bocca di parole nobili e vane.
SCIOPERANTI DELLA FAME E COLLEGHI COMUNICATO N. 7 Oggi venerdì 4 luglio, alle ore 16.30, termina lo sciopero della fame. Il presidente della Comunità Europea, Jean Rey, ha formalmente promesso ai nostri delegati di mantenere in servizio quelli degli operai appaltati che, licenziati al 30 giugno, non hanno ancora accettato un posto altrove e si è impegnato a mettere in marcia gli organismi tecnici della Commissione per preparare la regolarizzazione della loro posizione. Sono risultati parziali rispetto ai numerosi e gravi problemi che pesano sul Centro di Ispra, ma crediamo positivo il fatto che si sia aperto uno spiraglio nel muro dell’indifferenza. I problemi di fondo come abbiamo detto, restano; cioè non si manifesta ancora alcun segno della nascita di una volontà politica di sviluppare la ricerca scientifica in Europa. Se la Comunità Europea non sarà capace di trovare questa strada, bisogna allora che i governi nazionali affrontino il problema autonomamente. In particolare abbiamo voluto sensibilizzare il governo italiano che è quello del paese che ha più bisogno di ricerche scientifiche e che dovrebbe essere il più sensibile, anche dato che il centro di Ispra si trova in Italia e molti lavoratori, regolari e irregolari, sono appunto italiani. Riassumiamo ora schematicamente i problemi del Centro: 1) Programmi di ricerca. Ci si trascina da quasi tre anni senza un piano pluriennale e si cerca di ridurre o addirittura distruggere la funzionalità del Centro prima che si giunga a formulare questi programmi. 2) La struttura organizzativa del Centro e degli organi politico-burocratici da Bruxelles ha dimostrato la sua incapacità di funzionare razionalmente. Bisogna che si realizzi una struttura svelta e funzionale, con larga autonomia del Centro, che permetta di portare avanti lo studio dei programmi e delle strutture che dovrà eseguirli efficacemente. 3) Si cessi la discriminazione tra il personale, si modifichi lo statuto che prevede stipendi diversi tra il personale che effettua lo stesso lavoro e si realizzi veramente l’integrazione tra il personale Euratom dei lavoratori appaltati in spregio alla legge. In questa occasione gli scioperanti di Ispra rivolgono un pensiero fraterno a tutti i colleghi e ai rappresentanti sindacali che li hanno sostenuti nella loro lotta. Siamo consapevoli che la soluzione dei problemi potrà essere trovata solo se si determinerà un vivace movimento di opinione tra il personale del Centro e tra tutto il personale della ricerca scientifica in Europa. Ringraziamo ancora una volta la Stampa per il suo sostegno morale e per avere ampiamente informato l’opinione pubblica. Si ringraziano quei parlamentare dei Governi Nazionali e quei Parlamentari Europei che ci hanno sostenuto nelle nostre rivendicazioni. Ci auguriamo che la nostra lotta abbia contribuito per fare di questo Centro di Ricerche un mezzo importante per creare il benessere e l’indipendenza dei nostri paesi.
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